Casi raddoppiati nel giro di due settimane, crescita in doppia cifra ormai da quattro. Il numero assoluto di infezioni è ancora basso, e i casi gravi sono rari, ma la salita prosegue e riporta il coronavirus al centro delle discussioni di chi si occupa di sanità e non solo. Al ministero alla Salute devono dire a scuole, Regioni e ora anche medici di famiglia, cosa fare con i positivi asintomatici; negli ospedali si discute di tamponi e tornano le “bolle” Covid; negli assessorati si inizia a preparare la campagna vaccinale che dovrebbe partire dopo metà ottobre insieme a quella per l’influenza. In più, il ministro Orazio Schillaci proprio ieri ha ricordato che entro fine anno ci sarà un nuovo piano pandemico. E’ un obbligo farlo, visto che quello stilato nel 2021 scadrà a dicembre, ma comunque è uno strumento per essere pronti in caso di nuovo boom di contagi. Non solo di coronavirus ma di qualunque nuovo virus respiratorio. A fare paura adesso è quello dell’aviaria.
L’aumento dei casi
Questa settimana, hanno detto i dati della Cabina di regia di ministero e Istituto superiore di sanità, i casi sono stati 30 mila, cioè il 44% in più della scorsa. I decessi hanno avuto una crescita inferiore, del 5%, perché sono passati da 94 a 99.
La prospettiva
Era dalla settimana 19-25 febbraio che non si superavano i 30 mila casi. Due settimane fa erano la metà e se si continua così ad ottobre si raggiungeranno i 100 mila. “Non è detto – dice l’epidemiologo dell’Università di Milano, Carlo La Vecchia – Di solito le ondate delle nuove varianti vanno avanti per 80-90 giorni. Adesso saliamo da alcune settimane e potremmo continuare a farlo per un altro mese. Vediamo, io vedo più probabile che si arrivi al massimo a 10 mila casi al giorno”. Va ricordato che la malattia al momento si manifesta nella stragrande maggioranza dei casi in modo blando. L’anno scorso in questo periodo i casi erano già 100 mila a settimana e poi sono saliti, proprio ad ottobre, fino a 300 mila. Le cose quindi adesso vanno meglio.
La vaccinazione
Ieri alla festa di Italia Viva a Santa Severa il ministro Orazio Schilllaci ha ribadito l’importanza della vaccinazione dei fragili, cioè delle persone che per età (gli over 60), patologia o professione (il personale sanitario) rischiano o fanno rischiare gli altri se vengono infettati. I primi vaccini arriveranno già il 25 settembre ma saranno pochissimi, la campagna di massa potrà iniziare da metà ottobre e l’idea è partire a fine ottobre anche con l’antinfluenza. Ma prima iniziamo a proteggere i fragili dal Covid meglio è, chiosa La Vecchia.
Il nuovo piano pandemico
Il direttore generale della Prevenzione del ministero, Francesco Vaia, "sta lavorando" al nuovo piano pandemico ed "entro l'anno lo firmeremo", ha detto Schillaci. Il documento elenca tutte le azioni da prendere per prepararsi e poi rispondere ad un’eventuale nuova pandemia. Il piano in scadenza si chiamava “Piano strategico-operativo nazionale di preparazione e risposta a una pandemia influenzale – PanFlu”, il prossimo probabilmente tratterà in generale della risposta ai virus respiratori.
Il piano conterrà dunque l’elenco delle cose da fare per preparare il sistema sanitario nazionale davanti all’allerta immaginando le scorte di farmaci, di mascherine, il potenziamento dei reparti, le eventuali chiusure di padiglioni ospedalieri, la definizione della catena di comando, le azioni di monitoraggio dell’attuazione.
I nodi della sanità, tra ricerca dei soldi e personale carente
"Non limitiamoci - ha aggiunto Schillaci - solo al Covid che é stato esperienza tragica di morte" ma "ha rimesso al centro dell'attenzione politica l'importanza della salute e da questo dobbiamo ripartire”. "E' importante finanziare il Fondo sanitario nazionale, ho parlato con Giorgetti e lo dovrò rivedere – ha spiegato - La sanità va oltre i partiti e la pandemia ha dimostrato quando sia importante il Servizio sanitario nazionale. Ma non è solo un problema economico, ma di organizzazione. Il mondo è cambiato. Ci sono delle situazioni strutturali che vanno riviste, al centro del percorso devono esserci i cittadini e il malato".
Ad esempio, ha raccontato il ministro, “non sarebbe male avere più medici in Italia, soprattutto in certe specialità, ma gli infermieri invece proprio non ci sono. Stiamo lavorando dunque, da un lato, perché la professione infermieristica diventi più appetibile, ma nel breve dobbiamo avere accordi con Paesi stranieri per avere un numero adeguato di infermieri. Stiamo chiudendo un accordo con l'India per avere un numero congruo di professionisti". L’altro Paese dal quale si attingeranno professionisti è il Kenya.