VENEZIA. Le navi da crociera tornano a fare rotta sulla città storica di Venezia e la sua stazione marittima. Non le grandi, ma le medie. Evitando il bacino di San Marco e il canale della Giudecca, ma scivolando in laguna percorrendo il canale Malamocco-Marghera e poi virando verso il canale Vittorio Emanuele III che, dalla zona industriale di Porto Marghera, porta verso Venezia. “Primo transito per il Vittorio Emanuele III e arrivo alla stazione marittima nella primavera del 2027”, dice il presidente dell’Autorità portuale di Venezia, Fulvio Lino di Blasio. Un intervento che fa già discutere. E arrabbiare gli ambientalisti.
Il decreto che bandiva le crociere
È dell’aprile del 2021 il decreto del governo Draghi che bandisce le crociere dal cuore della città impedendo il passaggio delle navi oltre le 25 mila tonnellate davanti a San Marco e a Palazzo Ducale. Un provvedimento che, proprio come è successo la scorsa settimana con la decisione del Comune di introdurre dal 2024 un ticket d’accesso nei giorni di maggiore afflusso di visitatori per gestire il sovraffollamento turistico, salvò la città di Venezia dall’inserimento nella blacklist dell’Unesco, la lista dei siti in pericolo. Dopo lo stop del governo Draghi le navi da crociera hanno trovato casa, con una manciata di approdi diffusi, a Porto Marghera e a Chioggia, in attesa di una nuova stazione passeggeri da realizzare entro il 2026, sempre nella zona industriale. E in vista della realizzazione, per ora poco più di un’idea, di un porto in mare.
Nel 2027 però le navi potrebbero tornare alla Marittima, nella città storica. Per portarcele è necessario l’escavo del Vittorio Emanuele III, parallelo al Ponte della Libertà. Canale utilizzato nel secolo scorso per collegare la zona industriale con il canale della Giudecca prima dell’apertura del Malamocco-Marghera. L’intervento in due stralci prevede di portare la profondità del canale a -8 metri e poi a -9. Con l’escavo di 1 milione 280 mila metri cubi di sedimenti. Un progetto da 21 milioni di euro che, nelle previsioni, vedrà la Stazione marittima gestire 80 toccate di navi l’anno nella prima fase (profondità a meno 8 e navi sotto i 50 mila tonnellate) e 160 totali nella seconda quando la maggiore profondità permetterà di portare navi più grandi, fino a un massimo di 60 tonnellate. Entro fine mese è prevista la pubblicazione del bando per il progetto di fattibilità tecnico economica che sarà sottoposto alle procedure autorizzative ambientali che vanno sotto il nome di Via e Vinca. “Il nostro obiettivo è di ridare centralità alla Stazione marittima dimostrando che c’è un equilibrio tra sviluppo economico e tutela ambientale”, commenta di Blasio nel doppio ruolo di presidente del Porto e Commissario delle grandi navi, “Il canale Vittorio Emanuele III non verrà allargato e scavato di più rispetto al passato. E c’è un grande interesse delle compagnie per portare navi di media dimensione a Venezia. Le grandi navi sono ben altre”. Non tutti però sono d’accordo.
“Vogliamo assoggettare lo scavo della laguna al riposizionamento economico delle compagnie? Lo trovo assurdo”, dice Andreina Zitelli, esperta di laguna e rappresentante del comitato Ambiente Venezia. “Il compito del commissario, così come previsto dal Decreto Draghi, è di trovare soluzioni transitorie in attesa di un progetto per portare le navi fuori della laguna, mentre questa sarebbe una soluzione definitiva dentro la laguna. Senza contare che alcuni studi, già in passato, avevano segnalato la pericolosità di questo tracciato che prevede il passaggio per il Malamocco-Marghera e il Vittorio Emanuele III”. L’unico lato positivo, per Zitelli, “è la decisione del Porto di fare la Via (la Valutazione di impatto ambientale, ndr) che però dovrebbe essere complessiva e riguardare tutti i progetti finalizzati a questo intervento”. Ambientalisti e comitati si preparano a dare battaglia.
La decisione di riportare le navi medie alla stazione marittima potrebbe sollevare ulteriori perplessità da parte dell’Unesco che se le aspetta fuori dall’intera laguna, così come previsto dal concorso di idee bandito dall’Autorità portuale per il porto turistico e commerciale off-shore, congelato dopo una serie di ricorsi e i cui termini dovranno essere riaperti dopo la sentenza del Consiglio di Stato sull’ammissibilità di un progetto escluso. La stessa Unesco, nel documento con il quale la settimana scorsa ha salvato, ancora una volta, Venezia dall’inserimento nella blacklist, ha chiesto di essere informata sul bando per l’off-shore prima che siano prese decisioni irreversibili. Il settore croceristico a Venezia in questi anni è stato fortemente ridimensionato. La stagione 2023 ha segnato l’inizio di un percorso che, nel corso dei prossimi quattro anni, dovrebbe permettere di raggiungere le 385 toccate (nel 2027) con un milione di passeggeri. Il 2023 dovrebbe concludersi con 270 approdi da parte di 24 compagnie per 600 mila passeggeri contro i 238 mila del 2022.