Cronaca

Asta ancora deserta: allarme a Cortina per la pista da bob dei Giochi 2026

Asta ancora deserta: allarme a Cortina per la pista da bob dei Giochi 2026

La società pubblica Simico è ora costretta a riaprire immediatamente una nuova gara, per una cifra superiore, sperando che un pool di costruttori accetti la sfida. Se così non sarà, l’unica opzione per il bob olimpico sarà lo spostamento all’estero

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CORTINA D’AMPEZZO – Sempre più in salita la strada delle Olimpiadi invernali Milano-Cortina 2026. Nessuna impresa si è presentata ieri alla chiamata per inviti mirati di Simico, la società pubblica incaricata di realizzare le infrastrutture, per la costruzione di una nuova pista da bob nella conca ampezzana, in sostituzione del tracciato storico della mitica “Monti”.

Lo Sliding Centre contestato da tutti

A fine luglio anche la prima asta era andata deserta e ora i tempi per realizzare lo Sliding Centre minacciano di non essere più sufficienti per la consegna dell’impianto, contestato da ambientalisti, associazioni alpinistiche, istituzioni culturali e parte della popolazione cortinese, entro i limiti fissati dal Comitato olimpico internazionale. I collaudi del nuovo impianto sono previsti a fine 2025: l’impasse aumenta ora l’incognita che incombe sull’opera-icona dei Giochi italiani, da realizzare in 807 giorni.

L’appalto da 81 milioni di euro

Una decina i colossi delle costruzioni contattati da Simico per la chiamata diretta di ieri, che offriva l’opportunità di subappaltare a imprese locali fino al 50% dei lavori, per un appalto da 81 milioni di euro. Il fatto che ancora una volta nessuno si sia presentato conferma i problemi evidenziati da mesi: aumento dei costi edilizi rispetto al 2019, necessità di aprire nuove strade d’accesso al cantiere, tempi sempre più stretti, obbligo di abbattere la foresta secolare di Fiames sotto le Tofane e opposizione popolare.

I costi energetici e delle materie prime

Tra le considerazioni emerse, anche la stima sul boom dei costi energetici e delle materie prime, oltre alla difficoltà di reperire personale altamente specializzato per la posa dei chilometri di tubi refrigerati. La sostanza è che le imprese, a partire da Webuild e Pizzarotti che nelle scorse settimane avevano effettuato sopralluoghi a Cortina, non considerano più interessante un appalto da 81 milioni, su cui incombe un intreccio di criticità, a partire dai fattori climatici.

Le preoccupazioni del Coni

L’assenza di costruttori interessati, già con un cronoprogramma al limite, rilancia così gli scenari che maggiormente preoccupano Coni e Fondazione Milano-Cortina, organizzatori delle Olimpiadi tra le Dolomiti. Il primo scenario prevede l’organizzazione di un nuovo bando europeo, dopo che il governo avrà ridefinito la base d’asta: secondo le stime attuali l’appalto dovrebbe lievitare a 124 milioni più Iva, superando i 150 milioni totali solo per la pista grezza. Si dovrebbero dunque aggiungere i soldi per strade, tribune, edifici-gara e locali manutenzione. Forte il pressing sul governo per nuovi stanziamenti di denaro pubblico in tempi brevi.

"Spostare le gare su strutture esistenti”

Considerati i tempi delle gare Ue resta però difficile, secondo i tecnici, trovare poi imprese in grado di bruciare le tappe di lavori in alta quota. Gli altri scenari sostenuti da chi si oppone a una nuova pista, che a Olimpiadi concluse minaccia di finire in rovina come gli altri impianti simili costruiti sulle Alpi a partire da quello per i Giochi di Torino 2006, invocano lo spostamento delle gare di bob su strutture esistenti.

Innsbruck e Saint Moritz le soluzioni possibili

Innsbruck, a due ore di auto da Cortina, ha già ufficialmente offerto di ospitare le competizioni in Austria, dietro il pagamento di un affitto da 12-15 milioni di euro. L’impianto di Igls va riqualificato, per abbassare la velocità di bob sempre più sofisticati, ma il governo tirolese ha già stanziato 60 milioni di euro e assicura che i lavori saranno eseguiti in tempo per i Giochi italiani. Anche la svizzera Saint Moritz è disponibile, ma la sua pista è in ghiaccio naturale e l’agibilità, visto il surriscaldamento climatico, non è più assicurata.

I costi esorbitanti per i nuovi impianti

I vertici Cio spingono ufficialmente per lo spostamento del bob su impianti esistenti. Dietro la posizione del presidente Thomas Bach, i costi esorbitanti per realizzare e gestire nuovi impianti sulle Alpi, considerazioni ambientali, il fatto che a praticare il bob siano poche decine di atleti (otto gli iscritti italiani alla Fisi), la necessità di distribuire i grandi eventi sportivi tra più nazioni, come già avviene per il calcio.

L’apertura di una nuova gara

Dopo l’ultima chiamata deserta, Simico è ora costretta a riaprire immediatamente una nuova gara, per una cifra superiore, sperando che un pool di costruttori accetti la sfida. Se così non sarà, l’unica opzione per il bob olimpico è lo spostamento all’estero. Ad oggi il governo ha stanziato oltre 3 miliardi di euro per Milano-Cortina: entro qualche mese l’esecutivo dovrà però approvare un nuovo decreto per sostenere extracosti al momento a carico di privati.

Il corteo di Italia Nostra

Ad aumentare le incertezze, la manifestazione organizzata sabato a Cortina da associazioni, istituzioni economiche e culturali che si oppongono alla nuova pista da bob. Il corteo, a cui hanno aderito anche Legambiente, Libera, Cai, Italia Nostra, Mountain Wilderness e Wwf, partirà dal centro della località ampezzana per raggiungere la lariceta di Fiames, che dovrebbe essere abbattuta per fare posto (contrariamente a quanto promesso dai promotori della candidatura nel 2018) a un nuovo impianto che costerà 1,5 milioni all’anno solo per la gestione. Slogan di chi si oppone: “Cortina 2026, Ultima chiamata”.
 

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