Stop ai soldi per Tunisi e al nuovo patto sull’asilo: i due schiaffi da Bruxelles
dal nostro corrispondente Claudio TitoLa svedese Ylva Johansson, commissaria europea agli Affari interni
BRUXELLES — Da Bruxelles partono altri due schiaffi al governo Meloni sull’emergenza migranti. Dopo lo stop di fatto al Memorandum con la Tunisia, ieri sono stati sospesi i negoziati sul nuovo Patto per l’Asilo e i Migranti che prevede anche una forma di “solidarietà obbligatoria” da parte dei 27. Si tratta del provvedimento su cui la presidente del Consiglio italiana aveva cantato vittoria in occasione dell’ultimo Consiglio europeo di giugno scorso. Il rischio concreto, ora, è che le nuove misure finiscano su un binario morto considerando che l’Europarlamento terrà le sue ultime sedute ad aprile.
Il ministro spagnolo per l'Inclusione, la Sicurezza sociale e la Migrazione Jose Luis Escrivà
Un pesante disaccordo
Cosa è accaduto? Per approvare definitivamente una legge nell’Ue è necessario un accordo tra Parlamento, Commissione e Consiglio. Ieri l’Eurocamera ha sospeso il negozia…
BRUXELLES — Da Bruxelles partono altri due schiaffi al governo Meloni sull’emergenza migranti. Dopo lo stop di fatto al Memorandum con la Tunisia, ieri sono stati sospesi i negoziati sul nuovo Patto per l’Asilo e i Migranti che prevede anche una forma di “solidarietà obbligatoria” da parte dei 27. Si tratta del provvedimento su cui la presidente del Consiglio italiana aveva cantato vittoria in occasione dell’ultimo Consiglio europeo di giugno scorso. Il rischio concreto, ora, è che le nuove misure finiscano su un binario morto considerando che l’Europarlamento terrà le sue ultime sedute ad aprile.
Il ministro spagnolo per l'Inclusione, la Sicurezza sociale e la Migrazione Jose Luis Escrivà
Un pesante disaccordo
Cosa è accaduto? Per approvare definitivamente una legge nell’Ue è necessario un accordo tra Parlamento, Commissione e Consiglio. Ieri l’Eurocamera ha sospeso il negoziato sul testo relativo al database europeo per le richieste d’asilo e sullo screening congiunto degli arrivi, ossia sui potenziali ricollocamenti. Il motivo? «Lo stallo al Consiglio Ue sulla regolamentazione delle crisi migratorie», e quindi sulle eventuali redistribuzioni. A causa del pesante disaccordo tra i governi, il Consiglio non è in grado di esprimere una posizione. Sono soprattutto gli esecutivi “sovranisti” come Ungheria e Polonia a imporre lo stop. E il pretesto è molto semplice: il testo stabilisce che spetta alla Commissione decretare lo stato di crisi migratoria in un Paese. In presenza di questa dichiarazione la solidarietà diventa “obbligatoria”, in termini di ricollocamenti o in alternativa di pagamenti. Molti Stati, però, non vogliono delegare alla Commissione questo potere. Chiedono che sia il Consiglio, e quindi gli Stati nazionali, ad esercitare questa facoltà. Esattamente lo stesso rimprovero che stanno muovendo a Ursula von der Leyen sul Memorandum con la Tunisia.
Sta di fatto che il primo intervento studiato per arginare i flussi irregolari di extracomunitari dall’Africa verso l’Italia è finito in un limbo senza tempo. Senza garanzie di una approvazione prima che finisca la legislatura europea.
Il congelamento del Memorandum con la Tunisia
Il secondo schiaffo riguarda ancora l’accordo con Tunisi. Messo sotto accusa da diversi Stati — compresi Francia e Germania — per la procedura adottata che avrebbe violato i Trattati europei per la mancata consultazione di tutti gli Stati membri. Un fastidio che ha di fatto bloccato il Memorandum congelando i primi 150 milioni da versare al governo tunisino. Il Coreper (il Comitato che riunisce i 27 Rappresentanti permanenti) non solo non ha approvato lo stanziamento ma ha rinviato la discussione alla riunione del Consiglio dei ministri Ue degli Interni. Che si terrà il prossimo 28 settembre. Quindi una ulteriore dilazione. E a chiedere che ci fosse una comunicazione della Commissione sull’intesa con Tunisi sono stati in primo luogo Francia, Olanda e Ungheria.
La necessità di un consenso ampio
Tutto congelato, dunque, almeno fino a fine mese quando i titolari degli Interni ascolteranno le informative dell’esecutivo europeo sul Memorandum e sul Piano in dieci punti proposto da Von der Leyen, e della presidenza di turno spagnola. Insomma, l’accordo siglato a luglio con il presidente tunisino (e che non convince lo stesso Saied) è di fatto bloccato. Con un’accusa esplicita: la presidente della Commissione e la premier italiana non avevano il diritto di firmare quell’intesa. La questione del Memorandum «va affrontata affinché quest’intesa sia più sostanziale», ha confermato il ministro spagnolo per la Migrazione, Josè Luis Escrivà. «La crisi a Lampedusa e quella tunisina — ha ripetuto — mostrano chiaramente che gli strumenti a nostra disposizione non bastano. Ma con gli strumenti a disposizione la Commissione sta facendo il massimo e quanto è in suo potere. Ed è necessario un consenso ampio che è difficile da costruire».
L’Italia isolata
Insomma ancora una volta il governo Meloni si ritrova isolato in Europa. E al di là delle parole di solidarietà non riesce a costruire un consenso largo. Nemmeno con gli alleati politici dell’est Europa. Frontex, l’Agenzia Ue che si occupa del controllo delle frontiere, ha annunciato che aumenterà il sostegno all’Italia. Ma si tratta di palliativi, misure che non affrontano concretamente il problema.