Roma — Da dieci anni l’Italia si gira dall’altra parte: identificazioni che saltano, registrazioni al sistema Eurodac dimenticate, impronte digitali mai prese. Troppi sbarchi, pochi hotspot e ancor meno personale: un attimo di “distrazione” e via, i migranti spariscono e, per lo più, oltrepassano le Alpi.
Altro che Italia vittima del trattato di Dublino. I numeri sono impietosi e rivelano che su un milione di persone approdate negli ultimi dieci anni, almeno 650.000 sono riuscite ad andare in altri Paesi europei. Ma non solo, ed ecco la sorpresa di Dublino: di questi 650.000 migranti sbarcati in Italia quelli sorpresi altrove sono stati 310.000. Sono i cosiddetti dublinanti, coloro che - secondo le regole di Dublino -, avrebbero dovuto essere rimandati indietro ma l’Italia in dieci anni ne ha riammessi appena 35.000, uno su dieci, gli altri sono riusciti a rimanere dove non avrebbero dovuto.
Uno su tre va in Germania
I dati Eurostat, elaborati dal responsabile del programma mig…
Roma — Da dieci anni l’Italia si gira dall’altra parte: identificazioni che saltano, registrazioni al sistema Eurodac dimenticate, impronte digitali mai prese. Troppi sbarchi, pochi hotspot e ancor meno personale: un attimo di “distrazione” e via, i migranti spariscono e, per lo più, oltrepassano le Alpi.
Altro che Italia vittima del trattato di Dublino. I numeri sono impietosi e rivelano che su un milione di persone approdate negli ultimi dieci anni, almeno 650.000 sono riuscite ad andare in altri Paesi europei. Ma non solo, ed ecco la sorpresa di Dublino: di questi 650.000 migranti sbarcati in Italia quelli sorpresi altrove sono stati 310.000. Sono i cosiddetti dublinanti, coloro che - secondo le regole di Dublino -, avrebbero dovuto essere rimandati indietro ma l’Italia in dieci anni ne ha riammessi appena 35.000, uno su dieci, gli altri sono riusciti a rimanere dove non avrebbero dovuto.
Uno su tre va in Germania
I dati Eurostat, elaborati dal responsabile del programma migrazioni dell’Ispi Matteo Villa,raccontano una storia ben diversa dalla narrazione che il governo sta cercando di accreditare ancora in questi giorni ( dopo il rifiuto di Germania e Francia di continuare ad accettare, per il meccanismo di redistribuzione, persone sbarcate in Italia. A soppesare bene l’onere dei migranti accolti negli ultimi dieci anni, l’Italia non è affatto in credito con gli altri Paesi europei, ma in debito. Soprattutto con Berlino. È in Germania, infatti, che sono stati trovati ben 115.000 dei 310.000 dublinanti, addirittura uno su tre, ma l’Italia ha sempre fatto resistenza e se n’è ripresi poche decine di migliaia.
Stop alle riammissioni
Dall’inizio del 2023, prima adducendo temporanee difficoltà tecniche e nelle scorse settimane ammettendo la unilaterale sospensione delle riammissioni, l’Italia non ha più ripreso neanche uno dei migranti che altri Paesi, a cominciare dalla Germania, chiedevano di rimandare indietro. Ritenendo di essere già particolarmente gravata dall’aumento dei flussi migratori e dalla relativa prima accoglienza, l’Italia ha chiuso le porte decidendo sostanzialmente di ignorare gli obblighi di Dublino, un trattato firmato nel 1990, ritenuto ormai obsoleto anche dal presidente della Repubblica Mattarella, ma alla cui modifica al Parlamento europeo nel 2017 la Lega ha votato contro.
Chi è in credito con l’Italia
Ma certo, a leggere i numeri di Eurostat, per altro cartina di tornasole delle richieste di asilo presentate negli stessi anni, Germania, Francia ma anche altri Stati Ue hanno tutte le ragioni di rimproverare all’Italia il mancato rispetto del regolamento di Dublino sia nella parte in cui obbliga gli Stati di primo ingresso a registrare chiunque entri sul suo territorio e a esaminarne la richiesta di asilo sia nella parte in cui prevede la riammissione delle persone che risultino essere entrate in Europa dai nostri porti.
I numeri dunque: la Germania su tutti. Dei 115.000 dublinanti approdati in Italia e beccati su territorio tedesco, il governo di Berlino è riuscito a rispedirne in Italia poco più di 10.000. Ancora meno la Francia: 5.000 rimandati indietro su 90.000, e dunque meglio blindare il confine di Ventimiglia. A sorpresa, al terzo posto di questa speciale classifica la Svizzera, che in percentuale è il Paese che è riuscito a ridarcene indietro di più: 6.000 su 45.000. Ancora Austria (18.000) e Svezia (15.000) gli altri Paesi preferiti da chi lascia l’Italia ma anche in questo caso irrisoria la percentuale di chi stato rimandato oltralpe: 4.000 dall’Austria, 2.000 dalla Svezia.
Il 70 % resta fuori dall’Italia
Dunque, a conti fatti quasi sette su dieci che sbarcano o che arrivano dalla rotta balcanica, e riescono a raggiungere un altro Paese -- in barba a Dublino - ci rimangono.
La regola dei 18 mesi
Come questo possa avvenire in misura così consistente è facile da spiegare. Basta guadagnare tempo e in questo l’Italia è sempre stata bravissima. Il regolamento di Dublino prevede infatti un tempo limite, 18 mesi, per poter trasferire nel Paese di primo approdo i dublinanti. Se questo non avviene, lo Stato in cui il migrante è riuscito ad arrivare diventa responsabile dell’esame della richiesta di asilo. Un termine che le modifiche in discussione al Parlamento europeo ipotizzano di raddoppiare. E in questo caso sì - l’analisi del ricercatore dell’Ispi Matteo Villa - che l’Italia sarebbe seriamente penalizzata.