L’inflazione fa ridurre lo spreco alimentare: in Italia giù del 25 per cento ma si butta ancora troppa frutta e verdura
di Giulia TorloneL’inflazione e il rincaro del costo della vita hanno drasticamente abbattuto lo spreco alimentare. I nuovi dati dell’Osservatorio Waste Watcher international di Last Minute Market, presentati oggi in occasione della Quarta Giornata internazionale di sensibilizzazione sulle perdite e sprechi alimentari promossa dalle Nazioni Unite, provano a gettare una nuova luce su uno dei periodi economicamente più complicati degli ultimi anni.
Negli otto Paesi presi in analisi (Italia, Spagna, Germania, Francia, Regno Unito, Stati Uniti, Olanda e Azerbaijan) i consumatori fanno più fatica a riempire il carrello della spesa e questo ha fatto crollare lo spreco alimentare persino negli Stati Uniti, che sono storicamente l’area meno attenta al fenomeno. Negli USA, infatti, il cibo non consumato scende del 35 per cento, arrivando a quota 859,4 grammi settimanali (-479 rispetto al 2022, un calo record).
L’inflazione e il rincaro del costo della vita hanno drasticamente abbattuto lo spreco alimentare. I nuovi dati dell’Osservatorio Waste Watcher international di Last Minute Market, presentati oggi in occasione della Quarta Giornata internazionale di sensibilizzazione sulle perdite e sprechi alimentari promossa dalle Nazioni Unite, provano a gettare una nuova luce su uno dei periodi economicamente più complicati degli ultimi anni.
Negli otto Paesi presi in analisi (Italia, Spagna, Germania, Francia, Regno Unito, Stati Uniti, Olanda e Azerbaijan) i consumatori fanno più fatica a riempire il carrello della spesa e questo ha fatto crollare lo spreco alimentare persino negli Stati Uniti, che sono storicamente l’area meno attenta al fenomeno. Negli USA, infatti, il cibo non consumato scende del 35 per cento, arrivando a quota 859,4 grammi settimanali (-479 rispetto al 2022, un calo record).
I tagli al carrello della spesa
Mentre l’inflazione colpisce i generi alimentari e il costo della vita aumenta a gran ritmo, sono ben 7 consumatori su 10 che hanno dichiarato di dover tagliare il proprio carrello della spesa, che si traduce in una maggiore attenzione ai bisogni e minore spreco. A vantaggio della salute del pianeta. Lo spreco alimentare, infatti, viene identificato innanzitutto come spreco di denaro in famiglia: dall’Italia agli Stati Uniti, dalla Spagna alla Germania, dal Regno Unito all’Olanda i cittadini del mondo guardano allo sperpero del cibo come a una fonte emorragica per le loro economie.
Secondo Andrea Segrè, economista fondatore della campagna Spreco Zero e direttore scientifico Osservatorio Waste Watcher International, “per la prima volta abbiamo rilevato una massiccia riduzione dello spreco domestico a livello globale. Ma è l’effetto della crescente attenzione dedicata dall’ONU a questo tema, entrato pienamente nell’Agenda per lo Sviluppo Sostenibile? Solo in parte, purtroppo. Si tratta piuttosto dell’effetto combinato di un quadro economico e sociale drammatico in tutti i Paesi, con un indice di fiducia sul futuro molto basso”.
In Italia record di spreco della frutta
Nel nostro Paese il calo dello spreco alimentare appare più contenuto, ma in ogni caso tangibile. Scende infatti del 25 per cento circa, assestandosi su 469,4 grammi settimanali per ogni cittadino (- 125,9 grammi rispetto alla rilevazione dell’estate 2022). In Italia, però, la frutta fresca è il prodotto che più di ogni altro viene scartato senza essere consumato. Il triste primato italiano è condiviso con la Spagna, entrambi Paesi in cui la dieta mediterranea è di casa: da noi si getta nel cestino il 33 per cento della frutta, in Spagna il 40 per cento. A contendersi il secondo posto di alimento più sprecato sono le insalate (in Italia al 24%) e la verdura in Olanda, ma anche cipolle, aglio e tuberi in Francia, Spagna e Azerbaijan. In Germania capita di sprecare in misura notevole affettati e pane confezionato, in Spagna pane fresco, in Azerbaijan persino la carne rossa.
Ridurre lo spreco partendo dall’istruzione
Nei dati del Rapporto ci sono quelli dedicati alle misure pubbliche utili a ridurre lo spreco: una domanda che registra la risposta unanime dei cittadini dei Paesi indagati, ovvero puntare sull’istruzione nelle scuole. Ma c’è anche una nuova attenzione verso le etichette fronte pacco, considerate un elemento significativo per il contrasto allo spreco alimentare. Ci sono poi le strategie antispreco legate al dna dei Paesi interrogati: i cittadini di Italia e Spagna scelgono di prevenire lo spreco acquistando con maggiore frequenza i prodotti freschi, assecondando così i principi base della dieta mediterranea. La lista della spesa resta invece riferimento primario per Paesi come la Germania, il Regno Unito e gli Stati Uniti.
Italiani più attenti
Focalizzandosi in modo specifico sui dati delle etichette fronte pacco emerge che 7 italiani su 10 (71%) leggono l’etichetta di un prodotto alimentare prima di acquistarlo. Un dato record al quale si avvicina la Spagna (70%), mentre in Germania meno di un consumatore su 2 legge le etichette alimentari (45%), quasi come in Olanda (69%), laddove in Francia saliamo al 66%. Questo è indicativo del fatto che gli italiani sono molti più attenti, rispetto al resto d’Europa, nel conoscere la provenienza dei prodotti prima di acquistarli. “La riduzione dello spreco, registrata ovunque, è un effetto positivo di un quadro economico molto negativo. Bisogna intervenire sulle fasce meno abbienti della popolazione dove l’inflazione alimentare colpisce duro. L’impoverimento porta anche un peggioramento della dieta alimentare, con effetti negativi sulla salute. Per questo è necessario - come emerge dal Rapporto - promuovere nelle scuole l’educazione alimentare e l’adozione di buone pratiche a partire dalla lista della spesa necessaria, la corretta lettura delle etichette e scadenze, l’uso consapevole del frigorifero. L’obiettivo, garantendo il diritto al cibo per tutti, è l’adozione di diete sane e sostenibili” conclude Segré.
I dati
Analizzando i dati del Rapporto Waste Watcher su monitoraggio Ipsos, in Europa sono Spagna e Francia le nazioni più virtuose, e le ultime della classifica dello spreco collocandosi, rispettivamente, a quota 446 e 459 grammi. Marcato anche il miglioramento della Germania, che riduce lo spreco medio del 43 per cento circa, e si porta a quota 512,9 grammi settimanali (- 379,5 grammi di cibo sprecato spetto alla rilevazione 2022). Resta contenuto, ma c’è e si nota, il miglioramento dei cittadini del Regno Unito, a quota 632 grammi settimanali di cibo sprecato pro capite, con – 94 grammi rispetto alla rilevazione 2022. Nella rilevazione 2023 del Cross Country Report fa il suo ingresso l’Azerbaijan, che svetta nella rilevazione, con 1116,3 grammi di cibo gettato nel corso di una settimana pro capite. Un dato che si avvicina alle stime 2022 degli Stati Uniti, e dimostra l’utilità della campagna diffuse di sensibilizzazione sul tema: una sensibilizzazione che l’Azerbaijan inizia ora ad attivare e che potrebbe dare i suoi frutti nelle prossime stagioni.