Come un coro sinfonico, chiamato a cantare valorizzando i talenti canori di ognuno ma evitando solipsismi e cacofonie, perché “se uno ascoltasse solo sé stesso, per quanto sublime possa essere il suo suono, non gioverà alla sinfonia, e lo stesso avverrebbe se una sezione dell’orchestra non ascoltasse le altre, ma suonasse come se fosse da sola, come se fosse il tutto”: con questa metafora del collegio cardinalizio, e della Chiesa tutta, papa Francesco si è rivolto ai 21 nuovi cardinali che ha “creato” in occasione di un Concistoro che ha celebrato in piazza San Pietro alla vigilia dell’assemblea sinodale (4-29 ottobre).
Tre i nuovi cardinali italiani: Pierbattista Pizzaballa, patriarca latino di Gerusalemme, Claudio Gugerotti, prefetto del dicastero vaticano per le Chiese orientali, e Agostino Marchetto, nunzio apostolico in pensione e storico del Concilio. Sul sagrato della basilica vaticana sono presenti, tra le autorità dei diversi paesi, il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi e Romano Prodi.
Alla vigilia della battaglia del Sinodo
Jorge Mario Bergoglio è da tempo preoccupato che nella Chiesa prevalga la “polarizzazione”, ossia la contrapposizione tra progressisti e conservatori, che al Sinodo potrebbe esplodere, in particolare, su questioni controverse come la benedizione delle coppie omosessuali, il celibato obbligatorio o il diaconato femminile. Temi previsti dal documento di lavoro dell’assemblea la quale, però, è incentrata, in realtà, sulla stessa “sinodalità”, ossia il metodo della partecipazione di tutti i battezzati alla vita della Chiesa. Un’apprensione riecheggiata, indirettamente, nell’omelia odierna.
Coro, solisti e cacofonie
“Voi neo-cardinali siete venuti da diverse parti del mondo e lo stesso Spirito che fecondò l’evangelizzazione dei vostri popoli, ora rinnova in voi la vostra vocazione e missione nella Chiesa e per la Chiesa”, ha detto il Papa, che ha concretizzato il concetto con un’immagine, “quella dell’orchestra: il collegio cardinalizio è chiamato ad assomigliare a un’orchestra sinfonica, che rappresenta la sinfonicità e la sinodalità della Chiesa. Dico anche la “sinodalità”, non solo perché siamo alla vigilia della prima Assemblea del Sinodo che ha proprio questo tema, ma perché mi pare che la metafora dell’orchestra possa illuminare bene il carattere sinodale della Chiesa”.
La sinfonia, ha proseguito Francesco, “vive della sapiente composizione dei timbri dei diversi strumenti: ognuno dà il suo apporto, a volte da solo, a volte unito a qualcun altro, a volte con tutto l’insieme. La diversità è necessaria, è indispensabile. Ma – ha avvertito il Papa – ogni suono deve concorrere al disegno comune. E per questo è fondamentale l’ascolto reciproco: ogni musicista deve ascoltare gli altri. Se uno ascoltasse solo sé stesso, per quanto sublime possa essere il suo suono, non gioverà alla sinfonia; e lo stesso avverrebbe se una sezione dell’orchestra non ascoltasse le altre, ma suonasse come se fosse da sola, come se fosse il tutto. E il direttore dell’orchestra – ha proseguito il Papa, parlando di sé – è al servizio di questa specie di miracolo che ogni volta è l’esecuzione di una sinfonia. Egli deve ascoltare più di tutti gli altri, e nello stesso tempo il suo compito è aiutare ciascuno e tutta l’orchestra a sviluppare al massimo la fedeltà creativa, fedeltà all’opera che si sta eseguendo, ma creativa, capace di dare un’anima a quello spartito, di farlo risuonare nel qui e ora in maniera unica”.
137 elettori, un collegio globalizzato
Da questo momento il collegio cardinalizio giunge a 242 porporati, di cui 137 elettori in un eventuale Conclave e 105 ultraottantenni che, pertanto, non entreranno in Cappella Sistina per eleggere, quando sarà, il successore di Francesco. Se al Conclave che lo elesse, nel 2013, erano 48 i paesi rappresentati, oggi nel collegio cardinalizio, fortemente “globalizzato” da Bergoglio, ci sono porporati provenienti da 68 paesi diversi.
Un selfie sotto le volte affrescate
Una realtà rispecchiata anche nel corso delle tradizionali “visite di calore”, ossia il momento in cui le porte del Vaticano si aprono al popolo romano che, insieme ai membri della Curia, nonché a curiosi e turisti, rende omaggio ai nuovi cardinali. Occasione di un una benedizione, uno scambio di battute o un selfie, sotto le volte affrescate del Palazzo apostolico, attorno ai 20 porporati (era assente l’ultranovantenne argentino Luis Pascual Dri) si sono radunati crocchi di fedeli da ogni continente. E se i cardinali provenienti dai paesi più lontani e poveri rimangono più isolati (ma l’arcivescovo di Juba, Stephen Ameyu Martin Mulla, era comunque supportato da un buon numero di vescovi e fedeli sud-sudanesi), altri quasi spariscono dietro la folla di fedeli, come l’arcivescovo di Ajaccio, Francois-Xavier Bustillo, per il quale sono giunti a Roma circa 900 pellegrini dalla Corsica, o il neocardinale Gugerotti, assediato da patriarchi e metropliti orientali e salutato calorosamente, tra gli altri, dal capo della Chiesa greco-cattolica ucraina Sviatoslav Schevchuk.
Fede in “dialetto” e Chiesa di popolo
La Chiesa, e ogni suo membro, “non vive di rendita, e tanto meno di un patrimonio archeologico, per quanto prezioso e nobile”, ha detto il Papa nell’omelia, sottolineando che anche i cardinali “grazie a Dio sono di tutte le parti del mondo, delle nazioni più diverse”. E “nella storia del nostro popolo, direi nella “carne” del nostro popolo”; ha detto, “lo Spirito Santo ha operato il prodigio della comunicazione del mistero di Gesù Cristo morto e risorto. Ed è arrivato a noi “nelle nostre lingue”, sulle labbra e nei gesti dei nostri nonni e dei nostri genitori, dei catechisti, dei sacerdoti, dei religiosi… Ognuno di noi può ricordare voci e volti concreti. La fede viene trasmessa “in dialetto”, dalle mamme e dalle nonne”. Un radicamento nelle svariate culture che rende necessario, per il Papa, “imparare sempre meglio ad essere Chiesa sinfonica e sinodale”.
In vista dell’assemblea sinodale questa sera alle 18 Francesco presiederà in piazza San Pietro una veglia ecumenica di preghiera alla presenza di 12 leader di altre confessioni cristiane tra i quali il patriarca ecumenico di Costantinopoli, Bartolomeo, e il primate anglicano, Justin Welby. In piazza San Pietro Confagricoltura ha curato una installazione vegetale con olivi, arbusti e fronde che vuole simboleggiare un bosco, in occasione della prossima uscita, il 4 ottobre, della nuova esortazione apostolica del Papa sull’ambiente, il “sequel” della Laudato si’ che sarà intitolato Laudate Deum. Da questa sera i 464 partecipanti al Sinodo si trasferiranno a Sacrofano per un ritiro spirituale fino al 3 ottobre. Il giorno dopo, memoria di San Francesco, in Vaticano si aprirà il Sinodo.