Tragedia del bus, che cosa è successo
di Enrico FerroSEGUI LA DIRETTA DI OGGI
VENEZIA - Il patriarca di Venezia Francesco Moraglia stringe il crocefisso d’argento mentre osserva i 19 corpi, stesi uno accanto all’altro e coperti dai teli isotermici dei medici del 118. Altre due persone giacciono morte nelle ambulanze dirette in ospedale e a notte fonda si cercano altri corpi sotto la carcassa del bus. Istantanee che raccontano la tragedia di Mestre, dove al termine di una calda giornata di ottobre sono morte 21 persone e altre sono rimaste ferite in un drammatico incidente.
Un autobus elettrico a uso turistico li stava trasportando da Venezia fino al campeggio di Marghera in cui alloggiavano, in questo sprazzo d’estate rubato all’autunno. Mancavamo circa tre chilometri alla destinazione, quando l’autobus che stava percorrendo il cavalcavia Vempa ha improvvisamente deviato verso destra, ha sfondato il guardrail ed è precipitato per …
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VENEZIA - Il patriarca di Venezia Francesco Moraglia stringe il crocefisso d’argento mentre osserva i 19 corpi, stesi uno accanto all’altro e coperti dai teli isotermici dei medici del 118. Altre due persone giacciono morte nelle ambulanze dirette in ospedale e a notte fonda si cercano altri corpi sotto la carcassa del bus. Istantanee che raccontano la tragedia di Mestre, dove al termine di una calda giornata di ottobre sono morte 21 persone e altre sono rimaste ferite in un drammatico incidente.
Un autobus elettrico a uso turistico li stava trasportando da Venezia fino al campeggio di Marghera in cui alloggiavano, in questo sprazzo d’estate rubato all’autunno. Mancavamo circa tre chilometri alla destinazione, quando l’autobus che stava percorrendo il cavalcavia Vempa ha improvvisamente deviato verso destra, ha sfondato il guardrail ed è precipitato per una quindicina di metri. A bordo c’era una comitiva di ucraini ma c’era anche un gruppo di tedeschi. E poi francesi e croati. Tra le vittime accertate c’è un bambino.
«Non riusciamo a capire come possa essere accaduto. È uscito dritto, c’è il buco... non riusciamo a capire», si dispera il sindaco di Venezia Luigi Brugnaro, contattato telefonicamente anche dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella. «Sono distrutto, non si trovano le parole», dice ancora il sindaco facendo lo slalom tra corpi, rottami, poliziotti e vigili del fuoco. I lampeggianti blu illuminano a intermittenza i binari vuoti di uno degli snodi ferroviari più importanti d’Italia. Alla guida c’era Alberto Rizzotto, autista di Tezze di Piave (Treviso), in servizio per la società Linea. Il bus era partito da piazzale Roma a Venezia per trasportare la comitiva di turisti al campeggio Hu di Marghera, una struttura con bungalow e case mobili, in una posizione privilegiata per visitare Venezia e le vicine Ville Venete della Riviera del Brenta. Alcuni testimoni raccontano di aver visto il mezzo appoggiarsi al guardrail e poi precipitare nel vuoto, toccando i cavi dell’alta tensione.
«È appena caduto un autobus da un ponte, è appena caduto un autobus da un ponte, mamma mia, è un disastro guarda che roba», grida una donna subito dopo l’incidente, mentre con il suo telefonino riprende le immagini. La prima squadra dei vigili del fuoco spegne le fiamme che avvolgono parte del mezzo che, ruote all’aria, si è trasformato in una bara di lamiere e plastica. Dalle carcassa provengono pochi lamenti: i pompieri si rendono conto di trovarsi davanti ad una tragedia immane. A Treviso il pronto soccorso viene svuotato, per consentire a medici e infermieri di occuparsi dei feriti. Ma anche negli ospedali di Padova e Mestre scatta il protocollo di emergenza. Il bilancio a tarda sera parla di 19 persone morte sul posto, 2 in ambulanza, un bambino trasportato con l’elisoccorso a Padova, 6 pazienti a Mestre (3 codici rossi e 3 gialli), un paziente a Mirano in codice rosso, un paziente a Dolo in codice giallo e 9 pazienti a Treviso.
«Temiamo che i morti siano di più», ammette il prefetto Michele Di Bari, mentre segue le operazioni dei vigili del fuoco. Un problema che hanno dovuto affrontare i pompieri è quello dello spostamento del mezzo, sotto cui potrebbero esserci altri cadaveri. «Non riusciamo a spostarlo perché prima le batterie elettriche si devono raffreddare», spiegava Mauro Luongo, comandante provinciale dei vigili del fuoco di Venezia. «Toccarlo ora potrebbe essere pericoloso». «Dovevamo prendere l’autobus successivo, ma non arrivava, e poi abbiamo saputo», raccontano quattro giovani turisti tedeschi, giunti al campeggio Hu di Marghera. «Volevamo prendere un taxi e abbiamo cercato di chiamare il centralino del campeggio ma non erano in grado di darci indicazioni e riagganciavano».
Grande incertezza al campeggio, per la mancanza di una contabilità aggiornata sugli ospiti in uscita per le gite. Fino a tarda notte non è stato possibile risalire ai turisti saliti su quel bus. Le autorità consolari arrivate già qualche ora dopo l’incidente sono in attesa di incrociare i dati dei connazionali in loro possesso con quelli dei registri della struttura turistica. «Il drammatico incidente di questa sera è uno di quei fatti che lascia attoniti», ha detto il patriarca Moraglia. «Ventuno morti — tra cui un bambino — le cui vite hanno avuto termine in modo tragico ed inaspettato. Tale avvenimento segna profondamente la comunità veneziana e pone molte domande sulla precarietà della vita, che, soprattutto in questo periodo, appare così fragile». E con il drammatico aggiornamento è arrivato anche il cordoglio della premier Meloni, della presidente della commissione europea Ursula Von der Leyen e anche del presidente francese Emmanuel Macron. E intanto, per tutta la notte, i soccorritori sono andati avanti a cercare i dispersi.