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La strage dei turisti sulla via del ritorno dalla gita a Venezia

L’autista è l’unico italiano fra le vittime. Gli altri erano ospiti di un camping sulla terraferma. La navetta li aveva condotti a esplorare la laguna. Tra i feriti ci sono anche tre bambini
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VENEZIA — Dopo due ore, le sirene hanno smesso di suonare, ma l’incubo era solo all’inizio. Quando le fiamme dell’autobus sono state domate e i feriti trasportati con urgenza in ospedale, è arrivato il momento straziante del riconoscimento delle vittime. Per i familiari dei sopravvissuti è iniziata invece una notte di preghiera e di speranza, benedetta dall’arrivo del patriarca di Venezia Francesco Moraglia. Il bilancio in tarda serata era impietoso: 21 morti e 18 feriti. Tra le persone decedute anche bambini, tre gravemente feriti. Non si conoscono ancora i nomi delle vittime, ma l’autobus precipitato dal cavalcavia faceva parte del servizio gratuito che trasporta i turisti dallo Hu-Camping in Town di Marghera verso Venezia. Per adesso sembra che l’unica vittima italiana fosse l’autista, il trevigiano Alberto Rizzotto, mentre le altre sono straniere.

Rizzotto, 40 anni, era di Tezze di Piave. Già da poco dopo l’incidente le chat degli autisti hanno inizia…

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VENEZIA — Dopo due ore, le sirene hanno smesso di suonare, ma l’incubo era solo all’inizio. Quando le fiamme dell’autobus sono state domate e i feriti trasportati con urgenza in ospedale, è arrivato il momento straziante del riconoscimento delle vittime. Per i familiari dei sopravvissuti è iniziata invece una notte di preghiera e di speranza, benedetta dall’arrivo del patriarca di Venezia Francesco Moraglia. Il bilancio in tarda serata era impietoso: 21 morti e 18 feriti. Tra le persone decedute anche bambini, tre gravemente feriti. Non si conoscono ancora i nomi delle vittime, ma l’autobus precipitato dal cavalcavia faceva parte del servizio gratuito che trasporta i turisti dallo Hu-Camping in Town di Marghera verso Venezia. Per adesso sembra che l’unica vittima italiana fosse l’autista, il trevigiano Alberto Rizzotto, mentre le altre sono straniere.

Rizzotto, 40 anni, era di Tezze di Piave. Già da poco dopo l’incidente le chat degli autisti hanno iniziato a scambiarsi messaggi con l’ipotesi della sua morte, confermata in tarda serata. I passaporti rinvenuti provengono dalla Germania (una persona) e dall’Ucraina (cinque), ma l’identificazione non è ancora ultimata e sembra ci fossero anche cittadini francesi e croati. A confermare la provenienza straniera è stato anche l’arrivo immediato del console della Bulgaria, incaricato di raccogliere i nomi dei turisti che alloggiavano in una modesta struttura della terraferma.

Il piccolo villaggio, ubicato nelle vicinanze delle fabbriche di Marghera, fa parte di una catena che si sta diffondendo in tutta Europa. Sulla terraferma offre piccoli bungalow su stradine chiamate con i nomi dei luoghi più celebri della città, come via Fenice o via Giardini. Tra queste viuzze alloggiavano i turisti che ieri sera stavano rientrando da Venezia a Marghera sull’autobus della società La Linea, guidato dall’autista Rizzotto.

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Famiglie con passaporti diversi, unite nella condivisione di un viaggio nella città tanto sognata, Venezia. La navetta gratuita li accompagnava per un giro tra calli e campi per poi riportarli indietro, come stava avvenendo ieri quando - per cause ancora in via di accertamento - l’autobus è volato nel vuoto da un’altezza di una quindicina di metri. Dopo poco ha preso fuoco e il fumo ha iniziato a diffondersi ovunque. Lo scenario si è trasformato sempre di più in quella che il sindaco Luigi Brugnaro ha descritto come «un’immagine apocalittica», con il mezzo fumante accartocciato su se stesso e i passeggeri imprigionati all’interno.

I primi ad arrivare hanno cercato di tirare fuori le persone, come Godstime Erheneden, trentenne nigeriano, che stava passando di là: «Ho visto l’autobus precipitare e sono corso subito», ha raccontato. «Ho tirato fuori una donna, deceduta, e una bambina, che avrà avuto due anni, ma non so se fosse ancora viva». La situazione si è rivelata subito disastrosa e pericolosa per le fiamme che hanno iniziato a divampare e anche chi voleva aiutare ha dovuto fermarsi.

Da subito la voce che ci fossero dei bambini ha iniziato a circolare per trovare dopo poco conferma nel decesso di un minore. Tre invece sono stati portati negli ospedali limitrofi, una a Padova e due a Treviso. Non si conoscono ancora la nazionalità, né l’età precisa, ma in queste ore si spera che i feriti gravi riescano a sopravvivere: 19 sono morti nell’incidente, 2 in ambulanza, sei sono stati portati a Mestre, due nel Veneziano, 9 a Treviso e un bambino con l’elisoccorso a Padova. Il campeggio non ha voluto dire nulla e alla richiesta di una dichiarazione ha sbattuto giù il telefono. Nelle prossime ore si saprà se i feriti sono riusciti a superare la notte, mentre per oggi si attende una ricostruzione più dettagliata della dinamica dell’incidente e dell’identità delle vittime. Atteso anche l’arrivo dei familiari che sono stati avvertiti in serata quando la notizia ha superato i confini nazionali e i messaggi di cordoglio hanno iniziato ad arrivare.

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