Venezia — C’è un mazzo di fiori davanti al cancello della villetta dove Alberto Rizzotto, quarant’anni, viveva con la sua famiglia. A Tezze, frazione di Vazzola, seimila abitanti nel Trevigiano, non c’è amico e conoscente che non lo ricordi con una frase: «Amava il suo lavoro, ne era orgoglioso».
Al volante per trasportare turisti, da sette anni, per la ditta “La Linea”. Anche l’altro ieri. Un’ora e mezza prima di entrare in servizio, su Facebook scriveva: «Shuttle to Venice», navetta per Venezia. «Aveva iniziato il turno solo due ore prima — dicono dalla sua azienda –. È un incidente veramente inspiegabile perché è avvenuto in un’area urbana, ha coinvolto un pullman elettrico nuovo e la velocità in quel momento era bassissima».
Adesso chi lo conosce guarda e riguarda quel video che mostra il bus precipitare nel vuoto. «Anch’io faccio l’autista, Alberto lo conosco da trent’anni — dice Andrea Tessari – Ci siamo visti l’ultima volta due o tre sabati fa. È stata una disgrazia. Che idea mi sono fatto? Un malore o un guasto tecnico, da autista mi viene in mente un problema alla ruota anteriore destra».
Sul corpo di Rizzotto verrà eseguita l’autopsia. Verranno analizzate le “scatole nere” della navetta, si studieranno le telecamere. E, com’è normale in un caso del genere, è stata disposta una perizia informatico-forense sul cellulare: lo smartphone è stato sequestrato e sarà affidato a un consulente per ricostruire il traffico telefonico nei momenti precedenti allo schianto.
«Sono in azienda da otto anni e la cosa che più si notava di lui era il forte attaccamento al lavoro: si faceva un’ora di strada ogni giorno per essere in servizio», ricorda il suo collega Nicola. «Alberto era una persona buonissima. Non so dirle quanto siamo addolorati», aggiunge Emma.
In paese, le tapparelle di casa restano abbassate, una macchina parcheggiata fuori. Qui vive una famiglia normale: il padre è un generale dell’aeronautica, la madre maestra elementare e catechista, il fratello dipendente di un’azienda manifatturiera locale. Laura, un’amica di Alberto, ricorda sui social: «Dovevi portarci tutti nel tuo autobus alla festa di classe...». Al telefono aggiunge: «Eravamo molto legati, ci conosciamo dall’asilo. Era buono con tutti. Era un po’ che diceva quella cosa». In questa frazione silenziosa, dalla gelataia alla panettiera, ora tutti dicono: «Siamo in lutto, non riusciamo a farcene una ragione».