Mestre, il guardrail con il varco. “Ne mancavano due metri”. E mai un vero restauro
dal nostro inviato Rosario Di Raimondo , e di Chiara SpagnoloVENEZIA — I resti metallici di una protezione sventrata penzolano nell’aria. Basta guardare il cielo per immaginare un bus di tredicimila chili che sfonda le barriere e si schianta a terra. Ma c’è chi punta il dito proprio sul guardrail arrugginito che delimita il cavalcavia Rizzardi di Mestre: una semplice «ringhiera» secondo coloro che sollevano dubbi sulla sua utilità. L’assessore alla Mobilità del Comune di Venezia, Renato Boraso, spiega che tutta l’infrastruttura è al centro di un cantiere «da sette milioni di euro», aperto un mese fa, che ha tra gli obiettivi «l’adeguamento della piattaforma e delle barriere stradali». Eppure, il progetto esecutivo era stato affidato nel 2019 e fin da allora era chiaro che i lavori fossero urgenti perché il viadotto, dagli anni Sessanta, «non è stato oggetto di interventi di manutenzione straordinaria e rinforzo strutturale», come si legge nel progetto del primo stralcio.
VENEZIA — I resti metallici di una protezione sventrata penzolano nell’aria. Basta guardare il cielo per immaginare un bus di tredicimila chili che sfonda le barriere e si schianta a terra. Ma c’è chi punta il dito proprio sul guardrail arrugginito che delimita il cavalcavia Rizzardi di Mestre: una semplice «ringhiera» secondo coloro che sollevano dubbi sulla sua utilità. L’assessore alla Mobilità del Comune di Venezia, Renato Boraso, spiega che tutta l’infrastruttura è al centro di un cantiere «da sette milioni di euro», aperto un mese fa, che ha tra gli obiettivi «l’adeguamento della piattaforma e delle barriere stradali». Eppure, il progetto esecutivo era stato affidato nel 2019 e fin da allora era chiaro che i lavori fossero urgenti perché il viadotto, dagli anni Sessanta, «non è stato oggetto di interventi di manutenzione straordinaria e rinforzo strutturale», come si legge nel progetto del primo stralcio.
Solo una ringhiera
«Stiamo lavorando sulla dinamica dell’incidente che ha visto il bus toccare e scivolare lungo il guardrail per un cinquantina di metri e infine, con un’ulteriore spinta a destra, precipitare al suolo», spiega il procuratore di Venezia Bruno Cherchi. L’area è sotto sequestro, compresa la barriera di protezione. Saranno le indagini a chiarire se ha avuto un ruolo e perché. Per ora restano i dubbi. A partire da quelli di Massimo Fiorese, amministratore delegato de “La Linea”, l’azienda di trasporto per la quale lavorava l’autista Alberto Rizzotto. «Si vede l’autobus che a una velocità minima si appoggia su un guardrail. Che purtroppo non è un guardrail ma una ringhiera». Anche il presidente di Asaps (associazione amici e sostenitori della Polizia Stradale), Giordano Biserni, spiega: «Da quello che abbiamo potuto accertare, quello era un guardrail a unica onda alto un metro e mezzo e non il triplo, come sarebbe stato necessario».
Il varco
Tra gli aspetti da chiarire, c’è anche quel varco di circa due metri che a un certo punto divide in due il guardrail. Il bus avrebbe “strisciato” lungo la prima parte della barriera, si sarebbe spostato leggermente a sinistra in prossimità appunto di questo stacco e sarebbe di nuovo andato a sbattere sulla protezione, finendo poi per abbatterla più avanti. Dal Comune fanno sapere che quel varco fa parte dell’opera. Un’opera che, ad ogni modo, aveva bisogno di manutenzione. Ormai quattro anni fa l’amministrazione aveva affidato la realizzazione di un progetto per «l’adeguamento normativo» e il «consolidamento» del cavalcavia. La gara d’appalto è partita solo nel 2023 e il progetto risulta finanziato anche con fondi Pnrr (2,8 milioni sui 3,3 del primo stralcio).
Nessun intervento di manutenzione straordinaria
Ma è interessante leggere le «finalità e gli obiettivi» del progetto perché dimostrano che dal 2019 era chiaro che le barriere non erano a norma e che, in attesa di reperire i fondi per realizzare il progetto, non è stata ipotizzata alcuna temporanea messa in sicurezza: «Il viadotto Cavalcavia Superiore di Marghera è stato completato alla fine degli anni 60 del secolo scorso, e non è stato oggetto di interventi di manutenzione straordinaria e rinforzo strutturale successivi alla sua realizzazione». Il progetto prevedeva la sostituzione delle attuali protezioni con «barriere omologate in base al traffico», dotate anche «di rete anti-sasso» e in prossimità della ferrovia «di pannello cieco alto almeno un metro».
Protezioni a norma
L’assessore Boraso spiega: «Monitoravo la situazione dal 2016, quando sono arrivato. Abbiamo fatto il progetto preliminare, poi quello esecutivo, il definitivo, la gara d’appalto e finalmente eravamo potuti partire. I lavori prevedono anche il rifacimento totale dei guardrail. Oggi c’è un guardrail basso e poi una grande ringhiera, che non è banale». Le protezioni, dice, «sono vetuste ma a norma, almeno rispetto alle norme di allora». Cioè di quando? «Degli anni 70, 80». L’assessore non si dà pace: «Stanotte non ho dormito pensando a quelle vittime a terra. Speriamo di capire cos’è successo. Il bus era su un rettilineo, si è letteralmente capovolto e cercheremo di capire il perché. È una disgrazia: in quei casi puoi avere anche dieci guardrail ma tredici tonnellate non le fermi più».