MESTRE — Una consulenza tecnica sul guardrail. La disporrà la procura di Venezia per avere una fotografia precisa del cavalcavia dal quale martedì è precipitata la navetta piena di turisti. La protezione, secondo le critiche, era vecchia e inadeguata. E fa parte di un’opera del secolo scorso, mai oggetto di manutenzione straordinaria, sulla quale il Comune, già dalla fine del 2018 voleva intervenire. Ma i cantieri sono partiti solo un mese fa. E dureranno 600 giorni.
“Valuteremo con calma chi sentire”
«Stiamo accertando la situazione del guardrail, faremo tutte le attività possibili», dice il procuratore di Venezia Bruno Cherchi. Verrà ascoltato qualcuno del Comune? «Valuteremo con calma chi sentire» e quali documenti chiedere. Sul varco di quasi due metri lungo la barriera non si sbilancia: devono parlare gli esperti. Fino a ieri, il fascicolo per omicidio stradale plurimo era senza indagati. Prosegue l’ascolto dei superstiti «man mano che è possibile, in senso fisico e psicologico. Molti feriti hanno perso i parenti e sono in condizioni delicate». I loro racconti? «Parliamo di soggetti che tornavano a casa dopo una giornata in giro, erano stanchi, qualcuno dormiva o non si è accorto di nulla».
La dinamica dello schianto
L’area dov’è avvenuto l’incidente che ha provocato 21 morti e 15 feriti è sotto sequestro. Sul corpo dell’autista Alberto Rizzotto è stata eseguita l’autopsia per capire come è morto (se per un malore) e acquisire altri elementi dalle analisi del sangue. È stato fatto un nuovo sopralluogo per ricostruire la dinamica dello schianto. Tra le ipotesi c’è che la navetta, dopo aver strisciato lungo il guardrail, sia riuscita a superare il “buco” con la ruota anteriore destra strappando via la barriera solo al momento della caduta. Le verifiche della Polizia locale riguardano anche un cedimento della banchina, dove il mezzo potrebbe aver fatto perno per poi rovesciarsi e precipitare. Ieri sono stati acquisiti il libretto e i documenti tecnici del bus dalla società “La linea”.
“La sostituzione delle barriere”
L’intero nodo stradale è al centro di un piano di lavori da oltre sette milioni. La giunta comunale ne discute dal 2018, poi l’anno successivo si commissiona un progetto esecutivo. Dal quale si evince che il cavalcavia, finito negli anni ‘60, «non è stato oggetto di interventi di manutenzione straordinaria». Tra i lavori, si prevede «la sostituzione delle barriere». Più adatte. E a norma. Nel 2023 si arriva finalmente al dunque. Il cantiere se lo aggiudicano due società: Cadore asfalti e Celegato.
Sette anni dopo parte il cantiere
Un mese fa la macchina si mette in moto. Il cantiere durerà 600 giorni. Entro l’estate prossima l’assessore alla Mobilità Renato Boraso conta che sia portata a termine la prima parte, tra cui i guardrail. Per finire nel 2025. Sette anni dopo. «Dal 2016 monitoro il viadotto ma solo nel 2019 ho avuto la certezza dei fondi — spiega l’assessore, criticato dall’opposizione perché il Comune ha deciso di stanziare soldi per altro — Il cavalcavia lo abbiamo ereditato e bisognerebbe chiedersi perché prima non sia stato fatto nulla. Abbiamo dovuto trovare le risorse, fare le gare, non si può fare certo un affidamento diretto da 7 milioni. Ci sono tempi amministrativi. I nostri uffici sono stati messi in croce ma è tutto documentato. Si tratta di una struttura obsoleta, sulla quale dovevamo mettere mano. Ma non c’è un documento che dice “devi rifare tutto”». E quel varco in mezzo al guardrail «non c’entra nulla con il bus, che è uscito alcuni metri più avanti». Eppure l’ingegnere Maurizio Crispino, del politecnico di Milano, in un colloquio con l’Adkronos spiega: «Un varco del guardrail rappresenta un punto di uscita che su un viadotto è estremamente pericoloso. Se ci deve essere un varco, andrebbe comunque sempre protetto».