Battute Assisi e Padova: ora è Pompei la regina dei pellegrinaggi
di Iacopo ScaramuzziQuestione di prospettiva: rispetto a un quarto di secolo fa, il calo dei pellegrini è rilevante, ma in confronto alla ben più accentuata diminuzione della pratica religiosa nelle parrocchie, l’afflusso dei fedeli nei santuari italiani rimane alto, a volte è addirittura in ripresa. Una devozione che resiste al vento della secolarizzazione e attira ogni anno tra gli otto e i dieci milioni di fedeli nei principali luoghi che custodiscono un’antica venerazione per la Madonna o per i santi più popolari.
Devozione antica e nuovi ospiti
«Qui trovi la possibilità di fare un’esperienza di fede speciale, e a differenza di una parrocchia, dove il povero parroco non può fare tutto, trovi a disposizione sacerdoti, confessori, padri spirituali che ti ascoltano», spiega padre Mario Magro, presidente del Coordinamento nazionale dei santuari che ha censito, in tutta Italia, circa 2800 santuari: «In un mondo scristianizzato c’è ancora bisogno di riscoprire chi siamo, perché soffriamo, tornare in noi st…
Questione di prospettiva: rispetto a un quarto di secolo fa, il calo dei pellegrini è rilevante, ma in confronto alla ben più accentuata diminuzione della pratica religiosa nelle parrocchie, l’afflusso dei fedeli nei santuari italiani rimane alto, a volte è addirittura in ripresa. Una devozione che resiste al vento della secolarizzazione e attira ogni anno tra gli otto e i dieci milioni di fedeli nei principali luoghi che custodiscono un’antica venerazione per la Madonna o per i santi più popolari.
Devozione antica e nuovi ospiti
«Qui trovi la possibilità di fare un’esperienza di fede speciale, e a differenza di una parrocchia, dove il povero parroco non può fare tutto, trovi a disposizione sacerdoti, confessori, padri spirituali che ti ascoltano», spiega padre Mario Magro, presidente del Coordinamento nazionale dei santuari che ha censito, in tutta Italia, circa 2800 santuari: «In un mondo scristianizzato c’è ancora bisogno di riscoprire chi siamo, perché soffriamo, tornare in noi stessi avendo dalla nostra parte Dio e la Madonna», afferma il rogazionista che è rettore del santuario di Sant’Antonio a Messina.
Conta la devozione personale, conta l’antica tradizione famigliare, ma «anche i social hanno fatto crescere i pellegrinaggi», nota Mario Magro, che sottolinea, inoltre, la presenza di servizi caritatevoli: pasti per i poveri, il centro Bartolo Longo per ragazzi in difficoltà a Pompei, ma «ci sono anche santuari che hanno messo a disposizione le proprie strutture per i migranti», sottolinea il sacerdote: «Noi ne ospitiamo una trentina».
Il palmarès del sacro
Rispetto al passato, certo, non c’è paragone. Quasi 25 anni fa il Vaticano rese nota una classifica con numeri oggi irraggiungibili: nel 1998 erano stati 7,5 milioni i fedeli che avevano visitato San Giovanni Rotondo, 5 si erano recati a Padova, 4,5, ad Assisi, Pompei e Loreto. Cifre competitive con il palmarès mondiale del sacro: Guadalupe in Messico (14 milioni), Aparecida in Brasile (7 milioni), e poi Fatima, Lourdes, Czesochowa, Santiago de Compostela, tutti attorno ai 5 milioni. Nel corso del tempo si è affermata Medjugorje: il Papa non ha mai riconosciuto le apparizioni, ma ha approvato i pellegrinaggi, che avrebbero toccato i tre milioni di presenze all’anno.
La pandemia e la ripresa
Secondo le stime della Chiesa, negli ultimi anni il santuario di Pompei è meta di oltre tre milioni di pellegrini, Loreto 2,5, Assisi 2 milioni, Sant’Antonio da Padova un milione, la stessa cifra approssimativamente per San Giovanni Rotondo, un po’ meno al Divino Amore vicino Roma. O, almeno, queste erano le stime prima del Covid: la pandemia ha abbattuto le presenze, che però, assicura padre Magro, sono in «ottima ripresa: stiamo risalendo ai tempi pre pandemia».
Un censimento dei santuari italiani verrà presentato a novembre nel corso di un convegno in Vaticano del dicastero per la Nuova evangelizzazione guidato da monsignor Rino Fisichella, al quale papa Francesco, attentissimo alla devozione popolare fin dai tempi di Buenos Aires, ha affidato la supervisione dei santuari.
Contatto con il sacro e cattolicesimo magico
Il calo dei pellegrinaggi nel lungo periodo, così come la loro relativa resistenza, non stupisce Stefania Palmisano, sociologa delle religioni all’università di Torino. «Tutte le statistiche fotografano un cattolicesimo italiano in declino nella pratica, nelle credenze, nell’esperienza religiosa e anche nella preghiera», spiega la studiosa, che nota, però, come «anche a fronte di processi di secolarizzazione, persista un sentimento religioso di fondo». Un’esigenza di «contatto personale e diretto con il sacro», in particolare, che trascolora, talvolta, in un «cattolicesimo magico», o si può esprimere in altre manifestazioni, dal turismo nei monasteri al cibo autentico, «una ricerca della salvezza non scindibile dalla ricerca della salute e del benessere», spiega Palmisano, che ha recentemente pubblicato con Nicola Pannofino il libro Religione sotto spirito. Viaggio nelle nuove spiritualità (Mondadori). E così i fedeli, almeno un certo tipo, continuano a frequentare i santuari, in particolare i luoghi legati a una tradizione di apparizioni e miracoli. «La modernità avanzata non spegne il desiderio bisogno di Dio», spiega Palmisano, «anche se non riempie le chiese».