Così è morta Giulia Cecchettin: Turetta l’ha accoltellata 20 volte e poi abbandonata sotto i sacchi di plastica
dal nostro inviato Rosario Di RaimondoVIGONOVO (Venezia) – L’ha colpita con violenza, fino a renderla “esanime”, in una strada nella zona industriale di Fossò. L’ha trascinata e caricata nel bagagliaio della sua Grande Punto. Dopo più di cento chilometri, dopo averla accoltellata 20 volte – in testa, sul collo, sulle mani e sulle braccia – ha preso in braccio il suo corpo, è sceso lungo un dirupo e lo ha deposto sotto una grande roccia, coprendolo con dei sacchi neri. È questa la ricostruzione delle ultime ore di vita di Giulia Cecchettin, la ragazza di 22 anni che secondo gli investigatori è stata uccisa dall’ex fidanzato Filippo Turetta, arrestato in mattinata in Germania.
Turetta non ha lanciato o lasciato cadere il corpo della studentessa, nella zona di montagna di Piancavallo. Ma lo ha portato giù, lungo un canalone. Dall'ispezione esterna della salma svolta dal medico legale, emerge che le coltellate sono state svariate, in più parti del corpo. Compre…
VIGONOVO (Venezia) – L’ha colpita con violenza, fino a renderla “esanime”, in una strada nella zona industriale di Fossò. L’ha trascinata e caricata nel bagagliaio della sua Grande Punto. Dopo più di cento chilometri, dopo averla accoltellata 20 volte – in testa, sul collo, sulle mani e sulle braccia – ha preso in braccio il suo corpo, è sceso lungo un dirupo e lo ha deposto sotto una grande roccia, coprendolo con dei sacchi neri. È questa la ricostruzione delle ultime ore di vita di Giulia Cecchettin, la ragazza di 22 anni che secondo gli investigatori è stata uccisa dall’ex fidanzato Filippo Turetta, arrestato in mattinata in Germania.
Turetta non ha lanciato o lasciato cadere il corpo della studentessa, nella zona di montagna di Piancavallo. Ma lo ha portato giù, lungo un canalone. Dall'ispezione esterna della salma svolta dal medico legale, emerge che le coltellate sono state svariate, in più parti del corpo. Comprese le mani, segno che Giulia ha tentato in tutti i modi di difendersi.
Il corpo è stato abbandonato lungo la tortuosa strada della Val Caltea una settimana fa: erano da poco passate le 3 di domenica mattina 12 novembre. Quattro ore prima, i due ragazzi erano davanti casa di lei. Le indagini dei carabinieri hanno ricostruito ogni singolo movimento dell'auto da quando è entrata in Friuli Venezia Giulia dalla provincia di Treviso.
La prima registrazione delle telecamere risale alle 2.02 a Sacile: la Fiat Grande Punto nera viene immortalata dalle telecamere comunali. L’utilitaria gira per la città per qualche minuto e poi imbocca la strada per Caneva, dove transita alle 2.18. Sale verso il castello, ritorna in centro, ripassa per la piazza e svolta per la ex provinciale 29, direzione Polcenigo, i cui lettori targhe la inquadrano alle 2.27.
Per quattro giorni gli investigatori dispongono soltanto di questi dati: il passaggio successivo, circa due ore dopo, è di nuovo in territorio veneto. La Punto passa per le gallerie della diga del Vajont verso le 5, in comune di Longarone (Belluno), dopo aver oltrepassato Erto e Casso.
Ed è quel "buco" di due ore a insospettire gli inquirenti. Per questo le ricerche si intensificano in quella zona, un territorio molto vasto. La svolta arriva giovedì: le telecamere del Piancavallo riprendono a funzionare dopo una sospensione temporanea per manutenzione. Il software aveva tuttavia continuato a immagazzinare i dati e alla ripartenza genera l'alert relativo alla macchina ricercata in Italia e in Austria: l'utilitaria è arrivata ai 1.300 metri di quota della stazione turistica alle 3. E' l'elemento che mancava: le riprese non inquadrano più la vettura che torna ad Aviano e, dunque, l'unica alternativa è l'impervia stradina della Val Caltea. Qui, si stima una decina di minuti dopo, Filippo ha lasciato il corpo di Giulia nella scarpata.
Un'operazione che ha potuto portare a termine senza il rischio di essere scoperto: a tre giorni dalla chiusura stagionale dell'arteria, non passa già più nessuno. Il giovane probabilmente si ferma in zona per un po', per questo gli investigatori proseguono anche oggi nella ricerca di reperti. Con i droni battono di nuovo la strada per capire se si sia disfatto di altri oggetti, tra cui il coltello con cui ha massacrato l'ex fidanzata. All'appello mancano anche i telefoni.
Turetta poi ha proseguito nella sua fuga. Come riportato dal Corriere Veneto, avrebbe usato banconote con macchie di sangue per fare benzina in un distributore automatico di Cortina, lì dove le telecamere hanno registrato uno degli ultimi passaggi dell’auto in Italia. Infine la fuga all’estero, fino in Germania: la sua auto si ferma sulla corsia d’emergenza perché, secondo gli agenti della polizia stradale tedesca, era finita la benzina e Filippo non aveva soldi per fare nuovamente rifornimento.