PESARO – Condannato due volte per violenza sessuale e maltrattamenti avvenuti nel 2020 e nel 2021 ad una pena complessiva di 10 anni e 4 mesi – la prima è di 6 anni e la seconda di 4 anni e 4 mesi - confermati in appello, è fuggito dagli arresti domiciliari una settimana fa, rompendo il braccialetto elettronico che ha fatto subito scattare il segnale, ma quando i carabinieri sono arrivati a casa l’uomo era già fuggito. Da allora vivono nell'incubo le due donne che lo avevano denunciato e mandato a processo al Tribunale di Pesaro, facendolo condannare, assistite dall'avvocato Elena Fabbri, del foro di Rimini, convocate entrambe dai militari.
La fuga dalla casa della madre
Federico Marcelli, 49 anni, pesarese, ex barista, era ai domiciliari che scontava nell'abitazione della madre, in attesa della sentenza della Cassazione. Ma ha fatto perdere le proprie tracce dal 15 novembre e le ricerche sono in corso. "Marcelli è un manipolatore, sarebbe capace di far credere di essere un santo - dice una delle due vittime, una 43enne moldava, madre di un bambino di 6 anni, avuto dall'uomo -. Ci ho creduto anch'io per tre anni, ma poi ha iniziato a violentarmi e a maltrattarmi. Sono rimasta incinta e l'ho denunciato. Mi hanno portata in una struttura protetta con mio figlio. Ma lui riuscì a sapere l'indirizzo del mio alloggio da chi doveva proteggermi”.
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"Ora avverto sempre prima i carabinieri”
“Così - aggiunge - me lo sono visto all'interno della struttura, sorridente e rilassato con la scusa di vedere il figlio. Voleva dimostrarmi di cosa era capace". "Ora che è fuggito - commenta amareggiata -, esco dalla struttura per andare al lavoro, avvertendo sempre prima i carabinieri e lo faccio al rientro. Ho anche una casa mia in affitto, ma non ci vado per paura. Questo non è vivere". I militari dal canto loro fanno continui passaggi sotto casa delle due ex dell’uomo per scongiurare possibili visite e incontri.
“Mi ha violentato più volte”
Più breve, ma non meno pesante la relazione dell'altra vittima, residente in un centro antiviolenza tra Pesaro e Urbino, una donna di 49 anni. "Mi violentava ogni volta che voleva, soprattutto al lavoro - racconta -. Io gli ho creduto per due mesi, poi l'avevo lasciato, ma ormai mi aveva fatto investire i miei soldi in un bar che non potevo lasciare. E lui era lì, ogni volta, a violentarmi". Abusi consumati anche nella dispensa dietro il bancone del bar e subiti per paura: "lui aveva un machete nella cameretta dove dormiva sotto il bar". Machete che gli inquirenti hanno effettivamente trovato sul letto. "Per la vergogna, non dicevo niente a nessuno - prosegue lei -. Poi un giorno mi ha gettato a terra e ho battuto la testa. Mi sono svegliata dopo mezzora, sono uscita dal bar, l'ho visto che rideva, sono salita in macchina e sono andata al pronto soccorso. I medici hanno capito tutto e hanno chiamato la polizia. A quel punto ho raccontato il mio inferno. Pensavo che lui avrebbe pagato il suo debito rinchiuso in carcere. Invece - dice a fatica - è stato rimandato a casa e adesso è fuggito. Io non riesco nemmeno ad uscire a fare la spesa per il terrore di incontrarlo. Ho paura e so di essere sola".
La fuga per evitare la condanna
Nel caso di pena confermata, per l’uomo si aprirebbero subito dopo le porte del carcere. Secondo gli inquirenti è questo il motivo che lo ha spinto a fuggire, probabilmente all’esteto, dove può vivere con un’altra identità. "Oggi – ha detto l’avvocato Fabbri – dai carabinieri una delle mie clienti tremava. Il pericolo reale che l’uomo cerchi di contattarle c’è. Noi cerchiamo di stare loro vicino, anche tramite l’associazione ’Gens Nova’, che tutela donne e minori. Già in passato, tra un’udienza e l’altra, – prosegue il legale – scrissi pagine e pagine di memorie sostenendo che c’era un pericolo di fuga. È un film già visto".