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Test Invalsi, il rapporto difficile fra l’Italia e la matematica: “Abbattiamo i luoghi comuni, anche i numeri sono creativi”

Intervista a Giovannina Albano, che insegna all’università di Salerno: “Dicono che la matematica sia per pochi, o sei portato o non la puoi amare. Non è così. L’aspetto emotivo viene troppo trascurato”
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«È una giornata particolare per parlare di differenze di genere in matematica. Il problema non è una materia, ma la nostra cultura. Forse siamo più indietro di quanto non pensiamo, altro che moderni».

Giovannina Albano insegna geometria, algebra e logica agli studenti di ingegneria informatica dell’università di Salerno. Presiede l’Associazione italiana di ricerca sulla didattica della matematica e ha collaborato con l’Accademia dei Lincei. Alla richiesta di commentare il gap di genere in matematica rilevato dai test Pisa 2022 pubblicati da Invalsi il suo pensiero va al funerale appena celebrato di Giulia Cecchettin, che proprio ingegneria studiava prima di essere assassinata.

In matematica vanno meglio i ragazzi maschi del nord figli di famiglie affluenti. Perché tante disuguaglianze in una materia sola?

«Per me è una giornata triste. Sono una donna del Sud, mia madre aveva la terza elementare, di mio padre ricordo ancora il diploma di terza media preso alle scuole serali. Mia sorell…

«È una giornata particolare per parlare di differenze di genere in matematica. Il problema non è una materia, ma la nostra cultura. Forse siamo più indietro di quanto non pensiamo, altro che moderni».

Giovannina Albano insegna geometria, algebra e logica agli studenti di ingegneria informatica dell’università di Salerno. Presiede l’Associazione italiana di ricerca sulla didattica della matematica e ha collaborato con l’Accademia dei Lincei. Alla richiesta di commentare il gap di genere in matematica rilevato dai test Pisa 2022 pubblicati da Invalsi il suo pensiero va al funerale appena celebrato di Giulia Cecchettin, che proprio ingegneria studiava prima di essere assassinata.

In matematica vanno meglio i ragazzi maschi del nord figli di famiglie affluenti. Perché tante disuguaglianze in una materia sola?

«Per me è una giornata triste. Sono una donna del Sud, mia madre aveva la terza elementare, di mio padre ricordo ancora il diploma di terza media preso alle scuole serali. Mia sorella e io però non avevamo il permesso di aiutarli. Dovevamo studiare, perché la cultura aveva più valore di tutto. Oggi è ancora così?».

La sua storia va contro i luoghi comuni.

«I luoghi comuni sono il motivo per cui esistono queste differenze di genere, di geografia, di status sociale. Sono i luoghi comuni che dobbiamo demolire prima di tutto, se vogliamo promuovere davvero la matematica».

Ad esempio?

«La matematica è per pochi, o sei portato o non la puoi amare. Questo luogo comune ha un impatto negativo soprattutto sui ragazzi più bravi. Può sembrare paradossale, ma i giovani non hanno il desiderio di sentirsi degli eletti. Preferiscono essere uguali agli altri, riconoscersi in un gruppo, mentre i geni della matematica in genere vengono emarginati. Quando in aula faccio una domanda ai miei studenti, la loro prima reazione è imboscarsi. Stanarli è il lavoro degli insegnanti».

Altri esempi?

«Per la matematica serve allenare il cervello. È il luogo comune che ci spinge a ripetere sempre gli stessi esercizi, a dare eccessiva importanza alle procedure, finendo per considerare la matematica arida. L’Ocse ha introdotto la valutazione del pensiero creativo proprio per superare questa visione. Contrariamente a quanto si impara spesso a scuola, infatti, molti problemi non hanno una sola soluzione. E alle soluzioni si può arrivare per più strade diverse. La matematica è creativa, non solo razionale (altro luogo comune), ha un aspetto emotivo troppo spesso trascurato. Spesso ti spinge a lanciare il cuore oltre l’ostacolo, immaginare l’inimmaginabile».

Che ruolo giocano le emozioni?

«Sono importanti per l’apprendimento di tutte le materie, ma per la matematica di più. Spesso gli studenti si perdono perché la associano a sensazioni frustranti e negative. Io mi ritrovo spesso a ricordare mia madre seduta accanto mentre studiavo. Non poteva certo aiutarmi a fare i compiti – e per fortuna - ma mi preparava il tè o la cioccolata calda. Quelle sensazioni mi hanno sicuramente aiutato. Per molti all’origine dell’amore della matematica c’è un insegnante con cui si era creata una sintonia».

Alle sue lezioni ci sono più ragazzi o ragazze?

«Un terzo le ragazze, due terzi i ragazzi. Siamo in fondo a ingegneria informatica, dimora di un altro luogo comune: i computer sono strumenti da maschi. I passi avanti però non sono mancati. Quando ho iniziato a insegnare le ragazze si contavano sulla punta delle dita. E io prima ancora avevo avuto l’appoggio dei miei genitori».

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