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Patto sui migranti Italia-Albania, i partner europei avvertono Roma: “Forzatura politica e rischi per i diritti”

Il presidente del Consiglio Giorgia Meloni e il primo ministro albanese Edi Rama

 (ansa)

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A suscitare dubbi la fragilità del sistema albanese: se le garanzie sull’asilo non saranno rispettare l’accordo sarà un fallimento
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Bruxelles — Non è ancora un altolà formale. Ma ci si avvicina. Il giudizio dell’Ue sull’accordo siglato da Roma con Tirana per trasferire in Albania una quota dei migranti è che si tratti di un passo giuridicamente molto a rischio. E il ministro dell’Interno italiano ha avuto un segnale preciso in questa direzione proprio lunedì scorso.

Quel giorno, infatti, il capo del Viminale è volato a Bruxelles per prendere parte alla riunione del cosiddetto “Gruppo di Berlino” di cui fanno parte Italia, Francia, Germania, Repubblica Ceca, Svezia, Spagna e Belgio. Un summit ristretto soprattutto per discutere l’approvazione finale del Patto su asilo e migranti, e anche per fare il punto sull’allerta terrorismo. All’incontro dei sei ministri ha partecipato anche la Commissaria Ue Ylva Johannsson.

I rischi

A margine dell’incontro, però, in diversi hanno chiesto informazioni sul protocollo italo-albanese. E soprattutto hanno domandato se il Consiglio dei ministri fissato per il giorno dopo avrebb…

Bruxelles — Non è ancora un altolà formale. Ma ci si avvicina. Il giudizio dell’Ue sull’accordo siglato da Roma con Tirana per trasferire in Albania una quota dei migranti è che si tratti di un passo giuridicamente molto a rischio. E il ministro dell’Interno italiano ha avuto un segnale preciso in questa direzione proprio lunedì scorso.

Quel giorno, infatti, il capo del Viminale è volato a Bruxelles per prendere parte alla riunione del cosiddetto “Gruppo di Berlino” di cui fanno parte Italia, Francia, Germania, Repubblica Ceca, Svezia, Spagna e Belgio. Un summit ristretto soprattutto per discutere l’approvazione finale del Patto su asilo e migranti, e anche per fare il punto sull’allerta terrorismo. All’incontro dei sei ministri ha partecipato anche la Commissaria Ue Ylva Johannsson.

I rischi

A margine dell’incontro, però, in diversi hanno chiesto informazioni sul protocollo italo-albanese. E soprattutto hanno domandato se il Consiglio dei ministri fissato per il giorno dopo avrebbe modificato i termini dell’intesa. Un interrogativo non casuale. Perché? Perché in Commissione preferiscono aspettare la formulazione definitiva prima di emettere un giudizio finale. Nello stesso tempo, sia gli uffici di Palazzo Berlaymont sia alcuni dei partner presenti all’incontro hanno richiamato l’attenzione di Piantedosi su alcuni rischi. Di natura politica e di natura legale.

Il nodo “politico” si concentra sul numero di migranti e richiedenti asilo che approdano ogni anno in Italia. Nonostante il record assoluto di arrivi previsto per quest’anno, la valutazione generale è stata che la situazione nel nostro Paese non giustifica una misura di questo genere. Germania e Francia, ad esempio, affrontano flussi molti più intensi. E anche i Paesi dell’est, in seguito alla guerra in Ucraina, hanno dovuto fare i conti con un esodo non paragonabile agli sbarchi registrati in Italia.

La tenuta del sistema albanese

Il secondo aspetto si concentra sulla “tenuta” del sistema albanese. Tirana ha chiesto l’adesione all’Ue. L’ultimo report presentato a novembre scorso, pur riconoscendo gli sforzi compiuti, mette in evidenza alcun deficit strutturali consistenti. A cominciare dal tasso di corruzione. «Nonostante alcuni progressi e i continui sforzi nella lotta alla corruzione — si legge — , questo rimane un settore che desta serie preoccupazioni. Nel complesso, la corruzione è prevalente in molti settori della vita pubblica e imprenditoriale e le misure preventive continuano ad avere un impatto limitato, in particolare nei settori vulnerabili».

Le lacune

Nello stesso Report della Commissione si evidenziano alcune lacune proprio nella gestione dei migranti: «Non sono stati compiuti progressi per quanto riguarda i rinvii e l’accesso alle procedure di asilo e permangono carenze nelle procedure di rimpatrio. L’Albania dovrebbe adottare misure concrete per rispondere alle esigenze dei minori non accompagnati e allineare la sua politica in materia di visti a quella dell’Ue. Sebbene il numero di domande di asilo presentate da cittadini albanesi negli Stati membri dell’Ue e nei Paesi associati Schengen rimanga inferiore al livello pre-pandemia, nel 2022 è nuovamente aumentato». Sostanzialmente gli alleati stanno facendo notare al governo italiano che queste criticità non consentono un efficiente gestione dell’accordo. «Quali garanzie ci sono — è l’interrogativo — che nei centri costruiti in Albania si rispetti il diritto europeo, se permane un livello di corruzione così alto e se non si riesce a garantire le procedure d’asilo?».

I possibili ricorsi

Peraltro, Palazzo Berlaymont ha già fatto notare a Palazzo Chigi che i migranti recuperati in acque internazionali non sono sottoposti alla legge dell’Unione. Ma una volta arrivati in Albania verranno amministrati secondo la normativa italiana e quindi sottoposti al controllo europeo. In sintesi, l’ammonimento è questo: attenzione ai ricorsi alla Corte di Giustizia europea che saranno immediati e numericamente consistenti. Il rischio è che le garanzie sul diritto d’asilo non verranno rispettate e che il protocollo muoia prima ancora di nascere. E diverse associazioni umanitarie si stanno già muovendo in questa direzione. E forse non è un caso che proprio ieri Hans Leijtens, il direttore di Frontex (l’Agenzia europea della Guardia di frontiera e costiera), abbia ricordato che non è permesso «fare rimpatri da Paesi terzi». Quindi, «non ci è consentito aiutare l’Albania a rimpatriare migranti. Se l’Italia ha bisogno di aiuto possiamo farlo sul suolo italiano con la giurisdizione italiana».

Il titolare del Viminale, intervenendo ieri alla Camera, ha glissato su queste difficoltà. «Il protocollo sottoscritto tra Italia e Albania — si è limitato a dire — è uno strumento inedito e particolarmente innovativo in linea con gli obiettivi del governo in materia migratoria tra i quali rimane in primo luogo quello di fermare le partenze».

E chissà se qualche ulteriore preoccupazione sta emergendo a Palazzo Chigi dopo che l’opposizione albanese ha denunciato l’accordo alla Corte costituzionale. Insomma, l’intesa voluta da Giorgia Meloni sembra già collocata su un crinale davvero molto scivoloso.

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