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I porti italiani nelle mani dei clan: traffici di droga, prodotti alimentari taroccati e griffe false

Il rapporto di Libera: a sorpresa è Ancona quello in cui sono stati intercettati più episodi illegali nel 2023. La 'ndrangheta controlla a tappeto gli scali liguri
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Traffico di stupefacenti ma non solo. Nei porti italiani, controllati a tappeto dalla criminalità organizzata, passano merci taroccate per miliardi di euro. E le infiltrazioni delle clan nelle attività legali sono sempre più ramificate.

E’ un ritratto assai preoccupante quello disegnato da Libera in “Diario di bordo, storie, dati meccanismi delle proiezioni criminali nei porti italiani presentato questa mattina a Roma da don Luigi Ciotti insieme al procuratore nazionale antimafia Giovanni Melillo.

Tra il 2006 e il 2022 più di un porto italiano su sette è stato oggetto degli interessi della criminalità organizzata. Almeno 54 i porti italiani oggetto di proiezioni criminali, con la partecipazione di 66 clan, un episodio di criminalità ogni tre giorni.

Le merci taroccate

Le arance dall’Egitto, i mangimi da Etiopia e Nigeria, i pomodori secchi e l’olio d’oliva dalla Tunisia, i prodotti ittici dall’Oman, i molluschi dalla Grecia sono gli alimenti contraffatti che più transitano dai porti …

Traffico di stupefacenti ma non solo. Nei porti italiani, controllati a tappeto dalla criminalità organizzata, passano merci taroccate per miliardi di euro. E le infiltrazioni delle clan nelle attività legali sono sempre più ramificate.

E’ un ritratto assai preoccupante quello disegnato da Libera in “Diario di bordo, storie, dati meccanismi delle proiezioni criminali nei porti italiani presentato questa mattina a Roma da don Luigi Ciotti insieme al procuratore nazionale antimafia Giovanni Melillo.

Tra il 2006 e il 2022 più di un porto italiano su sette è stato oggetto degli interessi della criminalità organizzata. Almeno 54 i porti italiani oggetto di proiezioni criminali, con la partecipazione di 66 clan, un episodio di criminalità ogni tre giorni.

Le merci taroccate

Le arance dall’Egitto, i mangimi da Etiopia e Nigeria, i pomodori secchi e l’olio d’oliva dalla Tunisia, i prodotti ittici dall’Oman, i molluschi dalla Grecia sono gli alimenti contraffatti che più transitano dai porti italiani e vengono immessi sui nostri mercati. Da Cina, Grecia e Turchia arrivano invece i container pieni di abiti dalle griffe taroccate mentre la Cina la fa da padrona sull’elettronica.

I porti più coinvolti

Nell’immaginario collettivo è senza dubbio Gioia Tauro il porto italiano in cui si susseguono i blitz delle forze dell’ordine a caccia degli stupefacenti che arrivano in Italia da Medioriente e Sudamerica. Ma a sorpresa il porto dove nel 2023 si sono verificati più attività illecite è Ancona, con 15 casi, seguito da Genova con 14 casi e Napoli e Palermo con 11 episodi.

La Liguria nelle mani della 'ndrangheta

“Gli scali marittimi rappresentano per i gruppi criminali un’opportunità per incrementare i propri profitti e per rafforzare collusioni”, scrive Libera. Su 66 clan ben 41 sono gruppi di ‘ndrangheta che operano in diversi mercati illeciti: traffico di rifiuti, traffico di armi, contrabbando sigarette, traffico di prodotti contraffatti, estorsioni e usura, e soprattutto traffico di stupefacenti. Le proiezioni della ‘ndrangheta sembrano manifestarsi sia nei piccoli porti calabresi (Amantea, Badolato, Cetraro, Corigliano Calabro, Isola di Capo Rizzuto, Tropea, Crotone), sia nell’importante hub di Gioia Tauro. Le attività illecite, però, superano i confini regionali e coinvolgono altri porti del Sud Italia (Napoli e Salerno), del Centro Italia (come Livorno) e del Nord-Est (Venezia e Trieste). Particolarmente significativo sembra il caso della Liguria dove proiezioni della ‘ndrangheta sembrano coinvolgere tutti i principali porti: Genova, La Spezia, Vado Ligure e Savona.

Gioa Tauro, hub della cocaina in Europa

Il porto calabrese oggi è uno dei porti strategici per l’importazione della cocaina in Europa. I numeri dei sequestri sono ingentissimi e danno l’idea dei guadagni enormi che fa la ndrangheta la quale, grazie a questi business sta comprando mezza Europa: ad aprile del 2023 la Guardia di Finanza e le Dogane hanno comunicato che nei due anni precedenti erano stati sequestrati solo a Gioia Tauro, ben 38 tonnellate di cocaina, circa il 93,7% di quella sequestra in tutta Italia. Miliardi di euro, molti di più di una finanziaria dello Stato, che drogano il mercato legale con flussi di economia illegale.

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