Questa è una storia di palle ovali e di cuori neri, di giovani atleti e di saluti romani. E di un ex poliziotto dai modi molto spicci passato dalla “macelleria messicana” della Diaz al G8 di Genova al ruolo di potente dirigente sportivo nazionale. È una storia di maglie sudate e di potere, di valori traditi, di insulti e minacce. Il risultato è una macchia sullo sport nazionale. Perché si parla di una Disciplina sportiva del Coni prossima a diventare Federazione sportiva nazionale. Ma esposta, a questo punto, al rischio di inciampare nella corsa al sogno appena acceso delle Olimpiadi di Los Angeles 2028.
Andiamo con ordine. Lo sport, anzi, gli sport in questione: il football americano e il flag football. Che sarebbe la versione soft del primo. Si usa la stessa palla. La differenza è che non c’è contatto fisico perché l’avversario non viene fermato tramite il placcaggio ma prendendo una bandierina – la flag, appunto – attaccata alla cintura del giocatore. Il flag football è in forte cr…
Questa è una storia di palle ovali e di cuori neri, di giovani atleti e di saluti romani. E di un ex poliziotto dai modi molto spicci passato dalla “macelleria messicana” della Diaz al G8 di Genova al ruolo di potente dirigente sportivo nazionale. È una storia di maglie sudate e di potere, di valori traditi, di insulti e minacce. Il risultato è una macchia sullo sport nazionale. Perché si parla di una Disciplina sportiva del Coni prossima a diventare Federazione sportiva nazionale. Ma esposta, a questo punto, al rischio di inciampare nella corsa al sogno appena acceso delle Olimpiadi di Los Angeles 2028.
Andiamo con ordine. Lo sport, anzi, gli sport in questione: il football americano e il flag football. Che sarebbe la versione soft del primo. Si usa la stessa palla. La differenza è che non c’è contatto fisico perché l’avversario non viene fermato tramite il placcaggio ma prendendo una bandierina – la flag, appunto – attaccata alla cintura del giocatore. Il flag football è in forte crescita: praticato da oltre 200 milioni di persone nel mondo, piace molto ai giovani e anche ai genitori; è meno ruvido del football americano, tanto agonismo, certo, ma meno bernoccoli.
A metà ottobre scorso arriva una bella notizia che esalta la FIDAF (Federazione italiana football americano): il Comitato olimpico internazionale ha inserito il flag football tra le nuove discipline ammesse a Los Angeles 2028. Fino a qui, tutto bene. Ora facciamo un passo indietro. E’ la scorsa primavera. I ragazzi - tutti minorenni - della Nazionale junior di flag football sono a Cecina per un raduno. Sul van che li trasporta dal campo all’hotel i ragazzi fanno un saluto romano collettivo. Le braccia tese vengono immortalate dalla videocamera di uno smartphone. In primo piano si vede il team manager delle squadre nazionali maschili junior , Francesco Caruso. Folta barba, occhiali da sole, felpa. Pare molto fiero della scena. Infatti posterà sul suo profilo Facebook quei saluti fascisti fatti da atleti adolescenti. Accanto a Caruso, nella foto, si vede un coach.
La fotografia gira sui social. Arriva una segnalazione in Federazione. Caruso viene sospeso per due mesi. E sanzionato (multa di 500 euro). Nel frattempo il team manager si dimette.
Chi sono i vertici della Fidaf? Il presidente è da 21 anni Leoluca Orlando, ex sindaco di Palermo. Il sindaco anti-Cosa Nostra della “Primavera di Palermo”. Il vice di Orlando è un nome noto alle cronache non solo sportive. Fabio Tortosa, vicepresidente vicario. Chi si è occupato del G8 di Genova e dei pestaggi alla scuola Diaz e alla caserma di Bolzaneto lo conosce bene, Tortosa. Fu tra gli 80 poliziotti inquisiti per la “macelleria messicana” del 2001. Faceva parte del famigerato VII nucleo, l’unità di élite del Reparto Mobile di Roma creata apposta per il G8. Nel 2015 Tortosa scrisse questo post su Fb: “Carlo Giuliani fa schifo e fa schifo anche ai vermi sottoterra”. Il 9 aprile rivendicò quel drammatico 21 luglio 2011: “Io ero quella notte alla Diaz. Io ci rientrerei mille e mille volte”.
In seguito a quelle gravi affermazioni il 16 aprile 2015 l’allora capo della Polizia Alessandro Pansa sospese immediatamente Tortosa dal servizio. Sollevato dall’incarico anche il dirigente del reparto Mobile di Cagliari Antonio Adornato, che aveva cliccato “mi piace” (uno dei 200 e passa like al post di Tortosa). Per le infami parole su Giuliani, Tortosa si scusò. Quanto alle accuse sui pestaggi le respinse, ammettendo che ci fu sì massacro, ma i responsabili – disse - non furono lui e i colleghi del VII nucleo (“Alla Diaz non ho rotto teste, a picchiare furono altri”). Una versione smentita dal processo su quei fatti.
La “macelleria” di Bolzaneto fu accertata dalla sentenza della Corte Europea che condannò l’Italia per tortura. Un pronunciamento che imbarazzò i vertici della polizia di Stato e i protagonisti di quelle vicende. Nel 2015 Tortosa, romano, ha 42 anni. Prima di portare il casco da celerino ha indossato quello da football, di cui è appassionato fin da giovanissimo. La parabola sportiva è inversamente proporzionale a quella professionale. Da tifoso adolescente degli U-Boat di Ostia, nel ’90 Tortosa indossa la maglia dei Marines Ostia che poi diventerà Lazio Football Americano (unica squadra di Roma a militare in 1° divisione, che sarebbe la serie A del Football americano). Una maglia alla quale – a parte qualche breve parentesi in altri club in giro per il Paese – il poliziotto resta legato fino a quando appende le scarpe al chiodo. Ha sempre giocato da “centro”, il ruolo di chi protegge il quarterback ovvero il regista della squadra. “Mi faceva vibrare la pelle pensare che in attacco tutto partiva da me”, disse Tortosa.
Come un Totti del football americano, quando smette di giocare il club romano ritira il suo numero di maglia 62. Come si fa con i giocatori-simbolo. Nessuno lo indosserà più. Tortosa dal campo passa alla scrivania. Prima consigliere federale, poi responsabile dell’organizzazione del campionato Under 19, di quello di Terza Divisione e poi capo delegazione del Blue Team, la nazionale italiana. Infine, il gradino più alto, sotto Orlando: vicepresidente vicario. “Tortosa? Esperto, competente. Ma anche decisionista e ruvido, molto ruvido. O sei con lui o contro di lui”, dice un collega. Tra poco vedremo quali conseguenze comporta essere contro di lui.
Oggi Tortosa è, di fatto, l’uomo forte della Fidaf. Dalle nazionali junior a quelle senior, dai coach ai team manager ai dirigenti la parola dell’ex sbirro conta quasi più di quella di Orlando. Perché Tortosa è un “operativo”. Tra i suoi uomini di fiducia ci sono Giorgio Gerbaldi (coach Nazionale senor flag football) e Francesco Caruso, il team manager delle nazionali junior che ha postato i saluti fascisti dei giovani giocatori a Cecina (è su proposta di Tortosa che il 22 dicembre 2022 gli viene conferito l’incarico). E qui si torna al gesto del braccio teso caro a Mussolini e a Hitler.
Altro episodio shock. È il 28 ottobre 2023. A Göteborg in Svezia di disputa la finale per il 3° posto del Campionato Europeo di Football americano. Prima dell’inizio della partita vengono diffusi gli inni nazionali, le squadre sono schierate in campo. Alla fine dell’inno di Mameli il coach Giorgio Gerbaldi, guanti di pelle nera, stende il braccio nel saluto romano. Il video della partita è disponibile sul canale Youtube Fidaf tv.
Su questi episodi Repubblica chiede conto sia al presidente sia al vicepresidente della Fidaf. Orlando e Tortosa hanno due atteggiamenti molto diversi. L’ex poliziotto, dopo avere detto che delle sue vicende legate al G8 non vuole parlare perché “non c’entrano con il mio ruolo di dirigente sportivo” (gli avevamo domandato se gli avessero mai creato problemi in Fidaf), perde le staffe. “Queste domande non c’entrano con lo sport”. Ma come? C’entrano altroché: hanno per protagonisti atleti, allenatori e team manager della Federazione di cui, lei, Tortosa è vicario. Replica: “Lei batte pruriginosamente il tasto su cose estranee allo sport, almeno come lo intendo io”. Tortosa aggiunge comunque di non essere al corrente della vicenda del saluto romano in campo del coach Gerbaldi.
Il presidente Leoluca Orlando, decisamente più garbato e riflessivo, con molto buon senso ci dà invece una notizia: “Sul caso del saluto romano in campo è in corso un’indagine della Procura federale, Gerbaldi è sotto procedimento. Verrà ascoltato e poi verranno valutati provvedimenti”. Per quanto riguarda la foto dei saluti romani dei giovani atleti azzurri postata da Francesco Caruso, spiega: “Siamo intervenuti e Caruso non fa più parte della Federazione”. La posizione di Orlando è durissima: “Sono episodi intollerabili, che infangano i nostri valori, e per quanto mi riguarda garantisco che c’è e ci sarà sempre inflessibilità e intransigenza. Oggi più che mai. Mi chiedo anche se sia un caso che questi gravi episodi si siano verificati entrambi nel corso di questo anno…”.
Politico di lungo corso, Orlando offre questa lettura: “Il clima è cambiato, diciamocelo. Con la seconda carica dello Stato che esibisce il busto del duce evidentemente qualcuno si sente autorizzato, anche nel nostro sport, a fare certi gesti che richiamano il periodo più cupo e vergognoso della storia d’Italia”.
Attualmente la Fidaf è una disciplina sportiva associata al Coni (Dsa). Ma a breve diventerà formalmente una Federazione sportiva nazionale. E questo proprio grazie all’apporto del Flag Football. Ma adesso ci sono vicende scomode che il Coni non potrà non valutare.
Il secondo pezzo di questa storia è il dissenso silenziato, compresso, addirittura intimidito. Chi osa criticare la gestione Tortosa, finisce nel mirino. Il vicepresidente della Federazione sui social usa lo pseudonimo “Giorgio Chinaglia Ostia”. Ed è dal suo profilo che partono messaggi offensivi e minatori indirizzati a tesserati Fidaf che hanno “osato” dire la loro su Fb in un gruppo chiamato “Mondo Football” (in alcun casi sono seguite punizioni).
“Infatti, brutto verme schifoso co la madre accanto a pneumatici incendiati…Perché non chiedi a chi c’era. Sei na merda…”. “Stai zitto coglione. Limitati a vivere la tua squallida esistenza nella totale ignoranza. Anche perché… mi sa che sui campi non ti si vedrà più”. “Quanno te pijo te lo spiego mejo… L’hai preso er bijetto per ‘superbowl brutto fijo de na cooperativa?”. “Ah verme come tu padre”. “Io se me rompi er cazzo te devo di’ come te comprava i giacchetti tu madre (…) comunque sei pure infame, prima fai er maschio e poi vai a piagne dall’amministratore”. “Sto poro deficiente che appena lo trovo lo lascio ndo lo trovo…”. “Quanno te becco…”. “Da oggi sei nel mirino, se muori vengo a cagarti sulla tomba...”.
Molti di questi post sono stati poi cancellati da Tortosa “Giorgio Chinaglia Ostia”. La vergogna non è che li abbia tolti, ma che li abbia scritti.