Cronaca

Ancora una legge a favore della caccia. Stavolta ci prova la Lega, abolendo i limiti alle doppiette

Ancora una legge a favore della caccia. Stavolta ci prova la Lega, abolendo i limiti alle doppiette

Dopo i cinghiali in città e i fucili ai sedicenni, la maggioranza corteggia ancora la lobby degli spari. Una bozza di legge cancella il silenzio venatorio e ammette tutti i richiami vivi. Il Wwf: “Rischiamo l’infrazione europea”

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La legge sulla caccia in Italia è troppo restrittiva e va cambiata, in un modo o nell’altro. Un obiettivo chiaro questa maggioranza di destra sembra averlo. E visti gli alterni successi dei tentativi di sparare ai cinghiali in città o di concedere le doppiette ai sedicenni, una nuova proposta di legge ha appena iniziato il suo iter alla Camera.

La bozza 1548 della Lega prevede che siano cancellati i due giorni alla settimana di silenzio venatorio. Che il calendario di caccia possa essere esteso anche ai mesi di agosto in cui i piccoli di uccelli sono nel nido e di febbraio quando gli adulti iniziano la migrazione prenuziale. Che i richiami vivi (uccelli in gabbia fatti cantare per attirare i loro simili) non siano più sottoposti ai controlli oggi vigenti. Che l’Ispra – l’ente scientifico che si occupa della supervisione della natura per conto del Ministero dell’Ambiente – perda la sua voce in materia di protezione delle specie e sia sostituito da enti regionali. Che le associazioni ambientaliste non possano più fare ricorso qualora il calendario venatorio infrangesse i periodi di pausa obbligatoria o autorizzasse la caccia a specie in via di estinzione.

Francesco Bruzzone, deputato della Lega, prima firma del progetto di legge, si definisce cacciatore già nel succinto profilo sui social. I suoi oppositori li chiama invece “animalari”. E’ noto alle cronache per aver chiesto di insegnare la caccia e i suoi benefici per la natura nelle scuole.

Nel 2022 aveva già presentato una bozza legislativa per permettere la caccia dei cinghiali in città, “anche nelle ore notturne mediante l’utilizzo di mezzi ottici e sistemi di visione notturna che garantiscano le necessarie condizioni di sicurezza”.

In quella bozza, come nell’attuale, c’è un obiettivo chiaro nel mirino: la legge 157 del 1992, che da oltre trent’anni regola la convivenza tra cacciatori e natura ma che, secondo Bruzzone, “non è più adeguata a rispondere con efficacia alle attuali esigenze di gestione del patrimonio faunistico”. Da qui la richiesta di far saltare i suoi paletti principali.

“La caccia è un comparto che gestisce potere economico e politico, basta pensare alla forza economica della lobby delle armi” conferma Domenico Aiello, responsabile dell’ufficio legale del Wwf. L’associazione – come le sue consimili Enpa, Lac, Lav, Leidaa, Lipu, Oipa e Federazione nazionale pro natura – hanno subito protestato contro la proposta di Bruzzone. Ma non si fanno troppe illusioni. “La politica di questa maggioranza nei confronti della caccia è fin troppo chiara” prosegue Aiello.

Una delle leve usate è quella degli Atc, gli Ambiti Territoriali di Caccia. “Spesso vengono ridotti a centri di interesse in mano alle associazioni venatorie. Dispongono di budget pubblici, grazie ai quali capita che si costruiscano carriere politiche. Sono risorse da destinare alla gestione del territorio, ma che spesso si riducono a rimborsi, consulenze e all'acquisto di animali come fagiani e lepri, anche importati dall'estero, che dovrebbero arricchire la nostra fauna ma che invece vengono uccisi poco dopo la liberazione. E' da questa pratica che ha avuto origine la questione dei cinghiali. Non è chiaro quanti soldi muova questo sistema, ma in varie occasioni la Corte dei Conti vi ha trovato dei problemi”.

Un aspetto della legge Bruzzone è destinato a cozzare in modo particolarmente duro con le norme europee, rischiando una procedura di infrazione per l’Italia. “E’ il tema dei richiami vivi” spiega Aiello. “Si tratta di uccelli tenuti in gabbia, addestrati per cantare molto, portati nelle battute di caccia per attirare i propri simili con la voce. Per salvaguardare questi animali, la legge oggi prevede che debbano provenire da allevamenti. Un anellino alla zampa ne certifica l’origine. Poiché però la domanda è molto superiore all’offerta, c’è un enorme mercato nero. La bozza della Lega prevede allora che questi uccelli siano classificati come domestici, senza più bisogno di anellini, allevamenti e controlli in generale. Tutto questo è contro le norme europee”.

Non sarebbe la prima infrazione che l’Italia rischia per compiacere al mondo della caccia. “C’è ad esempio la circolare del Ministro Lollobrigida, con le modifiche del Dl Asset, che permette di continuare a usare munizioni con il piombo nelle zone umide violando le norme europee” aggiunge Aiello.

E guarda caso Pietro Fiocchi, parlamentare europeo di Fratelli d’Italia, il partito di Lollobrigida, fino all’elezione ha guidato l’azienda di famiglia che a Lecco produce munizioni e ha in catalogo “pallini di piombo”. Di lui un mese fa si ricorda il biglietto di Natale seduto accanto a un albero decorato con bossoli e cartucce. “Il mio è un augurio ai cacciatori” aveva spiegato.

Negli anni ’80 i cacciatori in Italia erano oltre un milione e mezzo. Oggi sono ridotti a un terzo. Ma rimangono oggetto di corteggiamento da parte della maggioranza, anche in quanto acquirenti di armi.

L’interesse è corrisposto, visto che Unarmi (l’Unione degli Armigeri Italiani) ha ancora sul suo sito la pagella delle compagini politiche italiane. La Lega “è il partito che negli ultimi anni ha dato maggior ascolto al nostro mondo”. Fratelli d’Italia “raccoglie numerosi esponenti del mondo armigero (sia sportivo che venatorio)”. Lo sparo di Capodanno del deputato Pozzolo può essere insomma letto come un episodio rivelatore.

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