Piano pandemico, polemiche a destra. Le Regioni lo fermano: “Senza soldi no all’approvazione”
di Michele BocciIl nuovo piano pandemico non va bene alle Regioni, perché non prevede alcun finanziamento per la sua attuazione. Non c’è pace per il documento che dovrebbe dire cosa devono fare i servizi sanitari, e non solo quelli, se esplode un’altra pandemia. Le amministrazioni locali hanno respinto nei giorni scorsi il documento della Prevenzione del ministero alla Salute. Le contestazioni principali non riguardano gli aspetti tecnici, cioè le misure che devono essere adottate, gradualmente, nel caso arrivasse una nuova pandemia, ma appunto hanno a che fare con aspetti economici. Quindi dopo le polemiche legate al fatto che nel testo si prevedono tutti gli interventi adottati in pandemia, contro i quali la destra si scagliava quotidianamente, adesso si apre il fronte economico.
“Risorse, il punto prioritario”
Il coordinatore della commissione Salute della Conferenza delle Regioni, Raffaele Donini (assessore in Emilia-Romagna), ha scritto una lettera con il coordinatore tecnico nella quale intan…
Il nuovo piano pandemico non va bene alle Regioni, perché non prevede alcun finanziamento per la sua attuazione. Non c’è pace per il documento che dovrebbe dire cosa devono fare i servizi sanitari, e non solo quelli, se esplode un’altra pandemia. Le amministrazioni locali hanno respinto nei giorni scorsi il documento della Prevenzione del ministero alla Salute. Le contestazioni principali non riguardano gli aspetti tecnici, cioè le misure che devono essere adottate, gradualmente, nel caso arrivasse una nuova pandemia, ma appunto hanno a che fare con aspetti economici. Quindi dopo le polemiche legate al fatto che nel testo si prevedono tutti gli interventi adottati in pandemia, contro i quali la destra si scagliava quotidianamente, adesso si apre il fronte economico.
“Risorse, il punto prioritario”
Il coordinatore della commissione Salute della Conferenza delle Regioni, Raffaele Donini (assessore in Emilia-Romagna), ha scritto una lettera con il coordinatore tecnico nella quale intanto, diffusa Quotidianosanità. “Si evidenzia quale punto prioritario, preliminare all’approvazione del Piano, l’imprescindibile definizione del finanziamento a sostegno dello stesso, già a partire dal 2024, per garantire la continuità delle attività già avviate con quello precedente, specificando eventuali vincoli di destinazione del finanziamento per ciascuna Regione o Provincia autonoma”. Le Regioni da tempo lamento problemi con i finanziamenti nazionali per la sanità, ad esempio hanno fatto una battaglia per avere i soldi spesi per il Covid ma anche quelli necessari a fronteggiare gli aumenti delle bollette. Così non intendono sobbarcarsi le spese per applicare il piano. Chiedono quindi di riformulare la parte relativa al finanziamento, chiedendo che venga mantenuto quello previsto per il ‘23 “salvo procedure o conguagli successivi”. I fondi da utilizzare devono essere “specifici e vincolati”, da aggiungere quindi al Fondo sanitario nazionale.
Gli aspetti tecnici
Ci sono poi questioni più tecniche legate al documento sulle quali le amministrazioni locali hanno da ridire. Chiedono ad esempio cambiamenti riguardo alla sorveglianza virale. Chiedono che in caso di emergenza pandemica il servizio sanitario venga supportato anche dal privato accreditato e da quello autorizzato, che vengano definiti, sempre in caso di emergenza, i rapporti con gli altri ministeri “per assicurare il raccordo delle azioni previste dal Piano”. Inoltre chiedono che eventuali aumenti di organico necessari per rispondere alla pandemia non siano vincolati ai tetti di spesa del personale attualmente previsti. Altri suggerimenti tecnici riguardano la necessità di organizzare il differimento delle prestazioni ordinarie quando è in corso una pandemia, ma anche le dotazioni organiche dei settori più sotto pressione.
Il ministero alla Salute sotto attacco
Sono state molte le critiche piovute da una parte del mondo di centrodestra sul ministero alla Salute per come è stato scritto il piano. Del resto i tecnici fanno i tecnici e anche seguendo le linee dell’Oms non si potevano non dire cose come, ad esempio, che i vaccini sono fondamentali. Oppure prevedere chiusure di esercizi commerciali in caso del ritorno di una pandemia. Per assurdo a rallentare l’adozione del piano potrebbero però essere le questione economiche sollevate dalle Regioni, che devono dare il via libera. Le osservazioni tecniche fatte dalle amministrazioni locali sono risolvibili, ma trovare quasi un miliardo per finanziare il Piano sembra molto difficile in questo momento. Ma non si può aspettare troppo perché a breve, il 31 gennaio, scade il vecchio piano.