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Budapest, Ilaria Salis in aula in catene. Il padre: trattata come un animale. Tajani convoca l’ambasciatore

L’antifascista italiana detenuta da febbraio dopo una manifestazione compare in tribunale. Mani e piedi legati, un guinzaglio per tenerla sotto controllo. Nordio: immagini dure
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Farselo raccontare è un conto, vederlo è un altro. Perché nel primo caso qualcuno potrebbe credere che non sia vero. Ilaria Salis, l’antifascista italiana rinchiusa da quasi un anno nel carcere di massima sicurezza di Budapest, è entrata in tribunale con i polsi ammanettati e i piedi legati tra loro da ceppi di cuoio fermati da lucchetti; le manette e le cavigliere legate a loro volta a un cinturone stretto in vita; e su un polso un’altra catena fissata a un guinzaglio di cuoio tenuto in mano da uno dei due agenti di scorta, due energumeni di un corpo speciale della polizia penitenziaria ungherese in mimetica, giubbotto antiproiettile e passamontagna nero.

E così, come fosse allo zoo o in un circo d’altri tempi. «tirata come un cane», come dice l’avvocato Eugenio Losco, con i polsi segnati dai lividi e dalle escoriazioni dell’acciaio, è rimasta seduta tre ore e mezza, l’intera durata della prima udienza del processo a suo carico rinviato al 24 maggio. In barba al diritto europeo che p…

Farselo raccontare è un conto, vederlo è un altro. Perché nel primo caso qualcuno potrebbe credere che non sia vero. Ilaria Salis, l’antifascista italiana rinchiusa da quasi un anno nel carcere di massima sicurezza di Budapest, è entrata in tribunale con i polsi ammanettati e i piedi legati tra loro da ceppi di cuoio fermati da lucchetti; le manette e le cavigliere legate a loro volta a un cinturone stretto in vita; e su un polso un’altra catena fissata a un guinzaglio di cuoio tenuto in mano da uno dei due agenti di scorta, due energumeni di un corpo speciale della polizia penitenziaria ungherese in mimetica, giubbotto antiproiettile e passamontagna nero.

E così, come fosse allo zoo o in un circo d’altri tempi. «tirata come un cane», come dice l’avvocato Eugenio Losco, con i polsi segnati dai lividi e dalle escoriazioni dell’acciaio, è rimasta seduta tre ore e mezza, l’intera durata della prima udienza del processo a suo carico rinviato al 24 maggio. In barba al diritto europeo che prevede «l’adozione, da parte degli stati membri, di misure appropriate per garantire che gli imputati non siano presentati come colpevoli, in tribunale o in pubblico, attraverso il ricorso a misure di coercizione fisica».

Che sarebbe andata così la maestra brianzola di 39 anni, accusata di lesioni aggravate nei confronti di due neonazisti nel Giorno dell’onore che ogni anno raduna a Budapest centinaia di fan di Hitler, l’aveva scritto, a ottobre, in una lettera all’avvocato. Ieri è successo davvero, davanti a tutti, alla famiglia, agli amici, ai legali, alle telecamere. «Si è capito che non ero un pazzo quando raccontavo che mia figlia veniva trattata peggio di un animale», dice Roberto Salis, suo padre.

Ilaria Salis, il papà Roberto: "Finalmente sembra che nel governo ci sia la volontà di intervenire"

E tanto si è capito che dopo mesi di immobilismo il ministro Carlo Nordio parla ora di «immagini molto dure» e alla Farnesina Antonio Tajani ha convocato l’ambasciatore ungherese a Roma per chiedere al governo amico di Orbàn di «vigilare e intervenire affinché vengano rispettati i diritti, previsti dalle normative comunitarie». Lo stesso avverrà in Ungheria dove l’ambasciatore italiano muoverà un passo verso le autorità locali prima di incontrare il papà di Ilaria. «Finalmente tra un party e l’altro ha trovato l’occasione per incontrarci. Questa è tortura, è Guantanamo, è Abu Ghraib», dice Roberto Salis che non ha timore di paragoni, dopo aver rivisto sua figlia «invecchiata di dieci anni in un anno solo, pallidissima, dimagrita, con le occhiaie e i capelli in un modo che non ho mai visto». Legata e già rimasta, prima di entrare in aula, altre tre ore, dalle 6 alle 9 di mattina, in una cella di 90 centimetri per 120», la misura di un bidone della spazzatura, con una sola bocca di lupo vicino al soffitto.

«Questa non è Europa, è una sceneggiata da dittatura sudamericana anni ‘70», commenta Carlo Calenda di Azione. «Uno scempio dei diritti» per Enrico Borghi di Italia Viva. «Un’immagine indegna di uno stato civile» per Alfredo Bazoli del Pd. «Un trattamento disumano» per Angelo Bonelli di Avs. Mentre la maggioranza in parlamento tace. «Il problema non è se Ilaria sia colpevole o meno (ancora ieri si è detta innocente, rifiutando di patteggiare e chiedendo di visionare video e leggere atti giudiziari tradotti, ndr). Il problema ora è se accettiamo o meno che sia trattata come un animale — denuncia Roberto Salis — Non è più il tempo degli appelli, li ho rivolti a tutti, adesso ho bisogno di sapere cosa il governo intende fare. E aspetto solo di leggere sei parole e una data: Ilaria Salis sarà in Italia il...».

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