Cronaca

Caso Salis, Don Ciotti: “Dignità calpestata, la civile Europa tollera?”

Caso Salis, Don Ciotti: “Dignità calpestata, la civile Europa tollera?”

Il presidente di Libera rivolge un appello alla politica: “Chiediamo un sussulto affinché si arrivi al più presto a ripristinare condizioni di detenzioni accettabili per Ilaria”

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"Ci sono situazioni in cui tacere è una colpa, mentre parlare è un obbligo morale e una responsabilità civile. Penso a Ilaria Salis, che tutti abbiamo visto umiliata e incatenata in tribunale, in occasione del processo che la vede coinvolta in Ungheria. La giustizia, in qualsiasi paese, prevede che si debbano pagare eventuali reati, e proprio a questo dovrebbe servire un processo: appurare se il reato sussiste, e di quale entità. Ma la pena consiste in una temporanea privazione della libertà personale, non della dignità umana che è un bene inalienabile". Lo sottolinea don Luigi Ciotti, presidente di Libera a proposito della vicenda della maestra 39enne in carcere a Budapest.

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Condizioni vergognose

"Vediamo Ilaria doppiamente ferita: nell'attesa lunghissima di un processo per fare chiarezza sui fatti di cui la si accusa, e nelle condizioni vergognose della detenzione che subisce. Calpestare intenzionalmente la dignità delle persone non significa fare giustizia, ma cercare vendetta. È possibile che nella ‘civile’ Europa si tollerino atteggiamenti simili, da parte delle istituzioni di un Paese che si dice democratico?", chiede il sacerdote interpellando le coscienze.

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L’appello: “Che la politica abbia un sussulto”

"Oggi - dice - molti sono portati a pensare che uno stato "forte" sia uno stato giusto, dove però quella forza non è intesa in termini di autorevolezza degli organi di governo, e tenuta delle istituzioni democratiche, ma come prepotenza nei confronti dei cittadini inermi. Dobbiamo uscire da questo equivoco, se vogliamo garantire i diritti di Ilaria Salis e non solo. La sua situazione, che sentiamo vicina perché riguarda una cittadina italiana in terra straniera, ci obbliga ad aprire gli occhi anche sulle ingiustizie che colpiscono altri: i detenuti sottoposti a trattamenti simili, in Ungheria come altrove, o le persone di origine straniera che in Europa sono spesso alla mercé di leggi punitive e di una burocrazia ostile". Quindi, l'appello: "Chiediamo che ci sia un sussulto da parte della politica e di tutti gli organi competenti, affinché si arrivi al più presto a ripristinare condizioni di detenzioni accettabili per Ilaria, e la giustizia faccia velocemente il suo corso. È fondamentale che non debba scontare neppure un giorno in eccesso di una pena che ancora neppure sappiamo se abbia fondamento".

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