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“Noi siamo Ilaria Salis”. La sinistra di Budapest affronta i neonazisti

Antifascisti ungheresi ieri hanno protestato, tra l’altro, contro il raduno neonazi atteso per oggi a Budapest 
Gli antifascisti ungheresi in piazza. Oggi il corteo dei nostalgici del Führer
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BUDAPEST — Caterina, capelli lunghi e raccolti come quelli di Ilaria, dice che vuole «un Paese in cui non avere più paura quando dico le cose che penso». E infatti non ha avuto paura. In piazza con, un centinaio di persone, protesta contro il presidente della repubblica ungherese, Katalin Novák, che ha concesso la grazia a un condannato per un reato gravissimo, legato alla pedofilia. «Protestiamo per la nostra giustizia. Perché qui funziona così: deboli con i forti. Fortissimi con i deboli». Caterina non parla però di Ilaria Salis, la cui storia conosce appena. Lo spiega con molta educazione: «Davvero mi dispiace: per questo chiedo scusa a questa ragazza e all’Italia». Ma lei davanti alle fotografie di quella sua coetanea, tirata da una guardia carceraria come fosse un animale, legata alle mani e ai piedi in un’aula di tribunale, proprio non riesce a sorprendersi. «Perché noi ci siamo abituati», racconta dando le spalle al Ponte delle catene. «Non riesco a vedere purtroppo nulla di st…

BUDAPEST — Caterina, capelli lunghi e raccolti come quelli di Ilaria, dice che vuole «un Paese in cui non avere più paura quando dico le cose che penso». E infatti non ha avuto paura. In piazza con, un centinaio di persone, protesta contro il presidente della repubblica ungherese, Katalin Novák, che ha concesso la grazia a un condannato per un reato gravissimo, legato alla pedofilia. «Protestiamo per la nostra giustizia. Perché qui funziona così: deboli con i forti. Fortissimi con i deboli». Caterina non parla però di Ilaria Salis, la cui storia conosce appena. Lo spiega con molta educazione: «Davvero mi dispiace: per questo chiedo scusa a questa ragazza e all’Italia». Ma lei davanti alle fotografie di quella sua coetanea, tirata da una guardia carceraria come fosse un animale, legata alle mani e ai piedi in un’aula di tribunale, proprio non riesce a sorprendersi. «Perché noi ci siamo abituati», racconta dando le spalle al Ponte delle catene. «Non riesco a vedere purtroppo nulla di straordinario: ogni giorno noi assistiamo ad abusi commessi su cittadini ungheresi, colpevoli di niente e calpestati soltanto perché non la pensano come “loro”. In Ungheria, il bene comune in realtà è soltanto “suo”, del premier Viktor Orban. E quello che sta accadendo Ilaria Salis succede, purtroppo, ogni giorno a tutti quanti noi. Noi siamo Ilaria».

Per le strade di Budapest filo nazisti hanno attaccato uno stencil che raffigura Ilaria Salis impiccata. 

Che Caterina sappia poco dunque di una cittadina europea chiusa in carcere chissà per quanto tempo ancora, come fosse un ostaggio, è dunque un pezzo di una storia coerente: le violazioni dei diritti nell’europea Ungheria sono così all’ordine del giorno da non essere quasi più una notizia. Lo sanno questi manifestanti: Robert e Balaiti, che hanno età da pensione e sfilano con una bandiera verde del solo partito ambientalista. Sono in posa davanti a una ragazza con i capelli fucsia che scatta loro una fotografia: «La libertà non bisogna mai darla per scontata», sostengono. Noel, leader del movimento studentesco a poco più di 20 anni, lo ha imparato presto: «Non bisogna avere paura di lottare» dice.

A Venezia ieri la protesta al consolato d’Ungheria degli attivisti: chiedono la liberazione di Ilaria Salis 

 (ansa)

Anche se qui la parola paura torna, con buona frequenza. Sono ore difficili, queste. Oggi e domani saranno i giorni clou della “Giornata dell’orgoglio”, la rievocazione nazista in memoria delle truppe di Hitler sconfitte dall’Armata rossa, scesa a conquistare Budapest. In città ci sono centinaia di neonazisti, arrivati da tutta Europa, che negli scorsi anni (la manifestazione si ripete dal 1997) si son resi protagonisti di aggressioni, violenze e “caccia allo straniero”. Ilaria è stata arrestata l’anno scorso per essersi scontrata con due di loro. E per questo è diventata un obiettivo: il principale giornale conservatore ungherese, il Magyar Nemzet, ha pubblicato un editoriale contro Ilaria Salis: “Per questi simili reati 100 anni fa si sarebbe fatto ricorso alla lapidazione”, scrivono. “Invece si sta tenendo un processo regolare per una ragazza stupida come una zucca”.

Gli insulti

Ancora ieri, sulle chat telegram della destra ungherese sono apparsi insulti, piuttosto che card con le sue fotografie. “Antifascista muori”. Non le sole spuntate sotto il cielo di Budapest. Se l’ambasciata di Ungheria a Roma ha fatto cancellare il murales di Ilaria che spezza le catene, ieri i muri di Budapest hanno visto qualcosa di tremendo: in diversi punti della città è apparso uno stencil di una ragazza al cappio. È Ilaria, anzi è “Ila Antifa”, come è scritto in fucsia. Orrore aggiunto a orrore, quindi. Lo sanno anche gli amici dell’attivista brianzola: alcuni di loro sono qui, arrivati dall’Italia. Altri la ricorderanno a Roma e in tutta Italia, «per quello che è stato l’anno peggiore della mia vita», ha detto ieri suo padre, Roberto.

La marcia dei nazisti

«La violenza non è una parola che vorremmo fosse nel nostro vocabolario», spiega Szasz Zsombor. È buio quando sta preparando le candele in piazza Kapisztrán, su al Castello. È qui che – nascosta in una manifestazione sportiva – oggi e domani ci sarà la marcia dei nazisti per rendere memoria alla fuga dei soldati delle Ss davanti all’Armata Rossa. «Sono un antifascista convinto, noi tutti lo siamo: ma è opportuno ricordare quello che è successo nel 1945 perché quei soldati erano ungheresi. Erano comunque il nostro popolo. Siamo in questa piazza, la stessa scelta dai nazisti, per ricordare che proprio in nome della Memoria, dobbiamo abbandonare la violenza. E che questo è il tempo della riconciliazione». Le luci si spengono. Si accendono invece le candele. A guardare Budapest dall’alto c’è la statua di Giovanni da Capestrano, eroe di Ungheria. Un italiano.

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