«Faccio mio il monito del presidente della Repubblica Sergio Mattarella: l’autorevolezza di una forza di polizia non si misura con le manganellate ma con la capacità di dialogo e di risoluzione dei problemi». Felice Romano, poliziotto e segretario generale del sindacato Siulp, commenta le cariche dei suoi colleghi sugli studenti e spiega: «A Pisa abbiamo perso tutti».
Chi ne esce sconfitto?
«Lo Stato che non è riuscito a evitare che si verificassero quei fatti; la democrazia che viene confusa con l’anarchia da chi per manifestare le proprie idee vìola le norme; e la civile convivenza perché la violenza è odio e disgregazione».
Ma cos’ha pensato vedendo le immagini delle cariche sui ragazzi?
«Sono scene che devono indurre tutti a una riflessione profonda e pacata per evitare che si ripetano in futuro».
Non le sembra che ci siano stati errori nella gestione della piazza?
«Assolutamente sì: errori gestionali, organizzativi e anche umani che però sono sempre sottoposti al vaglio penale e amministrativo per verificarne la legittimità. Allo stesso tempo va detto che ci sono professionisti del disordine, sempre gli stessi, che sfruttano ogni situazione pubblica per affermare la loro violenza e il loro disprezzo per lo Stato avendo la totale certezza dell’impunità».
A Pisa però, al di là di qualche provocazione, c’erano minorenni a volto scoperto.
«Potrei invocare lo stress da superlavoro, dire che gli agenti sono pochi e mal pagati, ma non farei un favore né a loro né ai ragazzi né alla discussione. Dagli errori di Pisa bisogna prendere spunto per costruire un nuovo modello per la gestione dell’ordine pubblico che dipende non solo dalle forze di polizia ma anche da chi organizza e partecipa alle manifestazioni».
Lei, come il capo della polizia Pisani, sostiene non ci sia stata alcuna responsabilità politica?
«Se parliamo del clima avvelenato che deriva, da un lato, dalla troppa insoddisfazione sociale e, dall’altro, dall’incapacità delle istituzioni di dare risposte adeguate, allora le rispondo sì, ci sono responsabilità. Ma non esiste e mai esisterà alcuna direttiva politica che imponga ai poliziotti comportamenti che prescindano dalle leggi, dall’etica e dai valori sui quali abbiamo giurato. Gli abusi vanno ricondotti a quel che sono: errori di singoli che esagerano o che mal interpretano, per ideologia o revanscismo, il proprio compito e si sentono autorizzati a operare diversamente a seconda del colore politico del governo».
Il procuratore generale di Genova Enrico Zucca sostiene ci sia oggi un «uso selettivo della repressione».
«Assolutamente no e ne sono testimonianza le manifestazioni dal 7 ottobre a oggi per la Palestina: a fronte di 1023 cortei solo il 3%, quelli senza preavviso, hanno registrato scontri, feriti o fermi. O, ancora, i rave dello scorso anno a Viterbo e Pisa: due party illegali con due esiti molto differenti nella modalità di sgombero. Ora vanno abbassati i toni, lasciate da parte le strumentalizzazioni e scritte nuove regole per l’ordine pubblico, solo così potremo garantire le libertà individuali e la sicurezza di tutti».
Cosa intende?
«Come anticipato dal capo della polizia, il prefetto Vittorio Pisani, bisogna garantire sempre il diritto costituzionale a manifestare, ma anche mettere in sicurezza gli obiettivi sensibili. Per noi servono multe immediate ed elevate, anche da 20-30mila euro, per scoraggiare la violenza o il danneggiamento di banche, ambasciate, chiese, sinagoghe; l’arresto differito come avviene per i reati da stadio; white e black list per distinguere chi organizza cortei pacifici da chi li fa violenti e magari stabilire, la volta successiva, chi può manifestare in centro e chi magari verrà fatto sfilare in quartieri più periferici».
E per gli abusi in divisa? Non sarà arrivato il momento dei codici identificativi?
«Noi siamo favorevoli, per mettere tutti alla pari. Da 10 anni invochiamo anche l’uso delle body cam su tutte le uniformi, è la Privacy che ci blocca».