Gender gap, lui è “brillante”, lei solo “diligente” e “operosa”: così la carriera delle ricercatrici parte in salita
di Giulia D'AleoSe gli uomini sono “brillanti”, le donne sono piuttosto “diligenti”, al massimo “operose”. Descrizione in cui ci si potrebbe imbattere ovunque, ma che in questo caso riempie le pagine di migliaia di lettere di referenze. Gli stereotipi di genere, cuciti addosso fin dalla nascita, hanno ripercussioni concrete anche sul successo lavorativo, limitando le opportunità per le donne e alimentando un gender gap che sembra impossibile colmare.
L’analisi di 119 milioni di parole in 25mila lettere
Sotto la lente sono finite 25mila lettere di referenza arrivate in un arco di dieci anni a due grandi istituzioni italiane, una appartenente al mondo accademico e un ente governativo, che reclutano giovani economisti appena usciti dall’università per assumerli nel ruolo di ricercatori.
Banca d’Italia le ha analizzate, cercando di capire se le cause della scarsa rappresentanza delle donne nel settore economico siano in parte da rintracciare proprio nella fase di transizione tra il periodo post-laurea e…
Se gli uomini sono “brillanti”, le donne sono piuttosto “diligenti”, al massimo “operose”. Descrizione in cui ci si potrebbe imbattere ovunque, ma che in questo caso riempie le pagine di migliaia di lettere di referenze. Gli stereotipi di genere, cuciti addosso fin dalla nascita, hanno ripercussioni concrete anche sul successo lavorativo, limitando le opportunità per le donne e alimentando un gender gap che sembra impossibile colmare.
L’analisi di 119 milioni di parole in 25mila lettere
Sotto la lente sono finite 25mila lettere di referenza arrivate in un arco di dieci anni a due grandi istituzioni italiane, una appartenente al mondo accademico e un ente governativo, che reclutano giovani economisti appena usciti dall’università per assumerli nel ruolo di ricercatori.
Banca d’Italia le ha analizzate, cercando di capire se le cause della scarsa rappresentanza delle donne nel settore economico siano in parte da rintracciare proprio nella fase di transizione tra il periodo post-laurea e l’ingresso nel mondo del lavoro e quanto influiscono gli stereotipi inconsci.
Se a scriverle sono uomini, i candidati maschi ricevono commenti più lusinghieri
Una delle prime differenze rilevate è nel genere di chi scrive le lettere: a farlo per le neolaureate sono molto più spesso altre donne, che in quanto tali occupano più di frequente posizioni junior e sono meno affermate all’interno della comunità accademica. È singolare poi che siano quasi sempre loro a fare da referenti alle candidate, dato che rappresentano solo il 15% dei referenti totali.
Non va meglio, però, nemmeno quando i relatori sono uomini, perché in quel caso le descrizioni, a parità di esperienze e qualità dei curriculum, divergono notevolmente da quelle utilizzate per i candidati maschi. Se per questi ultimi si enfatizzano, infatti, dei tratti della personalità legati all’eccezionalità, per le candidate si utilizzano termini che rimandano all’essere accomodanti.
Dall’analisi di 119 milioni di parole emerge come straordinario, migliore, leader siano le più ricorrenti per gli uomini, mentre laborioso, tenace e produttivo quelli per le donne.
In generale, però, le domande di lavoro delle neolaureate vengono accompagnate meno spesso da lettere di referenza rispetto a quelle della controparte maschile. Spesso accade perché alcuni referenti non le inviano in tempo, nonostante vengano preannunciate.
Posizioni meno prestigiose e meno pubblicazioni
Il modo in cui si parla dei candidati sembra poi essere significativamente correlato alle opportunità di successo nel percorso lavorativo. Raccogliendo informazioni attraverso diversi siti web aperti al pubblico, è stato infatti possibile verificare cosa faccia il 94% di quei candidati a tre anni dall’ingresso nel mondo nel lavoro, le pubblicazioni realizzate e le citazioni ottenute.
Nel mondo accademico, i maschi hanno il 50% di probabilità in più di ricoprire la posizione più prestigiosa di professore associato, rispetto a quella di ricercatore o dottorando. Hanno anche più successo in termini di pubblicazioni. Sia in termini di quantità, con una produzione quasi doppia rispetto a quella femminile, che di qualità, perché con maggiore probabilità le ricerche vengono pubblicate in una delle cinque riviste economiche principali e, di conseguenza, vengono anche più citate. Stesse proporzioni anche per chi ha scelto di lavorare fuori dall’Università.
Considerando che le divergenze nella descrizione dei candidati e nel successo lavorativo non possano essere spiegate da differenze intrinseche tra uomini e donne, è evidente che esistano ancora degli stereotipi impliciti. Meno visibili di altri tipi di discriminazioni ma più persistenti e altrettanto dannosi.