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Gabriele Gravina, dalla favola Castel di Sangro al trono del calcio italiano la lunga ascesa del calabrone

(ansa)
Aziende attive nelle costruzioni, vice presidente di una banca produttore teatrale. E quei “no” alla politica
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ROMA — Ricordate la favola del Castel di Sangro? La squadra di un paesino da cinquemila anime dell’appennino abruzzese capace negli anni 80 e 90 di scalare la piramide del calcio fino alla Serie B? Ecco, il presidente era Gabriele Gravina: sono quarant’anni esatti che il presidente della Federcalcio si occupa di pallone. Ad affidargli il Castel di Sangro fu Piero Rezza, “zio Pierino”. Anche Gravina lo chiamava così: in realtà era lo zio della prima moglie.

Due figli, quattro nipoti, il timoniere del calcio italiano, 71 anni, è legato sentimentalmente a Francisca Ibarra, sorella di Maximo Ibarra a lungo ad di Wind Tre e Sky. I suoi interessi ruotano intorno al mattone: Mic srl, del Gruppo Gravina, realizza costruzioni pubbliche e private, ricostru…

ROMA — Ricordate la favola del Castel di Sangro? La squadra di un paesino da cinquemila anime dell’appennino abruzzese capace negli anni 80 e 90 di scalare la piramide del calcio fino alla Serie B? Ecco, il presidente era Gabriele Gravina: sono quarant’anni esatti che il presidente della Federcalcio si occupa di pallone. Ad affidargli il Castel di Sangro fu Piero Rezza, “zio Pierino”. Anche Gravina lo chiamava così: in realtà era lo zio della prima moglie.

Due figli, quattro nipoti, il timoniere del calcio italiano, 71 anni, è legato sentimentalmente a Francisca Ibarra, sorella di Maximo Ibarra a lungo ad di Wind Tre e Sky. I suoi interessi ruotano intorno al mattone: Mic srl, del Gruppo Gravina, realizza costruzioni pubbliche e private, ricostruzione post sisma, impianti sportivi ed è entrata nelle rinnovabili. Ma potreste leggere il suo nome anche a teatro, produttore del musical La Divina Commedia. È anche vice presidente della Banca di Credito Cooperativo, corteggiatissimo dalla politica, ha sempre respinto candidature, anche alla regione Abruzzo.

Oggi vive a Sulmona, ma è nato a Castellaneta, provincia di Taranto, il paese d’origine di Rodolfo Valentino: lui, Gravina, alla vanità ha ceduto per posare con gli abiti di una sartoria che veste James Bond al cinema. Laurea in Giurisprudenza, associazionismo e fede cattolica, soprattutto una straordinaria fiducia in se stesso. Che lo porta, a 24 anni, in Abruzzo.

Nello spogliatoio del Castel di Sangro, stagione 1995/96, l’allenatore Jaconi fa scrivere una frase: «Il calabrone con ali così piccole, in relazione al suo peso, non potrebbe volare. Ma lui non lo sa e vola lo stesso». È il paradosso del calabrone, e pazienza se l’autore, l’entomologo francese Magnan, avesse sbagliato i calcoli: resta il senso motivazionale, se si crede in qualcosa, l’impossibile diventa possibile. Infatti la squadra arriva dove nessuno avrebbe immaginato. Sul primo campionato di B (1996/97) scriverà un libro il giornalista statunitense Joe McGinniss: arrivato in Italia per intervistare l’americano Alexi Lalas, si entusiasmò per quella storia, seguì il gruppo, ma il quadro che ne tracciò fu un racconto cupo, altro che favola. E non solo per l’accusa alla squadra di aver regalato, a salvezza ottenuta, la partita al Bari. Querelato, McGinniss ha pagato.

Gravina lascia la presidenza nel corso di quell’annata tormentata. A novembre la tragica morte di due calciatori in un incidente stradale. A marzo l’arresto per spaccio di un altro giocatore. A un certo punto, allo stadio Teofilo Patini compare anche il sedicente attaccante nigeriano Robert Raku Ponnick: al suo arrivo si presenta annunciando gol a raffica e ancor più accoppiamenti amorosi. Ma era una farsa per la tv pensata da Luca Barbareschi.

La cavalcata del Castel di Sangro diventa il trampolino per l’ascesa politica di Gravina, che segue le orme di Giancarlo Abete: consigliere federale, capo delegazione della Nazionale Under 21, nel 2006 è nella spedizione che vince il Mondiale a Berlino. Dal 2015 è presidente della Lega Pro, la Serie C e punta al vertice Figc: prima candida Abodi contro TavecchI (e Lotito), poi viene eletto lui stesso alla presidenza a ottobre 2018 col 97% dei voti anche grazie al presidente dei Dilettanti, l’allora parlamentare forzista Cosimo Sibilia: c’è chi giura ci fosse un accordo per alternarsi alla guida due anni più tardi. Non se ne farà nulla, Sibilia diventerà il suo acerrimo rivale e finirà per dimettersi sulla spinta di una pressione interna alimentata proprio dalla Figc di Gravina.

Vicepresidente Uefa, assai vicino al presidente Ceferin, a Gravina i nemici non mancano: il più accalorato è Claudio Lotito con il suo fedelissimo Emanuele Floridi. Ma questa è una storia nota.

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