Dossier, l’ira dei 5S: fango su De Raho. Ma il centrodestra insiste: si dimetta
di Giuliano Foschini e Fabio TonacciROMA — Il dito: delegittimare l’onorevole Federico Cafiero De Raho, attuale vice presidente della Commissione parlamentare antimafia ed ex capo della Direzione nazionale antimafia, con lo scopo di attaccare il Movimento 5 Stelle e, più in generale, l’opposizione. La luna: minare le basi della Dna così come Giovanni Falcone l’aveva concepita, facendola passare per un ufficio colabrodo i cui vertici passati si sono messi a disposizione di una certa parte politica. Con l’obiettivo, dunque, di alimentare una narrazione che vuole la magistratura potere da ridimensionare e contenere. Che si guardi il dito o che si preferisca osservare la luna, quel che sta accadendo in Parlamento sull’inchiesta dossieraggi appare essere molto più di una semplice schermaglia politica.
“Si dimetta”
Se n’era avuto un saggio nei giorni scorsi quando si è consumata una spaccatura interna al governo, con il ministro della Giustizia, Carlo Nordio, che aveva proposto l’istituzione di una commissione d’inchiesta ad …
ROMA — Il dito: delegittimare l’onorevole Federico Cafiero De Raho, attuale vice presidente della Commissione parlamentare antimafia ed ex capo della Direzione nazionale antimafia, con lo scopo di attaccare il Movimento 5 Stelle e, più in generale, l’opposizione. La luna: minare le basi della Dna così come Giovanni Falcone l’aveva concepita, facendola passare per un ufficio colabrodo i cui vertici passati si sono messi a disposizione di una certa parte politica. Con l’obiettivo, dunque, di alimentare una narrazione che vuole la magistratura potere da ridimensionare e contenere. Che si guardi il dito o che si preferisca osservare la luna, quel che sta accadendo in Parlamento sull’inchiesta dossieraggi appare essere molto più di una semplice schermaglia politica.
“Si dimetta”
Se n’era avuto un saggio nei giorni scorsi quando si è consumata una spaccatura interna al governo, con il ministro della Giustizia, Carlo Nordio, che aveva proposto l’istituzione di una commissione d’inchiesta ad hoc sul caso sollevato dalla procura di Perugia, e Palazzo Chigi che lo aveva immediatamente stoppato sostenendo che fosse sufficiente il lavoro che la Commissione antimafia, con la sua presidente Chiara Colosimo, sta portando avanti. Se n’è poi avuta la conferma in queste ore quando il centrodestra tutto, con l’aiuto di Italia viva (come spesso accade quando si tratta di giustizia) ha cominciato a bombardare Cafiero De Raho, chiedendogli le dimissioni dalla Commissione.
I rimpalli di responsabilità
Tutto è partito dalle dichiarazioni di Antonio Laudati, il pm della Dna indagato a Perugia. Pur decidendo di non rispondere alle domande dei pm, ha lasciato una memoria difensiva con la quale ha spiegato che i suoi incartamenti inviati alle procure distrettuali, compresi i quattro che gli inquirenti considerano dossieraggio perché nati non da una Segnalazione di operazione sospetta (Sos) ma da colloqui informali con persone terze, siano stati vidimati dai suoi superiori. «Se, come sostiene l’accusa, si tratta di dossier che avrei creato per avere un vantaggio, perché l’allora capo della Dna li ha firmati?», ha detto, in sostanza, Laudati.
Le anomalie
Una tesi subito rilanciata dal centrodestra che gridando al conflitto di interessi ha messo Cafiero De Raho all’angolo. Il deputato non ha risposto, ma si ritiene offeso dalle accuse. Il ragionamento che ha fatto ai suoi è semplice: «Quegli atti di impulso erano nati da presupposti non veri, tant’è che Laudati è indagato per falso ideologico. Come potevo saperlo? In questa impostazione io sono la vittima del falso. Ero sicuro che quei documenti fossero mossi da ragioni di indagine e non da interessi personali». La posizione di Cafiero è anche la stessa della procura perugina guidata da Raffaele Cantone, che infatti non solo non ha indagato ma non ha nemmeno ritenuto di ascoltare come persona informata sui fatti l’ex procuratore. Un po’ diverso il discorso per l’aggiunto Giovanni Russo, anch’egli non indagato: si tratta del magistrato che era il diretto superiore di Laudati alla Dna e aveva la responsabilità sull’ufficio Sos. Non si è accorto delle anomalie dell’ufficio, a cominciare dai 40 mila accessi alle banche dati del luogotenente Pasquale Striano. Nonostante la clamorosa svista, Russo — sul quale il centrodestra tace — dopo l’esperienza alla Dna è stato promosso alla direzione del Dipartimento amministrazione penitenziaria.
Dna vittima
«La sistematica diffusione di notizie intenzionalmente false sulla vicenda oggetto dell’inchiesta di Perugia è grave e pericolosa, indegna di una democrazia», ribattono i membri grillini della commissione Antimafia. «I parlamentari che continuano a muovere la macchina del fango utilizzano un metodo che appartiene a quei regimi autoritari: le accuse mosse a Laudati e Striano evidenziano che la Direzione nazionale ed i suoi vertici sarebbero, eventualmente, vittime delle condotte contestate, se riscontrate, nel rispetto della presunzione di innocenza. È inaccettabile che per volgare speculazione vari esponenti del centrodestra dicano, consapevolmente, falsità e generino, intenzionalmente, tanta confusione nell’opinione pubblica».