La sanità in crisi nega la mobilità agli infermieri: “Colpa delle carenze di organico”
di Michele BocciI professionisti della sanità, infermieri, tecnici, operatori del comparto, vogliono spostarsi a lavorare in una sede più idonea alle esigenze di ciascuno. Ma solo una piccola parte di loro ottiene il trasferimento: il 14%. Con la crisi degli organici le aziende sanitarie e ospedaliere italiane sono poco disponibili a far andare via i dipendenti. I dati sono della Funzione Pubblica della Cgil, che inviato un questionario a 2.400 lavoratori di tutte le Regioni, ottenendo risultati che danno bene l’idea del periodo attraversato dal sistema sanitario nazionale.
Le richieste dei lavoratori
Circa la metà degli intervistati, spiegano dal sindacato, ha fatto almeno un tentativo di domanda di mobilità. “Il Nord Italia appare maggiormente interessato al fenomeno, con una estensione che coinvolge anche alcune regioni del Centro Italia”. Il 72% dei lavoratori richiede uno spostamento inferiore ai 50 chilometri, che secondo le norme dovrebbe avvenire d’ufficio.
Nel 41% dei casi non arriva nemme…
I professionisti della sanità, infermieri, tecnici, operatori del comparto, vogliono spostarsi a lavorare in una sede più idonea alle esigenze di ciascuno. Ma solo una piccola parte di loro ottiene il trasferimento: il 14%. Con la crisi degli organici le aziende sanitarie e ospedaliere italiane sono poco disponibili a far andare via i dipendenti. I dati sono della Funzione Pubblica della Cgil, che inviato un questionario a 2.400 lavoratori di tutte le Regioni, ottenendo risultati che danno bene l’idea del periodo attraversato dal sistema sanitario nazionale.
Le richieste dei lavoratori
Circa la metà degli intervistati, spiegano dal sindacato, ha fatto almeno un tentativo di domanda di mobilità. “Il Nord Italia appare maggiormente interessato al fenomeno, con una estensione che coinvolge anche alcune regioni del Centro Italia”. Il 72% dei lavoratori richiede uno spostamento inferiore ai 50 chilometri, che secondo le norme dovrebbe avvenire d’ufficio.
Nel 41% dei casi non arriva nemmeno la risposta
Il dato più interessante riguarda le richieste accolte. Sono solo il 14%, mentre il 45% sono rifiutate e al 41% non arriva nemmeno una risposta. Non solo: “Molti degli intervistati dichiarano di aver rinunciato a presentare la domanda di mobilità presupponendo già in partenza un rifiuto da parte della propria amministrazione”.
Le regole da rispettare
Il sindacato sottolinea che bisogna rendere possibile lo spostamento di chi ne ha bisogno. “Intanto controllando che aziende rispondano alle richieste di nulla osta nei tempi prestabiliti, cioè 30 giorni, che i bandi vengano annualmente emessi e resi visibili, che non venga ostacolata la possibilità di parteciparvi, che venga consentita la mobilità per interscambio/compensazione, che in caso di mobilità non venga reiterato il periodo di prova, infine che il personale in particolari condizioni personali/familiari sia debitamente considerato”..
"Sistema in crisi”
Secondo Michele Vannini, segretario nazionale della Funzione pubblica Cgil, i numeri conformano la profonda sofferenza del sistema. “Nel 99% dei casi le mobilità negate sono legate al sotto organico. E’ una cosa molto pesante per i lavoratori”. Vannini spiega che bisogna anche considerare il dato dei lavoratori che si vogliono spostare di poco, meno di 50 chilometri. “Ci aspettavamo che fossero di meno. Evidentemente anche all’interno della stessa provincia ci si vuole avvicinare a casa, per conciliare i tempi di vita e di lavoro”. Altra cosa interessante “è la totale sfiducia nella aziende. Ci sono lavoratori che nemmeno fanno domanda visto che tanti colleghi che la fanno non ricevono risposta”.