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Il capitano della Iuventa: “Sette anni sulla graticola per aver salvato migranti. Ma la solidarietà oggi vince sulla criminalizzazione”

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Darius Begui era il comandante della nave umanitaria sequestrata nel 2017 a Trapani. Attesa per oggi la sentenza di proscioglimento che manderà in archivio quello che è stato definito il maxiprocesso alle Ong
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Ha avuto mai contatti con i trafficanti di uomini?

«Mai».

Ha mai effettuato soccorsi in mare “pilotati”?

«Mai. Ho sempre salvato persone che rischiavano la vita. E questo, ora lo ammettono anche i magistrati, non può mai essere reato. Oggi, finalmente, la solidarietà dimostrerà di essere più forte della criminalizzazione».

Sette anni sulla graticola con la scure di una condanna a vent’anni per associazione per delinquere finalizzata al favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, Darius Begui, il comandante della nave Iuventa, attende trepidante il verdetto del giudice dell’udienza preliminare di Trapani Samuele Corso che oggi, dopo un’udienza preliminare monstre, decreterà il proscioglimento dei 37 imputati di questa sorta di maxiprocesso alle Ong.

Darius Begui era al comando della nave Iuventa della Ong Jugend Rettet composta da giovanissimi ragazzi tedeschi quando, ad agosto 2017, i pm di Trapani la sequestrarono accusandoli, così come gli equipaggi di Msf e Save the children su…

Ha avuto mai contatti con i trafficanti di uomini?

«Mai».

Ha mai effettuato soccorsi in mare “pilotati”?

«Mai. Ho sempre salvato persone che rischiavano la vita. E questo, ora lo ammettono anche i magistrati, non può mai essere reato. Oggi, finalmente, la solidarietà dimostrerà di essere più forte della criminalizzazione».

Sette anni sulla graticola con la scure di una condanna a vent’anni per associazione per delinquere finalizzata al favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, Darius Begui, il comandante della nave Iuventa, attende trepidante il verdetto del giudice dell’udienza preliminare di Trapani Samuele Corso che oggi, dopo un’udienza preliminare monstre, decreterà il proscioglimento dei 37 imputati di questa sorta di maxiprocesso alle Ong.

Darius Begui era al comando della nave Iuventa della Ong Jugend Rettet composta da giovanissimi ragazzi tedeschi quando, ad agosto 2017, i pm di Trapani la sequestrarono accusandoli, così come gli equipaggi di Msf e Save the children su altre due navi umanitarie, di aver effettuato diversi soccorsi sostanzialmente su appuntamento con i trafficanti libici. Misteriosi personaggi di una società di security privata (poi presentatisi a Salvini), un agente della polizia infiltrato a bordo, intercettazioni, video manipolati, testimonianze rivelatesi inattendibili hanno costruito l’architrave di un procedimento infinito su cui per sette anni si è basata la campagna di criminalizzazione delle Ong.

Come si sente Darius?

«Sono super emozionato, la sola idea di non tornare più in questo tribunale e di chiudere questo capitolo così intenso della mia vita è indescrivibile. È come se qualcuno mi togliesse uno zaino da 50 chili che mi porto sulle spalle da sette anni».

Siete stati accusati di fare da taxi del mare ai trafficanti, alcuni video sembravano dimostrarlo.

«Da allora noi – e anche indagini scientifiche indipendenti – siamo stati in grado di dimostrare che queste immagini presumibilmente incriminanti non mostravano ciò che è realmente accaduto. In alcuni casi si vedevano solo piccole sezioni dell'intera scena, altre sono state assegnate cronologicamente in modo errato e altre sono state (deliberatamente?) interpretate erroneamente. Con l'aiuto delle registrazioni originali delle telefonate tra me e l'Imrcc di Roma risulta anche chiaro che siamo stati contattati per soccorrere le persone. Abbiamo il filmato dell'Imrcc di Roma che ci chiama la mattina presto e ci dice "Buongiorno, abbiamo per voi il primo caso SAR della giornata".»

La Iuventa ormai è distrutta, Iugend Rettet si è sciolto. Un grosso danno per la flotta umanitaria.

«Da quando la Iuventa è stata sequestrata nell’agosto 2017, 10.000 persone sono annegate nel Mediterraneo. Trovo ancora incredibile come una nave di salvataggio funzionante ed efficace possa essere messa fuori servizio mentre il soccorso marittimo statale è quasi completamente chiuso e le persone sono in pericolo in mare quasi ogni giorno. E non si è fermata con l'arresto della juventa. Al contrario, questo è stato l’inizio di un’ondata di repressione contro le Ong, le navi sono state e continuano ad essere sequestrate. Ci viene attivamente impedito di aiutare e il numero delle vittime della politica europea delle frontiere è in costante aumento».

Non una sola indagine contro le Ong in Italia ha avuto successo, eppure la campagna di criminalizzazione continua. Perché?

«Non c'è una sola prova che dimostri che abbiamo infranto la legge. Ma ovviamente tutta questa criminalizzazione ci ha danneggiato. A noi vittime costa molto tempo, energia e denaro. Le persone ci pensano due volte se osano agire, è un deterrente se sei minacciato di procedimenti legali anche se rispetti la legge e collabori sempre con le autorità statali. E i dubbi vengono sollevati nella società in generale. Dobbiamo essere screditati, anche se chiediamo solo due cose che in realtà sono evidenti. Gli Stati dovrebbero fare il loro dovere e salvare le persone in mare e: a nessuna persona dovrebbe essere permesso di annegare.

Sei appena tornato a fare soccorso in mare, questa volta a bordo di Mediterranea. Con quale spirito?

«Esatto, ho appena preso parte ad un'operazione Mediterranea sulla Mare Jonio mentre il giudice rifletteva se mandarci o meno al processo principale. Speravo di dimostrare qualcosa con questo: restiamo uniti. La nostra solidarietà è più forte della loro repressione».

Consiglieresti di salire oggi su una nave umanitaria per svolgere una missione di salvataggio?

«Posso dire a chiunque sia anche vagamente di sinistra o progressista: si attivi! Che si tratti di salvataggio in mare, cambiamento climatico, lotte sindacali... dobbiamo unire le nostre lotte, dobbiamo lavorare insieme, dobbiamo fare qualcosa. Non possiamo permetterci di sederci e guardare. Un mondo migliore è possibile, ma non ci cadrà in grembo. Dobbiamo lottare per questo.Solidarietà e resistenza!»

«Siamo stati in grado di dimostrare che persino le immagini che ci incriminavano non mostravano quello che era realmente accaduto - spiega Darius Begui - In alcune si vedono solo piccole sezioni dell’intera scena, altre sono in sequenza cronologicamente sbagliata e dalle registrazioni originali delle telefonate tra me e la sala operativa della Guardia costiera di Roma risulta chiaramente che siamo stati contattati da loro e ci hanno chiesto di soccorere quelle persone. Abbiamo il filmato dell’Imrcc di Roma che ci chiama la mattina presto e ci dice: “Buongiorno, abbiamo il primo caso Sar della giornata per voi”».

Ogni volta che va a Trapani, il capitano guarda sconsolato la sua nave ormai distrutta dopo sette anni di sequestro: «Da quando la Iuventa è stata fermata nel Mediterraneo sono morte 10.000 persone. Trovo incredibile che una nave di salvataggio funzionante possa essere messa fuori gioco mentre il soccorso marittimo statale è quasi assente e le persone rischiano la vita in mare ogni giorno. Il sequestro della Iuventa è stato solo l’inizio di un’ondata di repressione contro le Ong, le navi continuano ad essere sequestrate, ci viene impedito di aiutare e il numero delle vittime della politica europea delle frontiere è in costante aumento».

Subito dopo che la Procura di Trapani, a sorpresa, ha ammesso l’inconsistenza delle prove chiedendo il proscioglimento di tutti gli imputati, Darius Begui ha deciso di tornare in missione, questa volta sulla Mare Jonio di Mediterranea: « Per me era importante dimostrare che siamo convinti che quello che stiamo facendo è giusto e importante. Speravo di dimostrare qualcosa con questo: restiamo uniti. Gli Stati dovrebbero fare il loro dovere e salvare le persone in mare. Fino a quando non lo faranno la nostra solidarietà sarà più forte della loro repressione».

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