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La “Iuventa” non è e non è mai stata un “taxi del mare”, ma ci sono voluti 7 anni di inchieste per stabilirlo

La “Iuventa” non è e non è mai stata un “taxi del mare”, ma ci sono voluti 7 anni di inchieste per stabilirlo

Nessun favoreggiamento dell’“immigrazione clandestina”. Finisce così una vicenda che ha provocato centinaia di mancati soccorsi. Prima quela nave aveva salvato 28.810 persone

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ROMA – Sette anni di inchiesta giudiziaria per arrivare alla decisione di non procedere perché “il fatto non sussiste” e per “mancanza di credibilità dei testimoni”. Intanto però dopo tutto questo tempo – si legge in un articolo pubblicato da Nigrizia – la nave Iuventa, della Ong tedesca Judend Rettet, è diventata un rottame inutilizzabile. Erano i tempi dei “taxi del mare” quando scoppia lo scandalo e il sequestro, da parte della stessa procura di Trapani che oggi proscioglie, della nave Iuventa, il cui equipaggio venne accusato di “favoreggiamento dell’immigrazione clandestina”. Per arrivare a oggi, dopo aver bloccato per sette lunghi anni una nave che, prima di essere sequestrata, aveva salvato 23.810 persone in poco più di un anno.

Microspie sulle navi e intercettazioni. Nel 2017 gli inquirenti sostennero di aver accertato almeno tre casi in cui erano avvenuti contatti con persone che trafficavano migranti e che questo aveva dato vita a trasbordi concordati da imbarcazioni libiche alla Ong. Quasi due anni di udienza preliminare per questo maxi processo. 21 le persone indagate. Accuse cui corrispondono pene che vanno da 15 a 20 anni di detenzione. Microscopie nei ponti di tre navi Ong, così come negli uffici di Medici senza Frontiere. Tante intercettazioni e telefoni sotto controllo, tra questi quello della giornalista Nancy Porsia. E alla fine, niente. Nessuna dimostrazione di collusione tra la ong tedesca e i trafficanti libici.

Le colpe di Minniti e Gentiloni. Siamo tra il 2016-2017, quando il sottosegretario ai servizi segreti Marco Minniti, diventa ministro dell’Interno nel governo Gentiloni, e nel processo Iuventa chiede l’iscrizione a parte civile del Viminale. Le navi delle Ong sono considerate “un inevitabile fattore d’attrazione per i migranti e le organizzazioni criminali che ne gestiscono il traffico”. Sono - lo dirà Luigi Di Maio – “taxi del mare”. Da qui l’idea di un “codice di condotta” che né Medici senza Frontiere né Iuventa firmano, e l’inizio di una campagna denigratoria che fa perdere fondi alle navi che prestano soccorso in mare.

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