✕

L’allarme del Papa: “Venezia fragile, se non la curiamo rischia di sparire”

(afp)

Ascolta l'audio

La prima volta di un pontefice alla Biennale: in mostra artisti scomodi per la Chiesa e l’incontro con le detenute: “Il carcere può diventare un luogo di rinascita”
2 minuti di lettura

La figura bianca cala dal cielo e si abbassa nel luogo della dannazione. L’elicottero di papa Francesco atterra direttamente nel cortile interno del carcere della Giudecca. E’ questo il cuore pulsante della visita a Venezia. Dalle inferriate le detenute, tutte donne, osservano Bergoglio, lui alza lo sguardo e legge su un muro scrostato una scritta a caratteri cubitali, che al buio si illumina, «Siamo con voi nella notte». E’ una delle installazioni del padiglione della Biennale che la Santa Sede ha voluto collocare nell’istituto di detenzione femminile.

Una visita di cinque ore

L’arte, e la prima volta di un Papa alla Biennale, scardinano le abitudini del microcosmo carcerario. Fuori, la città si accorge appena della sua presenza. Francesco rimane in tutto cinque ore: dopo l’istituto di pena incontra i giovani cattolici del Veneto, invitandoli a non chiudersi nei social o sul divano, poi celebra messa con diecimila tra fedeli e curiosi. Arriva alle otto e alle 13 già riparte, in giro …

La figura bianca cala dal cielo e si abbassa nel luogo della dannazione. L’elicottero di papa Francesco atterra direttamente nel cortile interno del carcere della Giudecca. E’ questo il cuore pulsante della visita a Venezia. Dalle inferriate le detenute, tutte donne, osservano Bergoglio, lui alza lo sguardo e legge su un muro scrostato una scritta a caratteri cubitali, che al buio si illumina, «Siamo con voi nella notte». E’ una delle installazioni del padiglione della Biennale che la Santa Sede ha voluto collocare nell’istituto di detenzione femminile.

Una visita di cinque ore

L’arte, e la prima volta di un Papa alla Biennale, scardinano le abitudini del microcosmo carcerario. Fuori, la città si accorge appena della sua presenza. Francesco rimane in tutto cinque ore: dopo l’istituto di pena incontra i giovani cattolici del Veneto, invitandoli a non chiudersi nei social o sul divano, poi celebra messa con diecimila tra fedeli e curiosi. Arriva alle otto e alle 13 già riparte, in giro sono rari i poster che segnalano la visita, molti turisti neppure lo sanno.

(reuters)

L’allarme per Venezia

La «incantevole bellezza» della città lagunare, dice Bergoglio nell’omelia a piazza San Marco, convive con «le tante problematiche che la minacciano»: i cambiamenti climatici, «la fragilità delle costruzioni, dei beni culturali, ma anche quella delle persone», la difficoltà di creare un ambiente «a misura d’uomo attraverso un’adeguata gestione del turismo». Venezia, scandisce a un certo punto il Pontefice della Laudato si’, «è un tutt’uno con le acque su cui sorge, e senza la cura e la salvaguardia di questo scenario naturale potrebbe perfino cessare di esistere». La città «è chiamata ad essere segno di bellezza accessibile a tutti», insiste il Papa, e suscita gli applausi di tanti fedeli: anche loro hanno dovuto sottoporsi alle nuove regole introdotte per frenare il turismo mordi e fuggi, chi è arrivato da fuori regione ha dovuto pagare cinque euro per entrare. Finita la messa, i cappellini dei pellegrini e i veli delle suore scompaiono rapidamente tra le folle che si accalcano nelle calli tra un negozio di souvenir e uno spritz.

Come Giovanni XXIII

La fragilità e la bellezza, la morte e la rinascita sono il filo rosso che lega le tappe del Papa. Controluce, quando in motovedetta raggiunge la basilica della Salute («Non mi fate cadere in acqua», scherza), il suo profilo ricorda quello di Angelo Roncalli, il patriarca di Venezia che, divenuto Papa col nome di Giovanni XXIII, aprì il Concilio vaticano II.

Il papa a Venezia, l'arrivo in taxi alla basilica della Salute: accolto da migliaia di giovani

Isole solitarie e arcipelaghi collaborativi

Agli artisti che incontra alla Giudecca suggerisce l’immagine della «città rifugio», luogo di memoria biblica dove l’arte può contribuire a contrastare il razzismo, la xenofobia, lo squilibrio ecologico o l’aporafobia, «questo terribile neologismo che significa fobia dei poveri». Non «isole solitarie» ma «arcipelaghi collaborativi». E’ lì, spiega, «per contraccambiare una visita, come è abitudine tra amici». In Cappella Sistina, l’anno scorso, Bergoglio ricevette Ken Loach e Michela Murgia, Marco Bellocchio e Amélie Nothomb e molti altri ancora. Ora la Santa Sede non ha cercato «gli artisti più comodi», nota il cardinale José Tolentino de Mendonca, ministro della Cultura di Francesco: c’è Maurizio Cattelan, che anni fa irritò il Vaticano per aver raffigurato Giovanni Paolo II colpito da un meteorite, c’è Corita Kent, ex suora invisa ai settori conservatori del cattolicesimo Usa. Non sempre in passato la Chiesa ha accettato «l’autonomia dell’arte», sottolinea il porporato portoghese: ora «non abbiamo voluto costruire una trincea o isolarci in una visione».

(afp)

La poesia di Giulia

E’ il quattordicesimo carcere visitato da Francesco: la Giudecca per la Biennale è stata una opzione ovvia. Chi visita il padiglione deve lasciare all’ingresso documento d’identità, smartphone e pregiudizi. A fare da guida, insieme agli agenti penitenziari, le detenute. Hanno cucito loro l’abito per l’occasione, il blu degli ambienti carcerari e il bianco papale. Giulia, giovane donna del nord-est, conduce i visitatori tra i quadri «che hanno portato colore in un luogo dove colore non ce né», le installazioni, le poesie impresse su lastre di lava. Legge una sua poesia, secca e potente. «Paradossalmente», ha notato il Papa, «la permanenza in una casa di reclusione può segnare l’inizio di qualcosa di nuovo, attraverso la riscoperta di bellezza insospettate in noi e negli altri», il carcere «può anche diventare un luogo di rinascita». Quando entra nell’ex cappella dedicata a Maria Maddalena, Giulia mostra i tessuti colorati che l’artista brasiliana Sonia Gomes ha appeso al soffitto e socchiude gli occhi: «Quando pecchiamo – dice – teniamo la testa bassa, invece dobbiamo tenerla verso l’alto».

Leggi i commenti