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Diritti Lgbt+, Italia fanalino di coda in Europa e Asia, superata anche dall’Ungheria di Orban. “Ecco cosa accade con i Governi di estrema destra”

(fotogramma)
Nella Rainbow Map che Ilga Europe pubblica ogni anno il nostro Paese scende al 36esimo posto su 48, ultimo tra i fondatori della Ue. Arcigay: “Pare che il fenomeno omofobia sia passato di moda nell’agenda politica e nei media”
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Insulti, percosse e minacce di morte per le strade di Milano, Palermo, Roma, Firenze. Abusi psicologici e verbali, umiliazioni sul lavoro, in casa, a scuola: il quadro italiano non è un bel vedere, se lo si osserva dalla prospettiva delle persone Lgbt+. Ed è perfino peggiorato, e di molto, in un solo anno. Nella semplicità dei dati diffusi da istituzioni e associazioni in occasione del 18 maggio, giornata mondiale contro l'omofobia, bifobia e transfobia, si leggono tutti i numeri di un Paese che nell'ultimo anno ha perso due posti nella classifica europea basata su qualità e quantità di norme in tutela delle persone Lgbt+.

Italia pecora nera

Oggi è al 36esimo posto su 48 Paesi tra Europa e Asia. Paradossalmente pure più indietro dell'Ungheria di Orban. Ed è ultima tra i Paesi fondatori dell'Unione: si vede nella Rainbow Map che Ilga Europe pubblica ogni anno e che nel 2024, parlando dell'Italia, accompagna dal commento: “La dimostrazione di cosa può accadere quando non c'è una legisla…

Insulti, percosse e minacce di morte per le strade di Milano, Palermo, Roma, Firenze. Abusi psicologici e verbali, umiliazioni sul lavoro, in casa, a scuola: il quadro italiano non è un bel vedere, se lo si osserva dalla prospettiva delle persone Lgbt+. Ed è perfino peggiorato, e di molto, in un solo anno. Nella semplicità dei dati diffusi da istituzioni e associazioni in occasione del 18 maggio, giornata mondiale contro l'omofobia, bifobia e transfobia, si leggono tutti i numeri di un Paese che nell'ultimo anno ha perso due posti nella classifica europea basata su qualità e quantità di norme in tutela delle persone Lgbt+.

Italia pecora nera

Oggi è al 36esimo posto su 48 Paesi tra Europa e Asia. Paradossalmente pure più indietro dell'Ungheria di Orban. Ed è ultima tra i Paesi fondatori dell'Unione: si vede nella Rainbow Map che Ilga Europe pubblica ogni anno e che nel 2024, parlando dell'Italia, accompagna dal commento: “La dimostrazione di cosa può accadere quando non c'è una legislazione che protegge le persone e i Governi di estrema destra prendono potere”. Qui, senza una legge che metta apertamente insieme il concetto di reato e quello di omofobia gli episodi di violenza fisica sono tornati a prevalere sulle altre forme di violenza e appare un nuovo dato, quello sulle terapie riparative, subite da quasi una persona su cinque in Italia.

Terapie riparative: la denuncia dell’agenzia Ue

A sollevare la questione è l'agenzia dell'Unione Europea per i diritti fondamentali (Fundamental Rights Agency): le terapie anche dette “di conversione” si svolgono in centri che le occultano, presentandole come sedute di psicoterapia o preghiera. Ma sono sessioni di vessazioni e abusi di natura psicologica, sessuale e fisica praticati da strutture sanitarie o enti religiosi in particolare sulle persone trans (nella metà dei casi). “Vere e proprie torture”, sottolinea Rosario Coco, presidente dell'associazione Gaynet che fa eco alla definizione che delle stesse hanno dato nel 2020 le Nazioni Unite e che annuncia una campagna di sensibilizzazione sul tema. Perché nell'Ue quasi tre persone su dieci sono state sottoposte a terapie di conversione (26% su 100,577 persone intervistate), metà delle quali persone trans. E sul totale, due su 10 sono italiane (18%).

La paura delle aggressioni

La stessa agenzia europea fa sapere che in Italia oltre la metà delle persone non eterosessuali coinvolte in una relazione teme ancora di tenersi per mano in pubblico e non lo fa (53%) e tre su dieci non frequentano molte zone delle loro città per paura di aggressioni. Aggressioni i cui numeri restano nebbiosi: sarebbero 158, di cui 99 penalmente rilevanti, con l'Abruzzo decretata la regione più omofoba per il rapporto più alto tra vittime e popolazione (9.83 ogni centomila abitanti). Segue la Valle d’Aosta (7.88), poi Sardegna e Piemonte (rispettivamente 4.84 e 4.10). Ma c'è evidentemente del sommerso. Da una parte il progetto Omofobia.org registra che le violenze si verificano in tutto il Paese meno che, curiosamente, nelle regioni di Umbria, Basilicata e Calabria che negli anni precedenti hanno visto invece decine di episodi. Come in alcune città, dove le cifre si sono abbattute: Torino è passata dalle 23 denunce dello scorso report ad appena 5 di quest'anno. Dall'altra parte c'è la stessa Arcigay, intestataria del progetto, a sottolineare quanto tutto ciò sia “singolare: si ha il sospetto che il fenomeno omofobia sia passato di moda nell’agenda politica e nei media”.

Cresce l’intolleranza

Qui torna l'Agenzia dell'Unione Europea: dal sondaggio viene fuori che in Italia l'intolleranza percepita dalle persone Lgbt+ è aumentata. Così come la sfiducia nelle istituzioni: lo pensa il 54% delle oltre 100mila persone intervistate. E sul report in inglese si legge una possibile causa: “il linguaggio adoperato dalla Politica fomenta astio verso le persone diverse”. Di buono, si fa per dire, c'è che i giovani ci sperano ancora: la percentuale di persone che hanno denunciato forme di bullismo e molestie a scuola è salita, passando dal 43% del 2019 al 68% del 2023.

Identikit della vittima

A non cambiare nel tempo è la vittima prediletta dagli omofobi: è il ragazzo, o l'uomo, che devia dal modello di maschio stereotipato. Nel 74% dei casi la vittima degli aggressori, singoli o in branco, è infatti stata un maschio (nel 71% cisgender, nel 3% transgender). Ma il rischio di violenza per le donne trans resta il più alto: nonostante siano l'8% della totalità delle persone colpite, subiscono il 26% delle aggressioni. È la doppia natura della discriminazione: di genere e transfobica.

Il caso Careggi

Infine, resta evidente alle agenzie europee l'attacco alle famiglie: Ilga Europe non manca di mettere agli atti che “alcune regioni italiane stanno revocando il diritto alla genitorialità alle coppie dello stesso sesso”. Il riferimento è alle vicende giudiziarie che interessano i figli e delle figlie delle famiglie arcobaleno. E tutto è iniziato nel giugno 2023, quando la Procura di Padova ha chiesto di cancellare la madre non partoriente da ben 38 atti di nascita registrati anche 6 anni prima. Ma non manca di accennare al “caso Careggi”, uno dei due ospedali che in Italia forniscono alle persone trans trattamenti con la triptorellina: “Il farmaco è utile a evitare il rischio di depressione, comportamenti autolesionistici, disturbi alimentari e pensieri suicidi. Sebbene in Italia il diritto alla salute sia garantito dalla Costituzione, la salute e il benessere psicofisico delle persone trans vengono messi in discussione su basi ideologiche. È chiaro che l’attuale Governo ha avviato un attacco concertato ai diritti delle persone Lgbti, in una chiara violazione degli standard internazionali in materia di diritti umani”. La risposta della comunità sarà nelle piazze il 18 maggio.

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