✕

Il direttore della Nasa: “Torneremo sulla Luna per battere la Cina. Poi ci aspetta Marte”

(afp)

Ascolta l'audio

Bill Nelson, capo dell’agenzia spaziale americana: “Dobbiamo evitare che loro arrivino prima e dicano: è nostro, state alla larga”
3 minuti di lettura

«È una nuova corsa allo spazio». Sono passati 55 anni dallo sbarco sulla Luna, ma certe espressioni non tramontano. «Torneremo sul satellite, stavolta per battere la Cina» dice Bill Nelson, direttore della Nasa, serio in volto. «Dobbiamo evitare che loro arrivino prima e dicano: questo è nostro, state alla larga». Nelson, 81 anni, una carriera da parlamentare democratico impreziosita nel 1986 da una missione nello spazio, guida dal 2021 l’agenzia spaziale americana. Il Vaticano l’ha invitato a Roma per il World Meeting on Human Fraternity organizzato dalla Fondazione Fratelli Tutti.

Cosa le hanno chiesto?

«Che aspetto ha la Terra dallo spazio. Ho risposto che il nostro pianeta è meraviglioso e fragile. Ho volato nel 1986, ma già si vedevano le ferite della deforestazione in Amazzonia e Madagascar. Con un’orbita ogni 90 minuti, da lassù non si notano poi confini politici o barriere razziali e religiose. Siamo tutti cittadini della Terra».

Perché la corsa allo spazio allora?

«Perché ved…

«È una nuova corsa allo spazio». Sono passati 55 anni dallo sbarco sulla Luna, ma certe espressioni non tramontano. «Torneremo sul satellite, stavolta per battere la Cina» dice Bill Nelson, direttore della Nasa, serio in volto. «Dobbiamo evitare che loro arrivino prima e dicano: questo è nostro, state alla larga». Nelson, 81 anni, una carriera da parlamentare democratico impreziosita nel 1986 da una missione nello spazio, guida dal 2021 l’agenzia spaziale americana. Il Vaticano l’ha invitato a Roma per il World Meeting on Human Fraternity organizzato dalla Fondazione Fratelli Tutti.

Cosa le hanno chiesto?

«Che aspetto ha la Terra dallo spazio. Ho risposto che il nostro pianeta è meraviglioso e fragile. Ho volato nel 1986, ma già si vedevano le ferite della deforestazione in Amazzonia e Madagascar. Con un’orbita ogni 90 minuti, da lassù non si notano poi confini politici o barriere razziali e religiose. Siamo tutti cittadini della Terra».

Perché la corsa allo spazio allora?

«Perché vediamo le pretese di Pechino nel Mar Cinese Meridionale e non vogliamo che lo stesso si ripeta sulla Luna, specialmente al Polo Sud, dove abbiamo visto del ghiaccio nei crepacci delle zone in ombra. Alla fine dell’anno uno strumento Nasa a bordo di una missione privata scaverà per vedere se si trova acqua».

Quali sono le tappe della Nasa per il ritorno sulla Luna?

«A settembre 2025 partirà Artemis II, la missione che orbiterà attorno alla Luna. Nell’autunno 2026 Artemis III porterà di nuovo l’uomo sul satellite».

Perché la Nasa vuole tornare lì?

«Useremo la Luna come palestra per imparare ad andare su Marte. La Luna dista 4 giorni di viaggio, Marte fra i 6 e gli 8 mesi. Una volta lì, poi, bisognerà attendere uno o due anni prima che l’allineamento dei pianeti consenta il ritorno sulla Terra. Ci serviranno sistemi di propulsione più veloci di quelli che abbiamo».

Come si vivrà sulla Luna?

«Le missioni sul suolo lunare all’inizio dureranno al massimo 30 giorni. L’agenzia spaziale giapponese che collabora al programma Artemis sta realizzando veicoli pressurizzati per consentire agli astronauti di coprire grandi distanze sul terreno. Indossando le tute, potranno poi avventurarsi all’esterno».

Cosa mangeranno?

«Sappiamo far crescere dei vegetali su campioni del suolo lunare riportati dalle missioni Apollo. Credo che la trama di The Martian, in cui Matt Damon sopravvive solo su Marte coltivando patate, non sia lontana dalla realtà. Una rete di satelliti in orbita attorno alla Luna garantirà le comunicazioni con la Terra anche sul lato nascosto del satellite».

Le tappe successive di Artemis?

«Vogliamo essere pronti prima di annunciarle. Stiamo esplorando una frontiera, abbiamo di fronte missioni ad alto rischio. Ogni lancio per me è un’esperienza da cardiopalmo. Il disastro dello Shuttle Challenger avvenne dieci giorni dopo la mia missione. Non lo dimentico mai».

Come vanno invece i rapporti con i russi sulla Stazione Spaziale?

«Abbiamo costruito la Stazione Spaziale Internazionale insieme. Collaboriamo dal 1975, quando eravamo in piena guerra fredda. I nostri astronauti e i loro cosmonauti formano un equipaggio e lavorano insieme con professionalità».

La Stazione ha superato i 25 anni di età. Quale sarà il suo futuro?

«Sarà fatta scendere dalla sua orbita nel 2031. Un veicolo realizzato ad hoc la guiderà verso la Terra. Gran parte della massa brucerà a contatto con l’atmosfera. Essendo grande come un campo da calcio, però, varie sezioni resteranno intere. Il veicolo la condurrà verso un punto preciso del Pacifico del sud noto come il cimitero degli oggetti spaziali. Spenderemo 1,5 miliardi per questa operazione. Nel frattempo incoraggeremo gli imprenditori a realizzare nuove stazioni spaziali private».

La Nasa è impegnata nella gara allo spazio con la Cina, ma si affida a SpaceX, azienda privata guidata da un manager imprevedibile come Elon Musk. Non è un rischio?

«SpaceX ha fatto fare all’industria spaziale progressi fenomenali. Inviano alla Stazione Spaziale astronauti e materiali con regolarità. È vero che l’azienda è stata fondata da Elon Musk, ma oggi è guidata da un’altra manager, Gwynne Shotwell. Lavoriamo molto bene con lei».

Di recente si è scoperto che la Russia è in grado di lanciare testate nucleari nello spazio. La Cina è capace di distruggere satelliti dalla Terra. Gli Stati Uniti hanno creato una nuova divisione militare, dedicata allo spazio. La prossima guerra verrà combattuta in orbita?

«Guido la Nasa. La sua missione è l’esplorazione pacifica dello spazio. Se è vero, come hanno riportato i giornali, che la Russia è in grado di far detonare una testata nucleare nello spazio, si tratta di una minaccia molto grave per l’umanità. Un’esplosione del genere danneggerebbe anche i cosmonauti e i satelliti russi, oltre a mettere fuori uso tutti i gps del pianeta».

La “generazione Artemis” che andrà sulla Luna dovrà affrontare anche la minaccia ambientale. Vincerà la sfida del clima?

«Dobbiamo metterci il cervello, ma anche il cuore. La Nasa ha almeno una ventina di satelliti che prendono dati precisi sull’ambiente. Nel giro di qualche anno realizzeremo anche un modello a 3 dimensioni molto preciso dell’atmosfera e del clima sulla Terra»

Leggi i commenti