L’ultimo appello di Martina: “Vado a morire in Svizzera ma non sono una suicida. L’Italia mi ha condannata a soffrire”
a cura della redazione Cronaca nazionale"La sofferenza è diventata intollerabile, parlo con un filo di voce, non riesco più nemmeno a tossire, non sono autonoma in nulla. Ogni giorno il dolore fisico è indescrivibile". Ha voluto fare una conferenza stampa Martina Oppelli, architetta triestina di 49 anni, tetraplegica, per denunciare il rifiuto da parte dell’Azienda sanitaria Giuliano Isontina, Asugi, di consentirle di accedere in Italia al suicidio medicalmente assistiti, così come prevede la sentenza della Corte Costituzionale del 2019 sul caso di Dj Falbo.
"Non sono una suicida”
"Non ce la faccio più. Dal 2012 ho bisogno di una persona che faccia tutto per me. Sofferenze e dolori sono enormi. Quello che ho vissuto non dovrebbe provarlo nessuno. Non sono una suicida. Sono esausta. Esaurita, sono satolla di vita", ha detto con voce ferma durante la conferenza stampa promossa dall'Associazione Luca Coscioni, dove ha raccontato la sua storia e il suo lungo percorso di dolore.
La sua richiesta, al momento, non è stata accolta dall'azienda sanitaria, secondo la quale Martina non avrebbe i requisiti previsti dalla Consulta, perché non dipendente da trattamenti di sostegno vitale. “Mi impediscono di morire con il sorriso” aveva detto Martina Oppelli nei giorni scorsi, annunciando comunque di essere pronta ad andare a morire in Svizzera. Martina Oppelli è architetta – professione che continua a esercitare grazie ai comandi vocali per potersi permettere l’assistenza continua di cui necessita. A soli 28 anni riceve la diagnosi di sclerosi multipla e col tempo diventa tetraplegica. Attualmente, la sua diagnosi è quella di sclerosi multipla secondaria progressiva evoluta con gravissima limitazione motoria, con dolori e spasmi diffusi poco controllati dalla terapia che la rendono totalmente dipendente da terzi per la conduzione di ogni attività.
Dipendente dagli altri
Accompagnata dalla segretaria dell’Associazione Coscioni, Filomena Gallo, Martina ha descritto con lucidità le sue condizioni e ha spiegato perché ha bisogno di assistenza 24 ore al giorno, senza la quale morirebbe. Come è successo quando venne lasciata sola da una assistente irresponsabile, abbandonata per 16 ore a letto, da sola in casa. "Nessuno mi sentiva gridare, non ho potuto neppure piangere, perché mi sarei soffocata con la mia stessa saliva - racconta -. La prima ad arrivare è stata la badante del turno successivo. Suonava, ma io non potevo aprire. Mi hanno trovata tra le mie feci e l'urina nel letto, affamata, assetata, rigida come il cemento precompresso perché non ho potuto prendere le mie medicine".
Spiega Filomena Gallo: “Martina Oppelli soffre della stessa patologia incurabile (sclerosi multipla), stessa immobilità totale e totale dipendenza dall'assistenza di altre persone, stesso dolore e sofferenza insopportabile, stessa piena capacità di intendere e volere della sua concittadina Anna (nome di fantasia) che ha potuto invece effettuare il suicidio assistito nel novembre scorso. Per Martina invece il parere è stato negativo perché manca, secondo la Asugi, il requisito del trattamento di sostegno vitale”. Ovvero non è attaccata a una macchina che la tiene in vita.
Costretta ad andare in Svizzera
Se nulla si muoverà in Italia, in tempi brevi Martina andrà a morire in Svizzera, con l’assistenza dell’Associazione Coscioni. “Perché – aggiunge Filomena Gallo - nonostante le pronunce della Corte Costituzionale, le interpretazioni spesso restrittive della sentenza Cappato rendono ancora impossibile esercitare tale diritto. Né il parlamento, nonostante i continui solleciti della Consulta e del presidente della repubblica, conclude, ha fatto alcun passo in avanti verso una legge adeguata che disciplini il fine vita”.