Femminicidio di Giada Zanola, resta in carcere Andrea Favero: non risponde alle domande del gip. Il sospetto che la donna sia stata stordita e uccisa altrove
di Enrico FerroVENEZIA – L’esame tossicologico per capire se davvero Giada Zanola veniva drogata dal compagno Andrea Favero, soprattutto quell’ultima notte, prima del volo giù dal cavalcavia autostradale. E poi l’analisi del telefono cellulare per verificare l’eventuale diffusione di video e foto intime a scopo di ricatto. Le indagini sul delitto della donna di 33 anni finita giù dal cavalcavia di Vigonza e poi arrotata da un tir di passaggio, passano per queste due ipotesi investigative, entrambe emerse dopo aver sentito come testimoni la migliore amica e l’uomo con cui aveva iniziato una relazione.
Il sospetto che sia stata uccisa altrove
“La sua vita stava andando per il meglio sia sul piano personale che su quello lavorativo ma ave…
VENEZIA – L’esame tossicologico per capire se davvero Giada Zanola veniva drogata dal compagno Andrea Favero, soprattutto quell’ultima notte, prima del volo giù dal cavalcavia autostradale. E poi l’analisi del telefono cellulare per verificare l’eventuale diffusione di video e foto intime a scopo di ricatto. Le indagini sul delitto della donna di 33 anni finita giù dal cavalcavia di Vigonza e poi arrotata da un tir di passaggio, passano per queste due ipotesi investigative, entrambe emerse dopo aver sentito come testimoni la migliore amica e l’uomo con cui aveva iniziato una relazione.
Il sospetto che sia stata uccisa altrove
“La sua vita stava andando per il meglio sia sul piano personale che su quello lavorativo ma aveva paura”, ha raccontato agli investigatori la ragazza che ultimamente frequentava di più. Del resto, la situazione tra le mura domestiche era molto tesa. I due stavano insieme da 4 anni ma da marzo vivevano da separati in casa. La cura del figlio di tre anni era il filo sottile che ancora ancora li teneva insieme, ma mercoledì notte quel filo si è spezzato. E allora bisogna capire cosa sia successo prima che il corpo di Giada precipitasse sulla carreggiata dell’autostrada A4. Favero ha raccontato ai poliziotti della Squadra mobile una colluttazione prolungata tra lui e la compagna che voleva lasciarlo. Ma è difficile credere che sia stata alzata di peso nel corso della lite, anche perché la recinzione in quel punto è alta un metro e 95. Il sospetto degli inquirenti è che sia stata prima stordita o forse uccisa in un altro posto, e poi fatta cadere per simulare il suicidio. A Padova ieri è iniziata l'autopsia sul corpo martoriato della trentatreenne, l’esame è stato affidato al medico legale Claudio Terranova.
"Un uomo senza emozioni”
Andrea Favero invece è stato sottoposto all’interrogatorio di garanzia in carcere. Si è avvalso della facoltà di non rispondere. “Un uomo senza emozioni”, racconta chi l’ha visto. Ben diverso, dunque, dalla persona che il giorno prima era crollata anche emotivamente di fronte alle contraddizioni del suo racconto. La messinscena per farlo sembrare un suicidio, le bugie, le omissioni, il messaggio inviato al telefonino quando in realtà sapeva benissimo che era morta. Il giudice non ha convalidato il provvedimento di fermo, ritenendo non vi siano i presupposti del pericolo di fuga. Ha accolto però il restante impianto accusatorio della Procura, in virtù dei “gravi, precisi e concordanti” indizi di colpevolezza, e ha emesso una nuova ordinanza di custodia cautelare.