Maturità, Maraini: “Ragazzi, coltivate una passione”. Figalli: “A scuola niente Ai”. Capotondi: “Godetevela, sono emozioni uniche”
di Elena Dusi , Luigi GaetaniDacia Maraini: “Dante all’orale andò maluccio. Amavo la Storia”
All'epoca forse ancora non immaginava che sarebbe diventata una grande scrittrice. Di certo, però, già tra i banchi del liceo la giovane Dacia Maraini aveva le idee chiare: “Le mie materie preferite erano la Storia e la Letteratura”, racconta a Repubblica. In un'estate di metà anni Cinquanta, la futura autrice di La lunga vita di Marianna Ucrìa si preparava ad affrontare la Maturità.
Com'era il suo rapporto con la scuola?
“Ottimo coi compagni, buono con i professori che si appassionavano al loro mestiere. Invece era pessimo con chi mostrava disinteresse e alterigia”.
Era un modello di istruzione molto diverso da quello di oggi, soprattutto nella relazione tra alunni e docenti. Un po' lo rimpiange?
“Sì, la scuola era diversa, si partiva dall'idea che da una parte c'erano gli esperti, i sapienti, e dall'altra gli ignoranti, a cui bisognava insegnare tutto, compresa la disciplina. Oggi i ragazzi vogliono essere protagonisti …
Dacia Maraini: “Dante all’orale andò maluccio. Amavo la Storia”
All'epoca forse ancora non immaginava che sarebbe diventata una grande scrittrice. Di certo, però, già tra i banchi del liceo la giovane Dacia Maraini aveva le idee chiare: “Le mie materie preferite erano la Storia e la Letteratura”, racconta a Repubblica. In un'estate di metà anni Cinquanta, la futura autrice di La lunga vita di Marianna Ucrìa si preparava ad affrontare la Maturità.
Com'era il suo rapporto con la scuola?
“Ottimo coi compagni, buono con i professori che si appassionavano al loro mestiere. Invece era pessimo con chi mostrava disinteresse e alterigia”.
Era un modello di istruzione molto diverso da quello di oggi, soprattutto nella relazione tra alunni e docenti. Un po' lo rimpiange?
“Sì, la scuola era diversa, si partiva dall'idea che da una parte c'erano gli esperti, i sapienti, e dall'altra gli ignoranti, a cui bisognava insegnare tutto, compresa la disciplina. Oggi i ragazzi vogliono essere protagonisti del processo di apprendimento. Cercano un rapporto dialettico con l'insegnante e secondo me hanno ragione”.
C'è un professore che ricorda con particolare affetto?
“Il professor Ghera, che mi ha fatto capire e apprezzare la Filosofia. Una disciplina fatta di ragione, pensiero e immaginazione insieme. Lui l'amava e l'ha fatta amare anche a me”.
Come sono andati gli scritti?
“Bene, anche se un professore di italiano mi ha detto che leggevo troppi libri”.
E il colloquio?
“L'orale maluccio. Un professore mi ha chiesto di commentare la Divina Commedia in un libricino grande come un ditale. Io per l'emozione non riuscivo a tenerlo fra le dita, mi scivolava via. E lui si divertiva. Secondo me era un sadico”.
Quali erano le inquietudini di una ragazza di allora?
“Credo che non fossero molto diverse da quelle di una giovane di oggi. Il futuro appariva incerto e difficile. Ci si chiedeva come avremmo affrontato il mondo degli adulti che non sembravano molto interessati a darci fiducia”.
Cosa consiglierebbe a uno studente che sostiene l'esame oggi?
“Ai ragazzi suggerisco, in generale, di coltivare una passione. In un mondo globalizzato trova spazio solo chi possiede una competenza. E la passione porta alla competenza, quella profonda e vera. Una competenza di qualsiasi genere, ma conquistata con amore. Chi dimostrerà di avere una competenza riuscirà a trovare un lavoro che gli piace, chi non avrà competenze finirà per adeguarsi a un mestiere che non ama, cosa mortificante”. (Luigi Gaetani)
Alessio Figalli: “Fu un successo ma quell’esame lo sogno ancora”
Una maturità superata in scioltezza con il massimo dei voti. Eppure anche ad Alessio Figalli è capitato di risognarla, molto più tardi. A 40 anni il giovane matematico che insegna al Politecnico di Zurigo e nel 2018 ha vinto la medaglia Fields ricorda di «aver provato più stress prima che non durante la prova».
L’esame è tornato lo stesso a turbare i suoi sogni?
«Un cavillo aveva invalidato la maturità del mio anno. A tutti era richiesto di sostenere di nuovo l’esame. Ero molto preoccupato perché nel frattempo avevo dimenticato tutto».
Nella realtà invece?
«Ho sostenuto la maturità classica a Roma 22 anni fa. Per italiano scelsi l’analisi del testo. Era la prova più logica, quindi adatta a me. Anche latino andò liscio. La tesina fu impegnativa».
Scelse un argomento scientifico?
«Puntai sulle altre materie. Così le domande della commissione – era la mia strategia - si sarebbero concentrate su matematica e fisica. Non ricordo se funzionò, in ogni caso andò bene».
I videogiochi c’erano già?
«Erano molto semplici, impossibile giocare a lungo. Oggi il mondo è più veloce e siamo stimolati di continuo. Io, che pure ho buona capacità di concentrazione, mi distraggo con le mail. Se devo studiare un argomento in modo serio trovo il modo di isolarmi per due o tre ore. È utile tenere il telefono lontano mentre si studia, se non si sa resistere alla tentazione di guardarlo».
Alla sua maturità non c’era neanche ChatGpt. Oggi molti studenti lo usano.
«Vieterei l’intelligenza artificiale a scuola. Può essere utile per rinfrescare la memoria o cercare una risposta veloce, ma studiare è un’altra cosa. Se chiedo all’intelligenza artificiale di tradurre una versione per me, è del tutto inutile che io vada a scuola. E se anche riesco a ottenere un buon voto alla maturità, ma non ho imparato nulla, a perdere sono solo io. Nessuno ci offrirà un lavoro perché abbiamo preso cento alla maturità, se poi non abbiamo imparato a studiare».
Un augurio ai ragazzi della maturità?
«In bocca al lupo, la maturità è un momento di transizione. Permette di chiudere in modo bello un periodo della propria vita e di avere la soddisfazione di un buon voto. La sfida però inizia dopo. La scelta dell’università è spesso un salto nel buio. Cambiare dopo un anno, se ci si accorge di aver sbagliato, non dovrebbe essere un problema. La vita non è lineare e scegliere un’altra facoltà non è una bocciatura, se consente di ripartire con slancio sulla strada giusta». (Elena Dusi)
Cristiana Capotondi: “Per il tema ero in trance. Che emozioni”
“Godetevela, perché sono emozioni che difficilmente si ripeteranno nella vita”. È questo il consiglio di Cristiana Capotondi ai maturandi che domani affronteranno la prima prova. “Io l'esame l'ho fatto nel 1999, allo scientifico Kennedy di Roma – racconta l'attrice –. Era l'anno in cui si portavano tutte le materie e non sapevamo cosa aspettarci dalla terza prova. Poi, per la prima volta, come voto massimo si era passati dal Sessanta al Cento. E coi miei compagni cantavamo “Cento, cento, cento!” come a Ok, il prezzo è giusto”.
Come è andato il tema di Italiano?
“Un disastro, penso di aver preso il voto più basso di tutta la scuola, infatti l'ho completamente rimosso. Credo di aver optato per il tema di attualità, ma non ne sono sicura. Sono andata completamente in trance, ho passato le prime due ore a scegliere la traccia. Così me ne sono rimaste poche per comporre qualcosa di sensato”.
La seconda Prova?
“Compito di Matematica, per fortuna me la sono cavata molto bene. All'epoca preferivo le materie scientifiche, solo dopo mi sono appassionata alla Storia e alla Letteratura. Anche perché spesso a farti amare un argomento è il docente che lo insegna e io avevo una grande passione per la mia professoressa di Fisica e Matematica. Dopo il diploma mi sono iscritta a Scienze della Comunicazione, anche se all'inizio avevo pensato a Fisica o a Ingegneria navale”.
E l'orale?
“Anche il colloquio bene, nessuna difficoltà. Di Fisica mi hanno chiesto il “potere dispersivo delle punte” ed ero preparatissima, sempre grazie alla mia prof”.
Si è diplomata esattamente dieci anni dopo il 1989, l'anno il cui è ambientato il film Notte prima degli esami...
“È vero. E quando l'ho girato mi sono resa conto che in appena un decennio il mondo era completamente cambiato”.
Si ricorda con affetto di qualche altro docente?
“Del nostro professore di disegno, molto appassionato. Lo consideravamo “uno di noi”. Mi chiamò a casa due giorni prima dell'orale per farmi coraggio. E per dirmi che non mi avrebbe chiesto l'argomento della mia tesina, perché “potevo fare di più”. Così passai le ultime 48 immersa nella storia dell'Arte. E poi il mio prof di Filosofia, che mi fece commuovere. Quando entrai a scuola il giorno del colloquio mi prese per mano e mi disse: “Cristiana, ricordati: d'ora in poi nessuno si preoccuperà più di capire se hai capito”. E purtroppo, a parte casi particolari, è vero. Quello è il momento in cui ho sentito che ero diventata un'adulta”. (Luigi Gaetani)