Trentino, la neve di quest’anno potrebbe soccorrere i ghiacciai: “Ma le condizioni rimangono critiche”
a cura della redazione Cronaca nazionaleTra i ghiacciai del Trentino, si annida un barlume di speranza. A meno di ulteriori aumenti imprevisti nelle temperature, le nevicate dell’inverno appena trascorso potrebbero resistere nelle quote più alte, contribuendo alla formazione di nuovo ghiaccio. Una prospettiva estremamente positiva che viene tracciata dall’ultimo rilievo glaciologico, con cui ogni anno si cerca di determinare quale sia il bilancio di massa dei principali ghiacciai del Trentino.
Salute dei ghiacciai in miglioramento
Di certo i ghiacciai non stanno ancora bene, ma almeno si potrebbe dire che quest’anno la loro salute sia in miglioramento. “In particolare sul Ghiacciaio del Careser, dove si effettuano rilevazioni fin dal 1967 - riferisce Mauro Gaddo, direttore Ufficio pianificazioni della Provincia -. Lì il contenuto d'acqua all'interno del manto nevoso è pari a 1891 mm, un valore appena inferiore ai 1900 mm registrati nel 1977, che costituiscono il record della serie storica”.
Nonostante gli accumuli siano for…
Tra i ghiacciai del Trentino, si annida un barlume di speranza. A meno di ulteriori aumenti imprevisti nelle temperature, le nevicate dell’inverno appena trascorso potrebbero resistere nelle quote più alte, contribuendo alla formazione di nuovo ghiaccio. Una prospettiva estremamente positiva che viene tracciata dall’ultimo rilievo glaciologico, con cui ogni anno si cerca di determinare quale sia il bilancio di massa dei principali ghiacciai del Trentino.
Salute dei ghiacciai in miglioramento
Di certo i ghiacciai non stanno ancora bene, ma almeno si potrebbe dire che quest’anno la loro salute sia in miglioramento. “In particolare sul Ghiacciaio del Careser, dove si effettuano rilevazioni fin dal 1967 - riferisce Mauro Gaddo, direttore Ufficio pianificazioni della Provincia -. Lì il contenuto d'acqua all'interno del manto nevoso è pari a 1891 mm, un valore appena inferiore ai 1900 mm registrati nel 1977, che costituiscono il record della serie storica”.
Nonostante gli accumuli siano formati principalmente da neve precipitata nel periodo tardo-primaverile, aggiunge il direttore, “sono comunque paragonabili a quelli di buone annate, come quelli dell’inverno del 2001”.
Una situazione che rimane critica
Dati che, però, non devono dare il fianco ai negazionisti della crisi climatica. “Le condizioni di nevicate eccezionali nell'inverno appena trascorso non ci mettono al riparo da una situazione glaciologica che rimane critica nel suo complesso”, precisa Cristian Ferrari, presidente di SAT, che ha partecipato attraverso la sua Commissione glaciologica.
Coordinati dalla Protezione civile del Trentino, i lavori sono poi stati eseguiti anche con la collaborazione del Muse, l'Università di Padova per i ghiacciai del Parco dello Stelvio, Careser e La Mare e il Servizio glaciologico lombardo per il ghiacciaio Adamello Mandrone.
Attraverso l’utilizzo di sonde, i loro tecnici hanno misurato la profondità della neve dalla parte più a monte alla parte basale del ghiacciaio. Non solo per stabilire quali siano le caratteristiche della neve – densità, spessore e temperatura – e in che quantità sia presente, ma soprattutto per stimare il “volume di acqua equivalente”, che verrà restituito in forma liquida durante l'anno o accumulato per la formazione di nuovo ghiaccio.
Il più grande ghiacciaio delle Alpi italiane
“I rilievi sul ghiacciaio dell'Adamello nel Parco Adamello Brenta hanno mostrato accumuli fino a 6 metri di neve invernale sotto la cima e poco meno di 4 verso la fronte”, riporta Gaddo. Una rilevazione più che positiva, anche se non serve sprecarsi in eccessivi ottimismi: senza un cambio di rotta netto, il ghiacciaio dell’Adamello, il più grande delle Alpi italiane, è destinato a scomparire entro il 2080.
Per i ghiacciai nel Parco dello Stelvio, invece, si va dagli accumuli medi dai 4-5 metri ai 2.80 nel ghiacciaio del Careser ai 4-3.5 metri per quello de la Mare. Le densità variano dai 400 ai 600 chili-metro cubo e mostrano una neve che, “nonostante le recenti nevicate primaverili, si è già parzialmente trasformata”.
A determinare il destino di questa neve saranno anche i depositi di polvere rossastra di origine desertica rilevati su tutti e tre i ghiacciai, a circa 1-1.5 metri dalla superficie. “Questi strati rossastri contribuiranno poi alla maggior velocità di fusione della neve, nel momento in cui verranno esposti all'azione dell'irraggiamento solare – conclude Gaddo –. Come sta già succedendo a quote più basse”.