SOIANO DEL LAGO (BRESCIA) – Giacomo Bozzoli è ufficialmente in fuga dal carcere, ma gli inquirenti non sanno dov’è. Magistrati e forze dell’ordine sono convinti che sia scappato all’estero, assieme alla moglie Antonella Colossi e al loro bambino prossimo a compiere nove anni. Resta da scoprire il luogo scelto per la latitanza e per quanto tempo questa possa resistere: perché il trentanovenne, che nel 2015 per ragioni economiche ha ucciso e gettato lo zio Mario nel forno della fonderia di famiglia a Marcheno Val Trompia, ha scelto di non farsi trovare dai carabinieri che lunedì sera si sono presentati per arrestarlo nella sua villa gardesana di Soiano Del Lago.
Il mandato di arresto estero
La procura di Brescia, dopo che lunedì la Cassazione ha reso definitiva la condanna di Bozzoli all’ergastolo per omicidio e distruzione di cadavere, ha emesso il mandato di arresto estero e ha aperto un nuovo fascicolo di indagine che autorizza misure di ricerca spinte, dalle intercettazioni ai controlli telefonici e bancari, per rintracciare la famiglia scomparsa. Il tribunale ha invece firmato il decreto di latitanza: se Bozzoli non si consegnerà, potrà essere fermato ad ogni frontiera, arrestato e chiuso in carcere anche in qualsiasi Paese straniero.
La fuga pianificata
Con il passare delle ore la prospettiva di una fuga pianificata da tempo e nei dettagli trova sempre più riscontri. Sotto la lente c’è l’alba di domenica 23 giugno. Attorno alle 3.30 è stato individuato l’ultimo accesso di Giacomo Bozzoli a Whatsapp. Tra le 5.51 e le 5.53 le telecamere comunali di Manerba e Desenzano, a pochi chilometri dalla villa di Soiano, hanno registrato il passaggio del suo suv Maserati Levante nero. Chi indaga vuole scoprire le ragioni di una simile iperattività famigliare notturna, in un giorno festivo. Perché proprio da allora, nove giorni prima della sentenza, il condannato ha fatto perdere le proprie tracce assieme a moglie e figlio.
Le telecamere al setaccio
Al setaccio, per individuare la destinazione della fuga, ci sono ora le registrazioni delle telecamere lungo le autostrade e nei luoghi di frontiera, compresi quelli in porti e scali aerei. Il suocero di Bozzoli, Daniele Colossi, ha detto agli investigatori che la figlia Antonella, il marito e il nipotino, si troverebbero in Francia. Gli inquirenti valutano l’indicazione con “estrema prudenza” per evitare il rischio anche involontario di un depistaggio. Dire ai parenti “andiamo qualche giorno in Francia”, magari per non destare allarme, non significa poi farlo realmente.
La prima tappa in Svizzera
Attenzione viene riservata anche a una pista che, almeno come prima tappa, porta in Svizzera. Alla vigilia della scomparsa i coniugi Bozzoli hanno chiesto in una pizzeria e in due negozi del Bresciano se potevano saldare in franchi perché sprovvisti di euro e carte di credito. In banche elvetiche Giacomo e la famiglia paterna potrebbero aver depositato, anche prima dell’omicidio, fondi derivanti dalla ricca attività dell’impresa condivisa con lo zio Mario. Più facile, nel corso degli anni, trasferirli da qui alla destinazione individuata per sottrarsi al carcere.
"Forse vuole proteggere il figlio dallo shock mediatico”
“Nascondersi a lungo con un figlio minore e con la moglie in una nazione non Ue dove l’estradizione si profila complicata – dice Guido Rispoli, procuratore generale di Brescia – resta un’impresa quasi sempre velleitaria. Nel caso di un omicidio efferato e in assenza di sfumature politiche, anche il Paese più blindato e il più opaco paradiso fiscale collaborano. Giacomo Bozzoli può essersi allontanato temporaneamente dall’Italia per proteggere il figlio dallo shock mediatico nelle ore della condanna e del suo imminente arresto. L’alternativa è una fuga complessa e pianificata, che può prevedere il rientro solo di moglie e figlio, persone comunque libere: in questo caso chi scappa deve sapere che finire in un carcere straniero può essere peggio e che si complicano i benefici di legge per i condannati”.
Caccia grossa in tutta Europa
Se Bozzoli nelle prossime ore non si consegnerà, magari nella sezione maschile del carcere femminile di Verziano, dove scontano la pena i “reclusi eccellenti” di Lombardia e Bresciano, la caccia grossa scatterà in tutta Europa. I controlli nel suo ultimo domicilio a Soiano, nella casa del padre a Marcheno, nel capannone di famiglia a Bedizzole, nella galleria d’arte del padre della moglie a Brescia e in una seconda casa condivisa ad Ortisei, hanno dato esito negativo.
Nessuna “trattativa” con il fuggitivo
Smentiti dalle fonti ufficiali gli ipotizzati contatti informali, sollecitati dalla famiglia della moglie Antonella, finalizzati a una sorta di “trattativa” tra fuggitivo, avvocati, magistrati e forze dell’ordine. Allo stesso modo nessuno conferma che il latitante si trovi ancora in compagnia di moglie e figlio. Il fallimento delle prime ricerche coordinate contribuisce così a moltiplicare le polemiche sulla libertà e sull’opportunità di fuga di cui ha potuto approfittare un imputato già condannato per omicidio in due gradi di giudizio.
L’imputato modello
La procura generale bresciana sottolinea che il pericolo di fuga, che avrebbe giustificato misure restrittive e di sorveglianza prima dell’ergastolo confermato della Cassazione, “non è proporzionale alla gravità del reato”. Giacomo Bozzoli, per quasi nove anni, non ha fornito alcun “elemento concreto”, che potesse far sospettare l’intenzione di sottrarsi anche in extremis alla giustizia. Non ha chiesto il rinnovo del passaporto, da almeno sei mesi non sale su un aereo, non ha trasferito denaro all’estero, non ha acquistato biglietti per destinazioni straniere, ha presenziato a tutte le udienze dei processi, fino all’ultimo giorno ha seguito il figlio a scuola. Un uomo totalmente libero e un imputato modello. Oppure, vista la clamorosa scomparsa con moglie e bambino, un aspirante latitante finora perfetto. Braccato adesso nell’intero continente, ma un’altra volta nascosto dentro un mistero.