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Giacomo Bozzoli braccato in tutto il mondo: ha pianificato una latitanza lunga? I due scenari ipotizzati dalla procura

La villa di Bozzoli a Soiano (fotogramma)
Al decreto di latitanza e al mandato di arresto europeo nelle ultime ore è stata aggiunta l’esecuzione dei provvedimenti a tutti i Paesi extra Ue. Se la grande fuga si trasformerà in una lunga latitanza, magari inflitta perfino agli affetti più cari, troverà conferma il profilo di un “assassino spietato concentrato solo su se stesso”
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SOIANO DEL LAGO (BRESCIA) – Giacomo Bozzoli è ricercato in tutto il mondo. Al decreto di latitanza e al mandato di arresto europeo nelle ultime ore è stata aggiunta l’esecuzione dei provvedimenti a tutti i Paesi extra Ue. L’uomo che nel 2015 ha ucciso lo zio Mario, gettandolo nel forno della fonderia di famiglia a Marcheno Val Trompia, può dunque essere ora fermato e rinchiuso in un carcere in qualsiasi nazione del pianeta, in attesa poi dell’estradizione in Italia.

Entra in scena l’Interpol

A braccarlo ovunque, dopo la sentenza della Cassazione che lunedì ha confermato in via definitiva l’ergastolo per omicidio e distruzione di cadavere, c’è l’Interpol: la forze di polizia internazionali, tramite il ministero degli Esteri, sono state allertate dopo la richiesta della magistratura bresciana di allargare le ricerche all’area extra Schengen.

Scomparsi nel nulla anche la compagna e figlio

A complicare il sorprendente epilogo di un giallo lungo quasi nove anni c’è però un drammatico eleme…

SOIANO DEL LAGO (BRESCIA) – Giacomo Bozzoli è ricercato in tutto il mondo. Al decreto di latitanza e al mandato di arresto europeo nelle ultime ore è stata aggiunta l’esecuzione dei provvedimenti a tutti i Paesi extra Ue. L’uomo che nel 2015 ha ucciso lo zio Mario, gettandolo nel forno della fonderia di famiglia a Marcheno Val Trompia, può dunque essere ora fermato e rinchiuso in un carcere in qualsiasi nazione del pianeta, in attesa poi dell’estradizione in Italia.

Entra in scena l’Interpol

A braccarlo ovunque, dopo la sentenza della Cassazione che lunedì ha confermato in via definitiva l’ergastolo per omicidio e distruzione di cadavere, c’è l’Interpol: la forze di polizia internazionali, tramite il ministero degli Esteri, sono state allertate dopo la richiesta della magistratura bresciana di allargare le ricerche all’area extra Schengen.

Scomparsi nel nulla anche la compagna e figlio

A complicare il sorprendente epilogo di un giallo lungo quasi nove anni c’è però un drammatico elemento cruciale: Giacomo Bozzoli non sarebbe scappato da solo. Scomparsi nel nulla sono anche la compagna Antonella Colossi e il loro figlio, che da pochi giorni ha festeggiato il nono compleanno. A Brescia gli inquirenti non perdono la fiducia in una “evoluzione positiva se non rapida almeno prossima”. Sapendo di essere ormai braccato, Giacomo Bozzoli potrebbe rassegnarsi a costituirsi, consegnandosi in un carcere italiano “non sgradito”, indicato dai suoi legali. La resa gli eviterebbe le difficoltà della detenzione temporanea in un istituto di pena straniero, oltre che la prospettiva di pregiudicare i benefici di legge previsti per i carcerati in Italia.

Sfumata l’ipotesi di una “breve vacanza”

Magistrati e forze dell’ordine, sfumata la speranza di una “vacanza breve” della famiglia Bozzoli per proteggere il figlio dalla tempesta mediatica di sentenza e carcerazione, in queste ore pesano però tutti gli elementi di una fuga alla luce dei fatti inattesa. A rendere fragile la possibilità di una lunga latitanza di Giacomo Bozzoli vengono valutati tre elementi.

I tre elementi contro l’ipotesi lunga latitanza

Il primo è la scomparsa anche del figlio, che ha appena concluso la terza elementare: trascinare in una fuga all’estero senza ritorno un bambino, significa distruggere anche la sua vita. Il secondo è la scomparsa anche della compagna Antonella, figlia di una nota famiglia di galleristi d’arte di Brescia. La donna, che organizza le mostre della galleria, si è sempre detta convinta dell’innocenza di Giacomo e ha condiviso i momenti più duri dei processi: difficile però che, assieme all’intera famiglia Colossi, accetti per sé e per il figlio una vita da segregata in fuga. Il terzo elemento che pesa sul piatto di una soluzione positiva “non troppo remota” è la pressione delle ricerche scatenate dopo l’estensione al mondo del mandato d’arresto.

Il rifiuto dell’idea di ergastolo

I famigliari assicurano che fino a lunedì Giacomo Bozzoli ha mentalmente rifiutato l’idea dell’ergastolo. Ora però sa che la condanna è definitiva, che la sua vita non potrà più essere quella di prima, che lo attende il carcere e che le forze di polizia posso ricorrere ai sistemi di ricerca più spinti per catturarlo: costituirsi prima di accettare anche lo stigma del fuggiasco senza pietà nemmeno per figlio e compagna diventa sempre più l’opzione meno inaccettabile.

La carta della sorpresa

Sull’altro piatto della bilancia per la procura di Brescia pesano però anche rilevanti fatti che legittimano il pessimismo. Al termine di un iter processuale durato otto anni e mezzo, grazie alla libertà che gli è stata garantita dal diritto, Giacomo Bazzoli ha potuto giocare la carta della sorpresa. I cellulari suo e della compagna sono spenti e non risultano localizzabili dalle 3.30 di domenica 23 giugno. Il suo suv Maserati Levante è stato localizzato per l’ultima volta a Manerba e Desenzano tra le 5.51 e le 6.03 della stata mattina: da allora è scomparso e per ora non risultano passaggi autostradali o di frontiera.

La vacanza in Francia a cui gli inquirenti non hanno mai creduto

Fossero partiti per “qualche giorno di vacanza in Francia”, come riferito dal suocero, non avrebbero avuto bisogno di rendersi invisibili. Nulla esclude poi, ammesso che il nucleo famigliare irreperibile sia ancora unito, che telefoni e auto noti agli inquirenti siano stato sostituiti. Il latitante e la sua famiglia, grazie alla grande impresa siderurgica di Marcheno e Bedizzole, dispongono di un ricco patrimonio sia immobiliare che finanziario: all’estero possono trovarsi da molto tempo sostanziosi depositi di denaro, che non richiedono oggi trasferimenti bancari intercettabili dalle forze dell’ordine.

Le frequentazioni “pericolose”

C’è infine il fattore relazioni: grazie al commercio di materiali ferrosi, come emerso dalle indagini, Giacomo Bozzoli negli anni si è accompagnato a controversi personaggi dell’economia internazionale sommersa, non solo nell’area dei Balcani. Questi rapporti possono assicurare anche a un uomo con il passaporto scaduto, se pure a caro prezzo, un certo tempo di protezione e di tranquillità finanziaria. Chi conduce le indagini e guida le ricerche non nasconde oggi la rilevanza dell’elemento-tempo: Giacomo Bozzoli ha avuto anni per pianificare una grande fuga e la testimonianza dell’ex fidanzata, che ha contribuito a incastrarlo rivelando il meticoloso piano per ammazzare lo zio, conferma la sua capacità di depistare e di programmare sofisticate azioni criminali.

"Assassino spietato concentrato solo su se stesso”

Sono dunque queste, secondo la procura di Brescia, le ragioni che rendono “decisive la prossime ore”. La perquisizione della villa con piscina di Soiano, ultimo domicilio di Bozzoli, in quaranta minuti non ha fatto emergere novità di rilievo. Se il ricercato internazionale si costituirà presto, assieme a compagna e figlio, vorrà dire avranno prevalso “gli elementi razionali e l’affetto verso i suoi famigliari”, da cui è destinato comunque a separarsi a vita. Se invece la grande fuga si trasformerà in una lunga latitanza, magari inflitta perfino agli affetti più cari, troverà conferma il profilo di un “assassino spietato concentrato solo su se stesso”, descritto nelle carte processuali. L’uomo che in aula ringraziava lo zio gettato nel forno “per avermi insegnato il mestiere”, salvando il suo nome nella memoria del cellulare sotto la voce “merda”.

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