VENEZIA – Gino Cecchettin, come ha vissuto questa prima udienza del processo a Filippo Turetta?
“Fino a ieri consideravo il processo come un atto dovuto, che non mi apparteneva più. Tutto per me è finito quell’11 novembre. Sentire quanto successo non fa che rinnovare il mio dolore: non c’è giorno che non pensi alla mia Giulia e quello che ho perso con lei”.
Avrebbe voluto vedere Turetta in aula?
“Mi lascia indifferente. Ho eliminato Filippo dalla mia vita, so quello che ha fatto ma non penso che farebbe differenza vederlo lì”.
Si va verso un processo lampo.
“Purché sia un processo giusto e venga valutato tutto nella giusta maniera secondo quanto previsto dalla legge. Ho piena fiducia nei giudici. Non mi auguro vendetta né trattamenti di favore”.
Ha sentito i genitori di Turetta?
“Non di recente. Ci siamo risentiti quando sono uscite le indiscrezioni sul colloquio in carcere tra Filippo e il padre. Ma io non porto rancore verso i genitori. Bisogna cercare di contestualizzare tutto…
VENEZIA – Gino Cecchettin, come ha vissuto questa prima udienza del processo a Filippo Turetta?
“Fino a ieri consideravo il processo come un atto dovuto, che non mi apparteneva più. Tutto per me è finito quell’11 novembre. Sentire quanto successo non fa che rinnovare il mio dolore: non c’è giorno che non pensi alla mia Giulia e quello che ho perso con lei”.
Avrebbe voluto vedere Turetta in aula?
“Mi lascia indifferente. Ho eliminato Filippo dalla mia vita, so quello che ha fatto ma non penso che farebbe differenza vederlo lì”.
Si va verso un processo lampo.
“Purché sia un processo giusto e venga valutato tutto nella giusta maniera secondo quanto previsto dalla legge. Ho piena fiducia nei giudici. Non mi auguro vendetta né trattamenti di favore”.
Ha sentito i genitori di Turetta?
“Non di recente. Ci siamo risentiti quando sono uscite le indiscrezioni sul colloquio in carcere tra Filippo e il padre. Ma io non porto rancore verso i genitori. Bisogna cercare di contestualizzare tutto, e soprattutto non posso giudicare. Chi può giudicare quello che sta attraversando il papà di Filippo? Tutti commettiamo errori, ognuno deve rispondere per i propri”.
Dopo quasi un anno riesce a darsi una spiegazione su quello che è successo?
“Era impossibile per chiunque di noi riuscire a capire che Giulia si trovava in pericolo. Lei stessa non l’aveva capito. Perché è successo? Perché ci sono maschi che non accettano i ‘no’, non sono abituati ad affrontare le sconfitte. Ma la vita non finisce qui, continua, ti mette a disposizione delle possibilità per renderti più felice. Bisogna saper cogliere e accettare le sconfitte”.
E la vostra vita come continua?
“Siamo tre persone forti, ognuno ha i propri obiettivi. Elena (sorella di Giulia, ndr) si sta fortemente concentrando sul tirocinio con l’università di Vienna, vuole diventare una grande biologa e sono sicuro lo farà. Davide è al liceo, ha la passione per lo sport e lo studio, è forte. Io proseguo con il mio lavoro, non ho mai smesso”.
E poi c’è la Fondazione in nome di Giulia.
“Sta andando molto bene. Nel 2024 finiremo l’atto costitutivo e faremo una cerimonia: vorrei organizzare una serata a novembre, nell’anniversario della sua morte. Per poi iniziare le attività nel 2025. Abbiamo messo assieme psicologi, psicoterapeuti, docenti di psicologia che stanno lavorando alla parte valoriale, per capire cos’è la violenza di genere: l’idea è quella di creare un decalogo, da dare a studenti e ragazzi, per capire quando si trovano nelle situazioni in cui si è trovata Giulia. Anche per capire come difendersi dalla violenza di genere”.