Filippo Turetta non va in aula e rinuncia a difendersi: per l’omicidio di Giulia Cecchettin sentenza tra due mesi
dal nostro inviato Rosario Di RaimondoVENEZIA - C’è un momento in cui Gino Cecchettin rimane solo mentre tutto il mondo corre attorno a lui. Seduto, le braccia conserte, lo sguardo nel vuoto. Il viso è una maschera di tensione, gli occhi lo specchio della tristezza, sulla giacca la spilla con la foto di sua figlia Giulia. L’eco del “rumore” dei diecimila partecipanti ai funerali della studentessa di Vigonovo arriva nell’aula al piano terra del tribunale di Venezia. Sono le 9,32 quando comincia il processo a Filippo Turetta, 22 anni, imputato per il femminicidio dell’ex fidanzata. È destinato a finire già tra due mesi: il 3 dicembre è attesa la sentenza.
Filippo Turetta, un processo lampo
Lui oggi non c’è. “Chiedo di essere interrogato”, il senso delle parole inviate per iscritto ai giudici, oltre all’assenso per l’acquisizione immediata della montagna di prove raccolte dalla procura, custodite nei sette faldoni sul tavolo del pm Andrea Petroni, che ha coordinato il lavoro dei carabinieri. Il difensore Giovanni Caruso…
VENEZIA - C’è un momento in cui Gino Cecchettin rimane solo mentre tutto il mondo corre attorno a lui. Seduto, le braccia conserte, lo sguardo nel vuoto. Il viso è una maschera di tensione, gli occhi lo specchio della tristezza, sulla giacca la spilla con la foto di sua figlia Giulia. L’eco del “rumore” dei diecimila partecipanti ai funerali della studentessa di Vigonovo arriva nell’aula al piano terra del tribunale di Venezia. Sono le 9,32 quando comincia il processo a Filippo Turetta, 22 anni, imputato per il femminicidio dell’ex fidanzata. È destinato a finire già tra due mesi: il 3 dicembre è attesa la sentenza.
Filippo Turetta, un processo lampo
Lui oggi non c’è. “Chiedo di essere interrogato”, il senso delle parole inviate per iscritto ai giudici, oltre all’assenso per l’acquisizione immediata della montagna di prove raccolte dalla procura, custodite nei sette faldoni sul tavolo del pm Andrea Petroni, che ha coordinato il lavoro dei carabinieri. Il difensore Giovanni Caruso non chiede una perizia psichiatrica. Non contesta le ricostruzioni degli investigatori. Non chiama a parlare nemmeno l’unica testimone che aveva indicato. Un processo lampo.
Le accuse allo studente
Era la sera dell’11 novembre del 2023 quando Turetta, dopo una serata trascorsa assieme a Cecchettin, aggredì e sequestrò la ragazza, 22 anni, per poi ucciderla nella zona industriale di Fossò. Nascose il suo corpo nella zona del lago di Barcis, in Friuli, tentò una fuga in auto terminata in Germania. Poi l’arresto, la confessione, il carcere a Verona. È accusato di omicidio aggravato da premeditazione, crudeltà, stalking e legame affettivo con la vittima, oltre che di sequestro di persona, occultamento di cadavere e porto d’armi. Rischia l’ergastolo e la strada per evitarlo sembra molto in salita, legata al “peso” di aggravanti e attenuanti.
Le strategie della difesa
Sceglie di non esserci, oggi, ma il 25 ottobre sarà qui, accanto agli avvocati Caruso e Monica Cornaviera. “Ha chiesto l’interrogatorio, vuole rendere conto al suo giudice davanti alla comunità, alle vittime, al pm”, dice il suo legale. “Le indagini sono ben fatte, poi dal punto di giuridico-argomentativo possiamo discutere sulle aggravanti della crudeltà e della premeditazione”, aggiunge, anticipando i punti su cui cercherà di incidere durante le prossime udienze. “Poi sarà la Corte d’assise a stabilire se Filippo Turetta merita l’ergastolo oppure se un ragazzo di 22 anni può essere condannato a trent’anni”. Non proprio una resa. E non manca della strategia.
Chiesti risarcimenti per due milioni di euro: “Fatti feroci e drammatici”
In aula c’è Gino, accanto al suo avvocato Stefano Tigani. C’è lo zio di Giulia, Alessio (difeso da Piero Coluccio), e la nonna paterna Carla Gatto (con l’avvocato Antonio Cozza), che dice: “Spero nella giustizia. Forse sarebbe stata giusta la presenza di Turetta, ci avrei messo la faccia se fossi stata al suo posto”. Non sono presenti, ma è come se fossero qui, la sorella Elena (avvocato Nicodemo Gentile) – che con le sue parole ha riacceso l’attenzione sul tema della violenza di genere e del patriarcato – e il fratello Davide. Sono i familiari ammessi come parti civili: insieme, chiedono un risarcimento che tocca i due milioni di euro. Tigani chiede per Gino oltre un milione argomentando, nella sua richiesta, la “feroce e lucida drammaticità dei fatti”.
Giulia Cecchettin, la persecuzione di Turetta, quelle 75 coltellate
Questi: Turetta e Cecchettin avevano cominciato a frequentarsi nel gennaio 2022. La loro storia è finita nel luglio 2023. L’11 novembre dell’anno scorso il femminicidio. Maturato in un contesto di ossessione e gelosia da parte dello studente, che non accettava la fine del rapporto, che lei uscisse da sola con le sue amiche, che “togliesse” tempo a lui per stare con la famiglia (nonostante la madre, che non c’è più, fosse malata), che stesse per laurearsi in ingegneria biomedica per prima, sognando già un nuovo capitolo della propria vita. Cercava di controllarla in ogni modo e in ogni aspetto quotidiano. Cercava di imprigionarla evocando il suicidio. Fino a quell’ultima serata. A quelle 75 coltellate. A quell’estremo tentativo di fuga soffocato sull’asfalto di una zona industriale. Tutto pianificato, per i pm.
Le tappe verso la sentenza
La Corte ha respinto la richiesta di costituzione di parte civile da parte dei comuni di Vigonovo e di Fossò e di sei associazioni fra cui Penelope e Udi (unione donne italiane). “Sconcerto” per questa decisione ha espresso Differenza donna, una delle realtà escluse. Prima di Natale è atteso l’epilogo, almeno in primo grado: il 25 e il 28 ottobre l’esame dell’imputato. Il 25 e il 26 novembre sarà il momento della discussione (requisitoria del pm e arringa difensiva). Il 3 dicembre, salvo sorprese, la “decisione”, come ha scandito il giudice in aula prima che calasse di nuovo il silenzio. Ma lì fuori c’è bisogno ancora di tanto “rumore”.