Un sindaco in carcere, il suo vice indagato, uno dei due assessori ai domiciliari, sotto inchiesta pure uno dei dieci consiglieri comunali. A Casabona, piccolo comune in provincia di Crotone, la ‘ndrangheta si è presa la pubblica amministrazione e l’ha piegata ai propri interessi.
Lo hanno scoperto i carabinieri, coordinati dalla procura antimafia di Catanzaro, che ha chiesto e ottenuto misure cautelari per dieci persone. Otto sono in carcere, incluso il sindaco Francesco Seminario, 54 anni, due ai domiciliari, fra cui l’assessore Anselmo Di Giacomo. Indagati anche il vicesindaco Leonardo Melfi e il consigliere di maggioranza Vincenzo Poerio. Per tutti le accuse sono, a vario titolo, associazione per delinquere di tipo mafioso, scambio elettorale politico-mafioso, concorso esterno in associazione mafiosa e furto aggravato dal metodo mafioso.
Secondo quanto emerso dall’indagine, coordinata dal procuratore facente funzioni Vincenzo Capomolla e dai pm Paolo Sirleo, Domenico Guarascio e Pasquale Mandolfino, il Comune era sotto il il controllo diretto dei Tallarico, ‘ndrina di recente formazione, dopo essersi staccata dallo storico clan Faro-Marincola di Cirò Marina. "A Casabona gestivano tutte le attività illecite ed avevano contatti molto stretti con il sindaco Seminario e l'assessore De Giacomo”. E i rapporti erano ovviamente di mutuo interesse.
Non è la prima volta che il paese si scopre governato dai clan. Seminario, sostenuto da una maggioranza di centrosinistra a trazione Pd, guidava la prima Giunta tornata a governare Casabona dopo gli anni di commissariamento seguito allo scioglimento per mafia.
All’epoca era stata l’operazione Stige a rivelare come gli uomini dei clan avessero messo le mani sulla pubblica amministrazione grazie al vicesindaco dell’epoca. Sei anni dopo, la situazione non sembra cambiata. E Casabona si scopre per l’ennesima volta una preda dei clan, a causa del “patto scellerato”, così lo chiamano inquireti e investigatori, tra la cosca Tallarico e la politica locale.
I termini dello scambio, sempre gli stessi. Voti in cambio di utilità, favori, lavori. Seminario stravince le elezioni con il 62 per cento dei voti e il clan qualche mese dopo inizia a incassare: un'impresa legata alla cosca si insedia in un'area produttiva nonostante la convenzione per quell'area fosse scaduta per decisione della commissione straordinaria del Comune, un’altra utilizza acqua a scrocco, anche grazie ai tecnici delle società di gestione che spiegano come fare un allaccio abusivo e giustificarlo come prevenzione anti-incendio, la moglie di un affiliato viene assunta nel periodo del Covid nonostante fosse sprovvista di Green Pass, a uno dei picciotti viene assegnata una casa popolare nonostante non fosse in graduatoria.
"Il rapporto stretto con l'ambito politico testimonia la forza e la pervasività di questa cosca, che addirittura otteneva senza chiedere", ha spiegato il procuratore capo facente funzioni Vincenzo Capomolla, "ed è modus operandi che purtroppo spesso riscontriamo in Calabria".