L’eolico spaventa l’Umbria: appello alla Regione contro la costruzione di 70 pale
di Allegra Zanni“L’Appennino rischia di essere invaso da impianti eolici di grandi dimensioni che distruggeranno il patrimonio paesaggistico e ambientale e comprometteranno il ruolo identitario dell’Umbria Cuore Verde d’Italia, minacciando la riconoscibilità e le radici rurali dei nostri luoghi”. Si apre così l’appello di cittadini e associazioni di diversi comuni umbri diretto alla Regione, a cui si chiede di individuare tramite una legge le aree idonee (e non) alla realizzazione di parchi per le rinnovabili.
I progetti
Al momento, sono stati i privati a muoversi e a individuare nell’Appennino tra l’Umbria e le Marche il luogo per piantare circa 100 pale eoliche. Insostenibile, secondo gli abitanti, l’impatto sulla zona per il disboscamento, l’utilizzo del suolo e il potenziamento delle infrastrutture necessarie per realizzare le strutture. "Parliamo di 69 aerogeneratori tra i 180 e i 200 metri di altezza che le aziende vorrebbero realizzare sui crinali dei monti nei Comuni di Foligno, Trevi, Sella…
“L’Appennino rischia di essere invaso da impianti eolici di grandi dimensioni che distruggeranno il patrimonio paesaggistico e ambientale e comprometteranno il ruolo identitario dell’Umbria Cuore Verde d’Italia, minacciando la riconoscibilità e le radici rurali dei nostri luoghi”. Si apre così l’appello di cittadini e associazioni di diversi comuni umbri diretto alla Regione, a cui si chiede di individuare tramite una legge le aree idonee (e non) alla realizzazione di parchi per le rinnovabili.
I progetti
Al momento, sono stati i privati a muoversi e a individuare nell’Appennino tra l’Umbria e le Marche il luogo per piantare circa 100 pale eoliche. Insostenibile, secondo gli abitanti, l’impatto sulla zona per il disboscamento, l’utilizzo del suolo e il potenziamento delle infrastrutture necessarie per realizzare le strutture. "Parliamo di 69 aerogeneratori tra i 180 e i 200 metri di altezza che le aziende vorrebbero realizzare sui crinali dei monti nei Comuni di Foligno, Trevi, Sellano, Valtopina, Nocera Umbra e Gualdo Tadino – spiega l’avvocato Angelo Velatta – A questi se ne aggiungono altri 32 in territorio marchigiano, ma al confine con la nostra regione”. Un passo verso la transizione green, “che noi stessi vogliamo – sottolinea Velatta – ma che tiene in considerazione solo il settore dell’energia e tralascia altri aspetti”. A partire dal paesaggio tipico dell’Umbria, verde e immacolato, ma anche dei boschi, della fauna locale: per realizzare questi impianti è necessario costruire infrastrutture, allargare le strade per permettere il trasporto di componenti di pale e turbine, muovere suolo per poterle piantare. “Il tutto per volontà di aziende private – evidenzia ancora l’avvocato – quando invece deve essere il pubblico, i cittadini e le istituzioni, a intervenire in materia”.
Le leggi
Da giugno 2024 spetta alle Regioni, con apposite leggi, individuare quali siano le aree idonee per la realizzazione di impianti per le rinnovabili. Una legge di cui l’Umbria, complice anche il periodo di passaggio di consegne tra un’amministrazione e l’altra, non si è ancora dotata. “Da luglio 2023 al maggio di quest’anno sono stati presentati dei progetti che ora sono al vaglio dello Stato o della Regione, a seconda della grandezza e della potenza, per verificare l’impatto ambientale” spiega l’avvocato. Le aziende hanno quindi sfruttato “un vuoto normativo che deve essere colmato”.
Appenino ferito
Parla di “scempio” Natalia Mezzenga, direttrice finanziaria di una fondazione svizzera che in Asia e Africa si occupa di agricoltura sostenibile. “Qui in Umbria ho le mie radici – dice – sono luoghi di una ricchezza rara, incontaminata, che ora rischiano di essere colpiti dalla ricerca del profitto di aziende private. La natura di questi luoghi rischia di essere ferita, distrutta la biodiversità. Si tratta di un controsenso che sconvolgerebbe un equilibrio, ma anche il settore turistico di borghi medievali e località la cui bellezza sta proprio nel loro rapporto con la montagna”.
“La cura del paesaggio – aggiunge Velatta – non è solo una questione estetica. Oltre a essere tutelato dall’articolo 9 della nostra Costituzione, è anche il risultato di una lunga convivenza tra l’uomo e la natura”. I nuovi impianti andrebbero a colpire un territorio che vive altri problemi, fra cui spiccano denatalità e spopolamento, che riguardano soprattutto le abitazioni in montagna. “Negli ultimi anni si sta modificando e con i cambiamenti climatici ancora di più si modificherà – dice l’avvocato – il rapporto tra coste ed entroterra, tra montagna e città. Si è molto lavorato per dare nuova vita a queste aree periferiche, per creare un reinsediamento, ma se si realizzano questi impianti viene meno ogni futuro”.
Le richieste
Alla Regione, si chiede quindi innanzitutto di “approvare la legge per l’individuazione delle aree idonee e non idonee al fine di raggiungere un equilibrio tra la protezione dell'ambiente, del paesaggio e della biodiversità e gli obiettivi di produzione di energia da fonti rinnovabili”, sottolineando l’esclusione dell’Appennino umbro-marchigiano dalle zone in cui costruire. Si dovrebbe invece puntare su “comunità energetiche rinnovabili” e sullo sfruttamento delle aree già industrializzate, da riconvertire in ottica sostenibile. In generale, la lotta al cambiamento climatico si dovrebbe inserire in una “pianificazione di settore” e non dipendere “dalle scelte arbitrarie e unilaterali di imprese private che con un’invasione speculativa perseguono esclusivamente i propri interessi economici”.
La politica
La neo-presidente della Regione Umbria, Stefania Proietti, si era espressa così dopo la sua elezione: “Vogliamo impostare una seria pianificazione anche con l'ausilio dell'energia rinnovabile dove la Regione e non il privato pianifica”. Una posizione che cittadini e associazioni sperano venga mantenuta e applicata. “È veramente un buon segnale che il decreto ministeriale di giugno e la posizione della nuova presidente di Regione – commenta Mezzenga – vadano nella stessa direzione che auspichiamo: quella della condivisione, dell’attenzione all’ambiente tutto e soprattutto della progettazione pubblica e non privata”.
La petizione
“No agli impianti eolici nell’Appennino. Difendiamo l’Umbria Cuore Verde d’Italia”. Questo è il nome della petizione che i residenti in Umbria potranno sottoscrivere da domani, sabato 23 novembre, fino a fine anno anche online. Il documento verrà poi presentato all’Assemblea legislativa regionale e inviato alla Provincia di Perugia, al ministero dell’Ambiente e ai Comuni interessati dai progetti.