Se il Ponte Cardona di Narni sia o no l'ombelico d'Italia, di sicuro agli ingegneri della Nasa sarebbe piaciuto. Per non dire del ponte Fonnaia, ancora più antico, poderosamente in forma nonostante i duemila anni, con un arco in travertino a secco che interroga i passanti sulla propria stabilità contro ogni previsione. Ma fino al ponte, gli astro-ingegneri americani non si sono spinti. «Hanno fatto un giro per il centro di Terni però, con la tuta della Nasa, quello sì, e tutta la città li guardava», racconta Alberto Costantini, 25 anni, tecnico di laboratorio alla Serms, avanguardia italiana nascosta in un hangar dietro alla sede locale dell'Università di Perugia. Serms è uno spin-off accademico dove pubblico e privato collaborano per effettuare test sulle condizioni estreme a cui elettronica e macchinari sono sottoposti nello spazio. Alberto è stato assunto appena uscito dall'Istituto tecnico. «Non conoscevo una realtà simile», racconta: «In realtà non sapevo nemmeno dell'esistenza di un lavoro come questo, come il 95% della popolazione, credo». Ed è vero. È per questo che la storia della Serms e dei suoi test, capaci di portare a Terni il gotha dell'astro-ingegneria mondiale, vale la pena di esser conosciuta. È il primo episodio della serie umbra di “Crescere in Europa”.
Serms, da Terni alla Nasa e ritorno
Le forme e le forze di Terni
Giorgia e Michelle frequentano un istituto tecnico, come Alberto, ma a Perugia; da grandi vogliono diventare designer più che ingegneri galattiche. Sono le protagoniste del secondo episodio, dedicato a un progetto Erasmus+ che vede la collaborazione fra adolescenti italiani, spagnoli e olandesi. Si chiama Lo-fi ed è ospitato, in Italia, da Cooperativa Densa, una realtà che ha aperto una base per l'innovazione dell'insegnamento e il contrasto alla povertà educativa nel quartiere più popoloso della città, Ponte San Giovanni. Lo-fi è una sperimentazione internazionale su nuove tecniche per sviluppare competenze trasversali: mentre registrano dei suoni per un cortometraggio in stop motion, e si confrontano in inglese con i loro compagni, Michelle e Giorgia condividono un esempio pratico di come potrebbe essere più coinvolgente la scuola. Mostrando in pratica l'approccio innovativo di Densa alla formazione.
Densa, l'Europa alla periferia di Perugia
Essere coinvolgenti, capaci di accogliere, far divertire. È un'idea che scorre fino al Nera, dove fra le montagne e i campi bagnati dal fiume si fa largo la collaborazione fra Terre Umbre, Legambiente e la sede ternana dell'Associazione nazionale genitori soggetti autistici (Angsa), in un progetto che si intitola “OpenFarmS”, e vede il coinvolgimento di dieci ragazzi e ragazze di vent'anni con un disturbo dello spettro autistico, e altrettanti educatori, in un percorso di inserimento al lavoro e socializzazione attraverso la cura di orti, la gestione del pollaio, il lavoro in un laboratorio di cucina e l'attività di vendita in uno stand dedicato. «Sono fiera di me, è chiaro», dice Vanessa, che trascorre le mattine ad OpenFarmS e il pomeriggio è impegnata con i fumetti (sta scrivendo diverse storie): «Sono orgogliosa, perché sono molto capace, a cucinare, a imbustare il rosmarino, a fare».
Agricoltura sociale e autismo in Valnerina
Terni rinasce così. Come la sua squadra, mitica Ternana, tifoseria compatta e di sinistra, orgoglio che travalica classi da oltre cent'anni. Anche Jacopo Cardinali è un tifoso della Ternana, ovviamente, così come il resto di Materieunite, una startup che dai capannoni semi-vuoti della zona industriale di Terni sta lanciando linee di arredamento e di costruzione completamente sostenibili, utilizzando un materiale che Cardinali definisce «vivo, caldo, estremamente resistente, al di là di quello che è l'immaginario comune, versatile, e che se lavorato in determinati modi, può dare molte soddisfazioni». Questo materiale è il cartone, di cui l'Italia detiene un record europeo in termini di capacità e realtà del riciclo, e che a Materieunite prende forma dalle poltrone, ai tavoli, all'osso di travi e costruzioni alte metri.
Dalle sedie alle cattedrali, un mondo di cartone: dentro Materieunite
E infine eccola, Lei, La Cascata delle Marmore, meta di un pellegrinaggio crescente, scolaresche e turisti da tutto il mondo, prodigio costruito dai romani, che per bonificare una palude canalizzarono quella che ancora oggi è la cascata artificiale più alta d'Europa: un salto temporizzato di 165 metri che ipnotizza 500mila persone all'anno, davanti alla sua spuma bianca e all'aria densa di gocce sul belvedere che incantò già i pittori dell'Ottocento. «Bisognerebbe farci un film», commenta F., il più dirompente fra i bambini che la guida Sebastiano Torlini sta conducendo in visita sugli scalini della cascata. «Aspettatemi!», grida Torlini a un certo punto: «Perché sono la guida, e la guida cosa fa?» chiede. «Guida!», rispondono in coro gli alunni, lasciando passi avanti per condurli al fresco, nel posto migliore da cui guardare lo spettacolo della cascata.
Un giorno alla Cascata delle Marmore
Il turismo sta portando lavoro - guide, ospitalità, trasporti, ristoranti -, in un territorio che si spopola. Ma il turismo non può diventare una monocultura. Non è sulla risorsa esclusiva dei viaggi che si può costruire lo sviluppo di un territorio e di una comunità. Gli esempi sempre più controversi di Braies, il lago delle Dolomiti assaltato per Instagram, o delle Cinque Terre, per non citare Venezia, Firenze o il Barolo, mostrano come il turismo rischi di essere un motore di sviluppo a scoppio, dove a scoppiare sono i costi, i servizi per i residenti, la sostenibilità a lungo termine delle attività. Per questo bilanciare, il turismo con un presidio costante, e positivo, del territorio, con attività che guardino anche alla produzione di cultura, è fondamentale. È quello che vuole provare a fare a Castiglione del Lago Piero Sacco, presidente della cooperativa Lagodarte e futuro direttore del “Nuovo Cinema Caporali”, coinvolgendo i giovani del posto, dando loro un luogo d'aggregazione e una possibilità di essere protagonisti delle scelte sulla programmazione di sala.
Castiglione del Lago: un cinema per la comunità