Territori contro le disuguaglianze

Territori contro le disuguaglianze

Combattere lo sfruttamento dei rider, facendo impresa in modo nuovo; evitare l'isolamento sociale, ascoltando i ragazzi; innovare mestieri tradizionali; tenere aperti i luoghi di cultura. Le disparità economiche e sociali in Lombardia sono in aumento. Ma nelle sei storie di Crescere in Europa ci sono i semi per un futuro diverso. È su esempi come questi che bisognerebbe investire

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La bici si fa largo a fatica fra le auto in coda e i sobbalzi del pavé, ma ecco il portone. Hamadou Kande scende e consegna il primo pacco. «Oggi ho un giro da una ventina di chilometri», spiega. Finito il turno rientra in sede, controlla gli ordini, inserisce le note, chiacchiera un po' con Sandro Greblo, collega e referente dell'hub, e prepara le consegne per domani; tutto, sempre, con la cassa accesa sulla sua playlist reggaeton. Kande è uno dei corrieri di SoDe, impresa sociale di consegne a domicilio fondata a Milano nel 2021 per costruire un'alternativa etica alle piattaforme di delivery. «L'idea è nata durante la pandemia», racconta Teresa De Martin, una delle fondatrici: «Quando le uniche persone che attraversavano le nostre strade erano i rider, che rivendicavano diritti e le tutele». «Abbiamo sentito allora l'urgenza di cambiare radicalmente prospettiva», continua Lucia Borso, psicologa e socia: «trasformando una condizione di sfruttamento e invisibilità in una figura professionale riconosciuta, rispettata e valorizzata». Per farlo hanno partecipato a un bando del Comune di Milano, con un "crowdfunding civico": se avessero raccolto almeno 25mila euro da donatori indipendenti, il Comune ne avrebbe messi 37mila da fondi europei (Pon Metro), per dare una mano all'avvio della startup. SoDe superò l'obiettivo, e partì. «La campagna di crowdfunding ci ha fatto sentire parte di una comunità più ampia, che continua ad accompagnarci», spiega De Martin. Oggi è una realtà di sette soci, 10 dipendenti, una rete di consegne che coinvolge piccoli artigiani e grossi clienti, attività solidali, corsi di manutenzione della bici e la prospettiva di crescere, portando l'esempio di SoDe anche altrove. «Spesso faccio fatica a realizzare come da un'idea tutta teorica, da sperimentare, siamo riusciti a fare qualcosa che sta funzionando così bene», sorride Naima Comotti, progettista e socia: «E che riesce a restare nel terzo settore - perché siamo una realtà no profit, e ci crediamo - costruendo anche impresa».

SoDe: un giorno in bici con il delivery etico e sostenibile

Se SoDe è nato nel quartiere Dergano, fra i tavoli del ristorante inclusivo Rob De Matt e la rete di quartiere di Municipio 9, in linea retta verso Est si arriva ad un'altra periferia milanese, dove essere di zona è motivo d'orgoglio, non di debolezza. È la convinzione delle ragazze e dei ragazzi che frequentano il centro diurno di Tempo per l'infanzia, storica realtà cooperativa milanese che a Gorla gestisce una rete di servizi e attività educative, dal doposcuola al pranzo sociale, dai corsi d'arte al portierato di quartiere, dal centro di aggregazione giovanile all'accompagnamento in gite e sport. Da poco hanno aperto anche un asilo nido per famiglie straniere in difficoltà: per arredarlo hanno trovato uno sponsor. «La chiave del nostro lavoro è la continuità, la capacità di essere un luogo a bassa soglia, dove è possibile trovarsi e ritrovarsi, senza prenotazioni o liste d'attesa», spiega il presidente Silvio Tursi: «Per questo ben vengano i progetti, ma quello che conta veramente sono i finanziamenti costanti, per tenere aperto con gli educatori, tutti i giorni, estate e inverno. Questo tipo di supporto pubblico alle realtà sociali e al terzo settore continua a diminuire». Eppure la questione del disagio giovanile è un'urgenza netta, e sentita. Luoghi come "Tempo per l'infanzia" permettono agli adolescenti di essere ascoltati e trattati da protagonisti. Dalla violenza all'isolamento, dalle conseguenze psicologiche del lockdown all'omologazione sui social, dall'inquinamento alla mancanza di percorsi sicuri in bicicletta: è una stagione difficile per bambine, bambini, ragazze e ragazzi metropolitani. Anche per questo il Comune di Milano ha varato il Piano strategico 0.18, un insieme di iniziative volte a produrre ricerche, studi e attività concrete per il benessere dei 230mila minorenni che abitano in città. Il Piano ha vinto cinque milioni di euro dal bando europeo per le Urban Innovative Actions, avrà una durata di tre anni e vede le direzioni Educazione e Politiche Sociali come capofila. Fra le iniziative c'è WISH MI che ha lanciato una serie di voucher digitali per famiglie e delle attività rivolte agli abitanti delle periferie, come la creazione di sei "Hub di Comunità"; per Gorla, era Tempo per l'infanzia.

I ragazzi al centro della periferia di Milano

L'ascolto fa crescere, giocare fa crescere, e lo sport, fa crescere. Lo dimostra nella sua profondità Camilla Agrati, 17 anni, emergente del tiro con l'arco, che racconta di sé e del suo percorso con una consapevolezza difficile da trovare in un adulto. Ma lei ride, mentre spiega l'importanza dell'ascolto interiore, e come cerca il suo equilibrio, un respiro a freccia, ogni volta che sale in pedana per un allenamento o una gara, alla ricerca della sua sequenza vincente. Camilla ha incontrato il tiro con l'arco quasi per caso, grazie alla Polisportiva Besanese, che fra le decine di attività di cui garantisce l'accesso, in provincia, offre anche un agguerrito gruppo di tiro con l'arco, seguito da Dario Catona e Francesco Fogli. Il Comune di Besana Brianza ora ha ricevuto 1,8 milioni di euro dall'Europa per riqualificare il centro sportivo, e dovrà ora decidere come gestire lo spazio, quando sarà pronto. In attesa, Camilla scala le classifiche, un respiro alla volta.

Camilla, crescere una freccia per volta

Il lavoro di squadra che è fondamentale anche in uno sport individuale come il tiro con l'arco si ritrova anche al BIPAC, il centro interdipartimentale di ricerca per il patrimonio artistico e culturale dell'Università Bicocca, coordinato dalla professoressa di Fisica Anna Galli. Insieme alla sua squadra di assegnisti, dottorande e ricercatori, la professoressa Galli indaga testimonianze moderne e antiche, scoprendo i segreti di pietre, quadri e sculture. Dal 2020 il BIPAC partecipa insieme a numerose altre istituzioni e realtà imprenditoriali a Mobartech, un progetto europeo dal valore complessivo di 3,6 milioni di euro per costruire soluzioni mobili innovative per la diagnosi e lo studio dei reperti. Hanno già iniziato, con un "paziente" d'eccezione: il Quarto Stato di Pellizza da Volpedo.

In Bicocca nel laboratorio dove si "interrogano" le statue: "Siamo i dottori dei monumenti"

Lo stupore è sempre il primo passo per conoscere. Lo pensano le archeologhe di Archeologistics, impresa tutta femminile che gestisce l'accoglienza della Casa Museo Lodovico Pogliaghi al Sacro Monte di Varese. Pogliaghi, scultore di fine '800 oggi poco noto, è stato, fra le molte cose, anche l'autore del portale del Duomo di Milano. E un modello fedele, in gesso, dell'imponente porta, si trova oggi nel salotto di questa villa affacciata sul verde, che riserva molte altre sorprese, dentro un calendario di attività pensate per far sentire gli abitanti cittadini del museo.

Dentro la casa museo di Lodovico Pogliaghi, lo scultore della porta del Duomo di Milano

Sentirsi parte di un luogo significa custodirlo, trattarlo bene, volerlo tramandare al domani. Per Giorgio Brovelli significa alzarsi tutte le notti a pescare, anche se le reti saranno magre, anche se la fatica non verrà compensata. Pescatore sul Lago Maggiore da quando è bambino, Brovelli insiste a credere nella sua passione, e nella sua professione, nonostante il cambiamento climatico abbia decimato la fauna ittica locale. «Eravamo 100 famiglie di pescatori qui sul lago, quando ho iniziato», racconta: «Oggi siamo in sei o sette». La misura della perdita Brovelli la traccia in un lungo elenco di pesci che non si trovano più. Fra le concause, molte, c'è anche il siluro: una specie alloctona che non ha predatori nelle nostre acque dolci, e quindi ha divorato ogni uovo. Brovelli partecipa a un progetto del CNR - Life Predator - dedicato proprio alla riduzione del pesce siluro in 23 laghi italiani e in altrettanti fra Portogallo e Repubblica Ceca. Perché «un lago senza pesce non è un lago», come dice lui.

Sulle tracce del grande predatore: la pesca del pesce siluro nel Lago Maggiore

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