Michelle e Giorgia si aggirano per il cortile seguite da un gruppo di coetanei. Hanno tutti 16 anni e sbattono i piedi per terra, rompono rametti, grattano con le unghie su una cancellata di ferro, lanciano sassolini sul cemento. Vista da lontano è una scena abbastanza surreale. A un certo punto Michelle cambia rotta e porta il gruppo su un tavolo a strappare fogli di carta. Ha un registratore in mano, ed ecco la spiegazione: stanno creando suoni che serviranno per animare un cortometraggio in stop-motion su cui lavorano, in contemporanea, altri ragazzi e ragazze, disegnando, montando, suonando, scrivendo storie. È una piccola scuola di cinema artigianale, calata fra i palazzi popolari del quartiere Ponte San Giovanni di Perugia, la periferia più popolosa e difficile della città. Il gruppo è composto da studenti italiani, olandesi e spagnoli, una compagine mista che parla inglese e mangia cibo da tutto il mondo. «Stiamo facendo cose che a scuola non si fanno mai, come stare insieme così tanto tempo», racconta Michelle, 15 anni, iscritta all'istituto tecnico Aldo Capitini di Perugia: «ma anche impegnarci in attività manuali, che di solito si fanno solo alle elementari, come lavorare con la creta, girare dei video, e quindi utilizzare il telefono; poi parlare con persone che vedrai oggi ma non sai se rivedrai più, sperimentare il proprio inglese... è bello. Bisognerebbe farlo più spesso, secondo me». Il professore chiama: è un regista inglese, ora devono ascoltare insieme i suoni e montarli. «Wonderful», commenta, ascoltando la libreria delle registrazioni di Giorgia e Michelle.
L'iniziativa in cui sono coinvolte è un progetto finanziato dal programma europeo per l'istruzione, Erasmus+, intitolato Lo-fi, ed organizzato dall’Università Politecnica di Valencia, l’Università di Perugia, Fondazione Assut (Spagna), Tamat Centro Studi Formazione e Ricerca (Italia), Stichting House of Design (Danimarca), Cooperativa Densa (Italia) e due istituti superiori di Spagna e Danimarca. L'obiettivo del progetto è sperimentare approcci innovativi all'insegnamento, per trasmetterli poi nelle scuole. «L'idea è arricchire il bagaglio di competenze tecniche ma soprattutto trasversali dei ragazzi e delle ragazze», racconta Elisa Di Toro, socia di Densa e referente del progetto: «Tutti possiamo notare come la scuola sia rimasta simile a quella che abbiamo frequentato noi, ma che anche i nostri padri, le nostre madri. Si stanno attivando tanti cambiamenti, certo, dalle infrastrutture tecnologiche alle disposizioni nelle aule, alle strumentazioni, però sicuramente manca ancora formazione nell'innovazione dei processi. È dove cerchiamo di intervenire noi, con le nostre progettazioni, per dare degli spunti lavorando in collaborazione con insegnanti, dirigenti ed enti del terzo settore, provando a creare una proposta compatta, multidisciplinare».
Il punto di partenza e di arrivo dell'esperimento formativo di Lo-fi sta in una parola: insieme. «È la prima volta che partecipo a un progetto del genere», racconta Giorgia, che frequenta l'indirizzo geometra e ha una passione per il biliardo, i viaggi e l'arredamento d'interni: «Mi piacciono le attività, che sono divertenti e non banali. Ma la cosa che mi piace di più è stare con gli altri, da altri paesi, trovare cose in comune, provare a capirci, fare gruppo». È dentro questa condivisione, questo vivere in modo attivo un percorso di apprendimento, che attecchiscono gli insegnamenti. «Quello che speriamo di dare è una piccola eredità», racconta Di Toro: «Un'eredità di tipo specifico e non solo, fatta di competenze orizzontali e soprattutto di un sentimento, questo senso di comunità che ci può creare in poco tempo». A 50 chilometri da Ponte San Giovanni, dal lato opposto del Lago Trasimeno, un'altra cooperativa, Lagodarte, si interroga sulla stessa sfida. Da anni Lagodarte gestisce i percorsi museali e i servizi di accoglienza turistica di Castiglione del Lago. Dai primi anni 2000 si occupa anche della sala comunale, il “Cinema Caporali”, chiusa dal 2019 per una ristrutturazione finanziata con fondi strutturali europei: 198mila euro per passare da uno a due schermi, con un bar e una saletta per i giochi.
Castiglione del Lago: un cinema per la comunità
«In questi quattro anni di chiusura la situazione rispetto alla fruizione del film in sala, a livello nazionale, e anche globale quasi, non è migliorata, anzi... lo streaming avanza...», riflette Piero Sacco, presidente della cooperativa e futuro direttore del “Nuovo Cinema Caporali”. I dati sono impietosi, a riguardo: rispetto alla media del periodo 2017-2019, gli incassi dei cinema sono calati del 48 per cento; la presenza di spettatori del 51 per cento. Per Lagodarte, la sfida del Caporali non riguarda solo il tema generale degli spettacoli: ha anche un valore locale; in un paese come Castiglione del Lago, che rischia di appoggiarsi solo al turismo per costruirsi un futuro, tenere aperto un presidio culturale come il cinema significa pensare anche ai residenti. «Soprattutto ai giovani», continua infatti Sacco: «Qui in centro non ci sono spazi per loro. Il bar, che sarà gestito da Gioele, un ragazzo di Castiglione, ha questa ambizione: essere uno spazio bello per incontrarsi e diventare un centro di aggregazione».
La prospettiva è che dai tavolini affacciati sul lago ci si addentri poi in sala: «Creare un ambiente vivace, vivo, è il primo passo, ed è fondamentale», spiega Sacco: «Il secondo è il coinvolgimento. Io sono convinto che la visione in sala faccia la differenza in quanto visione collettiva, e non fruizione solipsistica davanti allo schermo. Siamo una cooperativa sociale e vogliamo puntare tutto su rendere protagonista il pubblico». Come, concretamente? «Vogliamo dare al pubblico una funzione consultiva; formare dei gruppi, diversi per età, frequentazioni, interessi, che incontreremo periodicamente, e che si confronteranno con noi su quali film scegliere, su quali iniziative puntare. Avere la possibilità di essere protagonista, di proporre, oltre che di frequentare liberamente lo spazio, potrebbe rendere i giovani la colonna di questo cinema. E dopo, vorremmo farli soci di Lagodarte». Il “Nuovo Cinema Caporali” è ormai vicino all'inaugurazione. Sulle pareti, per il gran giorno, è pronta una mostra di locandine dipinte a mano negli anni '50, ad acquarello, da un'artista di Foligno, che disegnava i titoli programmati in sala dal padre. Uno di questi è dedicato a un film del 1985. Titolo: “Qualcuno verrà”. «E speriamo anche più di qualcuno», sorride Sacco. È il miglior invito.