Alessandro ha 19 anni. Tutte le mattine, in settimana, è impegnato nell'orto, dove raccoglie verdure, pianta, innaffia, oppure in laboratorio, dove prepara conserve e marmellate. Il pomeriggio è invece impegnato con “Nerdology”, un programma che conduce insieme ad alcuni amici su Radio Passeggiata, in diretta anche su Twitch (https://www.facebook.com/TerniNerd). «Quando sono libero mi piace portare a spasso il mio cane», racconta: «Altrimenti studio per la patente». Occhi azzurri, capelli corti, Alessandro è uno dei ragazzi di OpenFarmS, progetto di welfare innovativo che coinvolge un gruppo di ventenni con sindrome dello spettro autistico in un percorso di agricoltura sociale. È mattina e Alessandro è impegnato con un pesto di cavolo nero. Vanessa si sta occupando di imbustare dei mazzetti di rosmarino. «Sono fiera di me», dice: «Perché ho imparato». Quando torna a casa ha la sua passione: i fumetti. «Disegno moltissimo, racconta: «Adesso sto scrivendo una storia ispirata a Pinocchio; si chiama Pandora. Parla delle avventure di una giovane bambina scheletro che alla fine dovrà dimostrare di essere una bambina vera. Tutto qui». Tutto qui? Federico dice che gli piace il progetto perché è in campagna. «A me mi piace fare le zuppe, le minestre con tutte cose dell'orto». Andrea invece è il referente del pollaio: appena lo sentono arrivare, le galline chiocciano fragorosamente. «Vengo al campo. Mi cambio. Dò il cibo agli animali: mangime o pane; poi l'acqua. La prima cosa è prendere le uova e portarle al punto vendita. La seconda è dare cibo. La terza l'acqua. La quarta, cambiare il fieno. Poi Federico porta l'insalata. Vero?». «Confermo», sorride Danilo Franceschini, l'educatore: «Siamo una squadra. Ognuno ha un posto di riferimento, ma siamo intercambiabili. Anche per noi educatori l'agricoltura è un'attività nuova, che stiamo imparando. E vediamo i risultati: il lavoro nei campi porta necessariamente le persone a collaborare. I ragazzi riescono a rendersi più indipendenti; quello che applicano qui possono portarlo a casa, aiutando, scoprendo delle proprie capacità, vedendo il successo delle loro attività. Questo li rende più sicuri di sé».
Un giorno alla Cascata delle Marmore
Questa maggiore sicurezza di sé è il centro del progetto OpenFarmS, avviato nel maggio del 2019 dalla cooperativa sociale Terre Umbre, in collaborazione con Legambiente Umbria e l'Associazione nazionale genitori soggetti autistici, con un contributo di 299mila euro da un programma regionale finanziato con fondi comunitari. «Il percorso scolastico finisce spesso prima che i ragazzi abbiano raggiunto i risultati a cui aspiravano. Perché i tempi convenzionali stabiliscono che a 19 anni uno sia "pronto", ma a volte c’è bisogno di un periodo più lungo...», spiega Mara Rovello, neuropsichiatra infantile all'Asl di Terni, dove si occupa soprattutto di diagnosi e presa in carico di ragazzi con disturbi dello spettro autistico. «Apprendere abilità è per tutti un modo per migliorare l'autostima. Se ci sentiamo capaci di fare qualcosa ci sentiamo meglio», osserva: «Ecco, questo progetto è nato per dare la possibilità ai ragazzi di sperimentarsi, di provare soddisfazione per i concreti risultati raggiunti. Sappiamo inoltre che un aspetto tipico dello spettro autistico è avere un repertorio di interessi spesso ristretti: la possibilità di ampliarli, di sperimentare situazioni nuove, permette ai ragazzi di acquisire capacità, stando bene, in un contesto accogliente».
Soprattutto per un giovane di 20 anni, è fondamentale. Perché permette di costruire una migliore percezione di sé. «Stiamo osservando che questo percorso ha permesso di ridurre anche comportamenti che sono dovuti alla sensazione di una qualità della vita non adeguata», continua Rovello: «La qualità della vita è il rapporto tra l'importanza che diamo a un valore, e la soddisfazione che abbiamo rispetto a quello stesso valore. Un esempio: la socialità è un elemento importante per tutti i diciottenni, quindi anche per i ragazzi con disturbi dello spettro autistico. Però è un ambito in cui hanno una difficoltà: stiamo parlando di adolescenti, e l'adolescenza è un periodo difficile per tutti. Per loro a volte di più. Questo contesto, pensato per essere accogliente, ha permesso di ridurre le difficoltà comportamentali. Le famiglie hanno notato un miglioramento anche in ambito intra familiare. I ragazzi hanno potuto portare all’interno del gruppo il loro bisogno di poter parlare, esprimere i propri vissuti, condividendo un’esperienza con gli operatori e con i coetanei».
In tutto questo, lavorano, e vendono, prodotti buoni e richiesti. È la scommessa dell'agricoltura sociale e di OpenFarmS, a due passi dalla cascata più famosa dell'Umbria, la Cascata delle Marmore. Dove Sebastiano Torlini, guida della cooperativa Montemeru di Perugia - a cui Vivaticket, che ha vinto l'appalto di gestione di tutti i servizi del luogo, ha affidato le attività con le scuole - ha un sogno: «Spero che tutto questo territorio, la Valnerina, si ripopoli; perché in questo momento molti se ne stanno andando via per la mancanza di lavoro. Io prima seguivo un museo a cui sono affezionatissimo, a Ferentillo, il mio paese: il Museo delle mummie di Ferentillo; e l'Abbazia di San Pietro in Valle. Ora sono alla cascata, che è sicuramente uno dei luoghi più belli e importanti dell'Umbria. I turisti possono essere una grande risorsa». Insieme a chi produce.