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Le amiche di Giulia Cecchettin: “Turetta le impediva di uscire con noi e di stare con sua mamma”

Giulia Cecchettin

 (ansa)

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Il racconto della compagna di università: “Una volta mi strappò di mano il telefono, era furioso, aveva completamente perso la testa”
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VENEZIA — Non poteva uscire con le amiche. Non poteva incontrare un vecchio compagno di scuola. Non poteva studiare da sola. Non poteva laurearsi prima. Non poteva spegnere il cellulare per godersi un concerto. Non poteva andare a dormire senza scrivere il messaggio della buonanotte. Non poteva trascorrere troppo tempo con la mamma, ammalata, sottraendolo a lui. “Giulia non era più libera”, racconta la sua amica Beatrice. Anche quella era violenza, ma forse era ancora difficile darle un nome, una forma. Anche quelli erano segnali, le radici di un calvario che emergono dalle carte dell’inchiesta sulla morte di Giulia Cecchettin, la studentessa di Vigonovo uccisa dall’ex compagno Filippo Turetta.

Dai verbali delle amiche e della sorella Elena Cecchettin traspare una violenza più subdola. Che comincia molto prima dell’11 novembre 2023, il giorno in cui Giulia muore. Inizia nel gennaio di un anno prima. Tra i banchi della facoltà di Ingegneria a Padova. Nei mesi successivi prende for…

VENEZIA — Non poteva uscire con le amiche. Non poteva incontrare un vecchio compagno di scuola. Non poteva studiare da sola. Non poteva laurearsi prima. Non poteva spegnere il cellulare per godersi un concerto. Non poteva andare a dormire senza scrivere il messaggio della buonanotte. Non poteva trascorrere troppo tempo con la mamma, ammalata, sottraendolo a lui. “Giulia non era più libera”, racconta la sua amica Beatrice. Anche quella era violenza, ma forse era ancora difficile darle un nome, una forma. Anche quelli erano segnali, le radici di un calvario che emergono dalle carte dell’inchiesta sulla morte di Giulia Cecchettin, la studentessa di Vigonovo uccisa dall’ex compagno Filippo Turetta.

Dai verbali delle amiche e della sorella Elena Cecchettin traspare una violenza più subdola. Che comincia molto prima dell’11 novembre 2023, il giorno in cui Giulia muore. Inizia nel gennaio di un anno prima. Tra i banchi della facoltà di Ingegneria a Padova. Nei mesi successivi prende forma la “morbosa gelosia”, “l’insano senso di possesso” – come lo descrivono i carabinieri di Venezia – che porta alla “fredda pianificazione” del femminicidio. Per Giulia, e per tutte le altre ragazze e donne che temono di essere in pericolo, è da quei segnali che bisogna partire.

Il controllo di Filippo Turetta su Giulia Cecchettin

“Da subito Giulia mi raccontò di un episodio di gelosia in cui Filippo pretendeva che non incontrasse un suo vecchio amico di scuola. Mi sorprese che a inizio relazione già ci fosse un episodio di tensione”, racconta Elena. Sua sorella “si lamentava del fatto che Filippo non capisse che lei desiderava trascorrere più tempo con la mamma, che era malata, insistendo per vedersi e uscire”. Nel tempo “era schiacciata da questa situazione, sfiancata di dovergli sempre rendere conto di dove andava. Era fisicamente stanca”.

L’inizio della relazione tra Cecchettin e Turetta

La storia tra Giulia e Filippo inizia nel gennaio 2022. Poi una pausa nella primavera del 2023 fino alla rottura definitiva nel luglio dello stesso anno. In tutto questo tempo, la ragazza sopporta un clima asfissiante. Laura, una delle sue migliori amiche: “C’era una forte gelosia di Filippo nei confronti delle ragazze del gruppo universitario”. Giulia Z. parla di “continue litigate e scenate di gelosia. Voleva che lei non uscisse da sola con le amiche dell’università. Non riteneva concepibile che potesse coltivare un’amicizia con le ragazze all’interno del gruppo, non accettava il fatto che certe confidenze si fanno solo tra ragazze. Non accettava l’autonomia e l’indipendenza di Giulia”.

"Giulia non era libera di uscire come prima”

Così la studentessa si sente costretta a escludersi da sola. Angelique dice: “A maggio o giugno del 2022, invitata più volte a fare colazione con noi, ha declinato i nostri inviti facendoci capire che non voleva dare motivo a Filippo per litigare ancora”. Una volta assiste a una sfuriata: “Filippo le rinfacciava che avevano trascorso poco tempo insieme perché lei era andata in vacanza con la famiglia”. Beatrice: “Non era più libera di uscire con me come prima. Ogni occasione in cui non era presente Filippo provocava giorni di litigi. Perché? Lui temeva che le avremmo consigliato di rompere la relazione”.

Gli episodi di violenza

Giulia, la dottoressa in Ingegneria Giulia, sui libri va forte. Un altro motivo di tensione. “Filippo era invidioso dei suoi successi, tendeva a sminuirla e a monopolizzare il suo tempo obbligandola a studiare sempre insieme”. Le compagne di studi raccontano un episodio. Un giorno di marzo, durante una lezione, la studentessa “scappa” dall’aula: “L’ho seguita, si era chiusa in bagno e piangeva. Quando si è calmata, mi ha confidato che stava litigando con Filippo perché la opprimeva, la soffocava”. Tanto che a fine giornata le ragazze fanno uscire Giulia da una porta secondaria e portano Filippo dalla parte opposta. Aggiunge Beatrice: “Lui aveva completamente perso la testa, gli ho tolto il telefono, ha avuto una reazione violenta anche con me”.

La app usata da Turetta per spiare Cecchettin

Tutto questo era e è violenza. Un’ossessione che toglie l’aria. Turetta installa l’app “Lastseen” per monitorare quando la compagna è online su WhatsApp. S’informa anche su un altro software spia per controllare di nascosto il cellulare della ragazza. Per i carabinieri progetta (ma non lo fa) di installare un “gps” sulla macchina di Giulia per monitorare i suoi spostamenti e compila una lista di azioni e oggetti da comprare per il suo piano. “Mi fai paura”, gli urla Giulia, “Ma che persona ridicola sei”, arriva a rimproverarla Filippo. Fino all’ultimo appuntamento. Fino alle coltellate.

Turetta rischia l’ergastolo

Il pm di Venezia Andrea Petroni, stamattina, 25 novembre, durante la sua requisitoria riepilogherà le accuse. Turetta potrebbe essere in aula a ascoltarle. Rischia l’ergastolo. "Ho ucciso Giulia perché non voleva tornare con me, soffrivo di questa cosa. Volevo tornare insieme e lei non voleva…mi faceva rabbia che non volesse”, le parole di Turetta davanti alla Corte d’assise.

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