VENEZIA – Alle 16 il presidente della Corte d’assise Stefano Manduzio pronuncia la sentenza. Impiega tre minuti. “Ergastolo” per Filippo Turetta, pena massima per lo studente di 22 anni che ha ucciso Giulia Cecchettin. Cadono due aggravanti, crudeltà e stalking, ma resiste la premeditazione.
L’imputato rimane immobile, testa bassa, occhi chiusi, finché gli agenti della penitenziaria non lo portano via. Gino Cecchettin, il papà di Giulia, a un tratto si siede. Sembra quasi accasciarsi. Tutti coloro che sono accanto a lui lo abbracciano.Poi si presenta davanti ai giornalisti e dice: “Oggi abbiamo perso tutti come società. È stata fatta giustizia, la rispetto. Però la violenza di genere non si combatte con le pene ma con la prevenzione. Come essere umano mi sento sconfitto, come papà non è cambiato nulla rispetto a ieri. La battaglia contro la violenza continua, è n percorso che dobbiamo fare come società”. E sulla caduta delle aggravanti: “Di sicuro ci sarà da dibattere”.
La camera…
VENEZIA – Alle 16 il presidente della Corte d’assise Stefano Manduzio pronuncia la sentenza. Impiega tre minuti. “Ergastolo” per Filippo Turetta, pena massima per lo studente di 22 anni che ha ucciso Giulia Cecchettin. Cadono due aggravanti, crudeltà e stalking, ma resiste la premeditazione.
L’imputato rimane immobile, testa bassa, occhi chiusi, finché gli agenti della penitenziaria non lo portano via. Gino Cecchettin, il papà di Giulia, a un tratto si siede. Sembra quasi accasciarsi. Tutti coloro che sono accanto a lui lo abbracciano.Poi si presenta davanti ai giornalisti e dice: “Oggi abbiamo perso tutti come società. È stata fatta giustizia, la rispetto. Però la violenza di genere non si combatte con le pene ma con la prevenzione. Come essere umano mi sento sconfitto, come papà non è cambiato nulla rispetto a ieri. La battaglia contro la violenza continua, è n percorso che dobbiamo fare come società”. E sulla caduta delle aggravanti: “Di sicuro ci sarà da dibattere”.
La camera di consiglio dura sei ore, dalle 10 alle 16. Otto i giudici chiamati a decidere, due togati e sei popolari. Al suono della campanella che chiama tutti in aula, cala un silenzio irreale. Turetta viene condannato anche a risarcire una provvisionale di 760 mila euro, di cui 500 mila a Gino Cecchettin e 100 mila a testa per il fratello e la sorella di Giulia, Davide e Elena. Ma soprattutto, come era stato chiesto dalla procura, arriva l’ergastolo.
Riconosciuta la premeditazione, quel “piano” che lo studente di Torreglia aveva preparato almeno quattro giorni prima del femminicidio, avvenuto l’11 novembre del 2023. Non riconosciute le aggravanti della crudeltà (intesa in senso giuridico) e dello stalking, che erano state imputate dai pm e respinte dalla difesa. “Io so che non perdonerò mai Filippo, non perdonerò chi ha ucciso mia nipote, e mi sono reso conto (prima non ne ero cosciente) che non perdonerò mai chi fa del male alle donne”, dice Andrea Camerotto, zio materno di Giulia.